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  • Ora torni la politica

    Pubblicato il 2 agosto 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Le sentenze della magistratura si rispettano e non serve aggiungere polemica a un dibattito che nella lotta tra contrapposte tifoserie rischia di rivelarsi sterile.
    Berlusconi è stato condannato, non potrà ricandidarsi. Il fatto implica una riflessione politica. Non è una “vittoria della sinistra”, tantomeno una “sconfitta della destra”; è un fatto che segnerà il corrente assetto politico e dovrà essere gestito nell’interesse del Paese.

    Il vigore che hanno assunto i fronti contrapposti in queste ore – berlusconiani contro antiberlusconiani – rischia di consumarsi in una battaglia nella quale può uscire sconfitta solo la politica. Nessuno si illuda che possa la magistratura risolvere lo stallo della politica italiana o possa risolvere i problemi di questo o quel partito.
    Questa fase potrebbe accelerare l’uscita dalla Seconda Repubblica. Ma l’assetto futuro non lo daranno i giudici, lo deve dare la politica.

    Non si illudano a sinistra: per molti italiani Berlusconi rimarrà un perseguitato e, se avrà la forza di lanciare un nuovo soggetto, potrà trovare del consenso. Grillo ci insegna che per fare politica non serve avere un seggio in parlamento. Certo la condanna pesa, non c’è nessun credibile successore dotato del “quid” e potrebbe scatenarsi una guerra tra bande. L’implosione di un “polo”, in un sistema bipolare, rischia di trascinare a fondo anche l’altro, quindi il Pd non dorma sonni tranquilli.

    Il futuro è incerto. Ci sono degli spazi vuoti che rimarranno vuoti finché qualcuno non li occuperà. Ci sono molti elettori mobili, alcuni sedotti e abbandonati da Grillo. Ci sono le fibrillazioni del Pdl e quelle del Pd. Siamo giunti alla fine di un epoca e il prossimo anno speriamo che finalmente cambi il paradigma.

    In altri momenti storici, conclusi ventenni anche più drammatici, il Paese ha saputo risollevarsi ritrovando la forza della moderazione e del buon senso; ritrovando la voglia di fare e abbandonando la logica del “tanto peggio tanto meglio”. La memoria non può non andare all’esempio di De Gasperi alle prese con l’Italia disorientata del dopoguerra.
    Sono certo che le persone di buona volontà ci siano, al momento forse soffocate da strutture e contenitori inadatti ai tempi che viviamo. Questa brusca accelerazione della storia potrebbe far sì che su più fronti si rompano gli indugi e inizi finalmente la Terza Repubblica.
    Il primo passo sono le riforme: dalla legge elettorale alla giustizia (la giustizia che incontrano i cittadini ogni giorno, non solo quella dei processi di Berlusconi). Queste sono le priorità per ritornare ad essere un paese europeo e dinamico.

    Il pragmatismo di molte riforme iniziate dal precedente governo e ora proposte da Scelta Civica rappresenta uno stimolo giusto per il nostro sistema.
    Basti pensare, per rimanere sull’attualità, all’articolo 1 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, varato dal governo Monti come testo unico sull’incandidabilità: «non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni di reclusione, per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni» e la frode fiscale è tra questi.
    Ovviamente non era una norma ad personam, ma il tentativo di restituire dignità e serietà all’agire politico. Perché senza politica non c’è passione, leader o sogno che possa risollevare le sorti del nostro Paese.

  • Metà degli italiani alla finestra

    Pubblicato il 14 giugno 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Amministrative: chi ha vinto? Chi ha perso? C’è la rimonta del centrosinistra? La crisi (ancora) del centrodestra?
    Sono perplesso. Abbiamo perso tutti. L’astensionismo è ai massimi livelli. Nella capitale d’Italia siamo al 45%; più di un cittadino su due è rimasto a casa.

    Il nostro Paese ha una grande storia democratica: alla fine degli anni ‘70 ben nove italiani su dieci si recavano alle urne. La media poi ha continuato a calare, fino ai livelli “americani” di oggi.

    Alcuni noti politologi non ne fanno un problema. Roberto D’Alimonte spiega sul Corriere che «il calo dei votanti non è per forza un male»: «Le ideologie sono in crisi – dice – ma la «legittimità dei votanti è intatta».

    Mah. L’esempio “anglosassone” una volta tanto non mi sembra da seguire.

    Non penso che i cittadini siano così distanti dalla politica, penso che non trovino sbocchi, che siano stanchi di “turarsi il naso” o di scegliere il meno peggio.
    Ovviamente faccio i complimenti ai tanti amministratori di centrosinistra che si sono affermati. Non è un mistero che molti di loro si siano guadagnati la stima degli elettori nel tempo rispetto a un centrodestra sempre più piegato sul suo leader; leader che a livello amministrativo ha storicamente meno mordente.
    Il centrodestra è stato sconfitto anche a Brescia, città dove governava e dove Silvio Berlusconi aveva tenuto qualche settimana fa un contestato comizio. A Treviso fa notizia la sconfitta dello storico sindaco leghista Giancarlo Gentilini. La crisi della Lega è un altro capito rilevante di queste elezioni.

    Detto questo, parlare di vittorie, affermazioni, rimonte o cambi dello scenario politico mi pare prematuro. Gli elettori “storici” di centrosinistra sono andati a votare, gli altri hanno disertato.
    La vittoria, preoccupante, è dell’astensionismo.

    La metà degli italiani sono rimasti alla finestra a guardare, in attesa di un’offerta politica coerente con le loro attese. Questa Italia è la vera maggioranza del Paese. Non si è espressa, vero, e quindi i nuovi amministratori eletti in questa tornata sono pienamente legittimati a governare e gli auguro ogni bene, però la questione politica è aperta.

    Anche Grillo, a forza di gridare, si è sgonfiato. Non ha voluto assumersi le proprie responsabilità quando era il momento e ora deve riflettere. Con gli insulti non si governa; ci si sfoga, ma una volta che ci si è sfogati i problemi rimangono sul tavolo. Troppo facile urlare e basta.

    Cosa si aspettano gli Italiani dalla Politica? Difficile definirlo, sospetto si tratti di qualcosa di molto “semplice” (semplice tra virgolette, dato che i due principali partiti non riescono più a intercettare un consenso diffuso). Parole come buon senso, concretezza, riformiso non sono termini vuoti. Sono il cardine di quella cultura del “buon padre di famiglia”, una espressione usata anche in giurisprudenza. Una espressione che riassume perfettamente un mondo, un modo di fare.

    La seria politica del “pater familias” è l’elemento che manca nel panorama politico. I bizantinismi congressuali del Pd (si è già riaperto il “dibattito interno”…) o la condotta di alcuni esponenti del centrodestra sembrano molto distanti dal pragamatismo, dal buon senso e dalla fermezza di quello che serve: la politica del padre di famiglia.

  • Via la politica dal Catullo

    Pubblicato il 1 agosto 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    «La politica adesso faccia un passo indietro dal Catullo: per risanarlo serve un tecnico con pieni poteri, come Bondi per la Parmalat. Può essere anche il direttore Bassetti, ma le procedure vanno snellite e i giochetti politici devono finire». Lo ho dichiarato ieri al quotidiano L’Arena.

    «Non c´è dubbio che la situazione economnica dell´aeroporto sia drammatica. Però adesso compito della politica non mi pare sia quello di chiedere azioni responsabilità sul passato, sulle quali dovranno decidere eventualmente i soci. La politica deve dare le strategie e in questa fase mi sembra assolutamente opportuno che vengano dati poteri straordinari a un tecnico di grande capacità. C´è un direttore molto bravo? Bene, non lo si lasci in pasto ai giochi e alle alchimie politiche. Serve una fase di amministrazione straordinaria con pieni poteri ai tecnici e accantonare tutto il resto con un passo indietro della politica se vogliamo salvare l´aeroporto».

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  • Pd ha consiglieri comunali qualificati e tanti giovani nelle circoscrizioni

    Pubblicato il 10 maggio 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Le amministrative di Verona sono state una grande battaglia politica e l’esito del voto ci invita a fare una riflessione su come proseguire. Le proposte messe in campo dal centro-sinistra e i temi da noi sollevati rimarranno attuali e credo nella nostra qualificata rappresentanza in consiglio comunale per una pronta ripresa dell’attività politica. Allo stesso tempo, il successo di molti giovani nelle circoscrizioni è un segnale positivo e vitale.
  • Mozione per un codice etico

    Pubblicato il 23 febbraio 2012 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Ho sottoscritto, insieme a 60 colleghi appartenenti a tutti gli schieramenti la mozione con la proposta di un Codice etico.

    Il Paese attende riforme istituzionali urgenti, come quella che riguarda la legge elettorale e la democrazia dei partiti, ma tutte queste riforme richiedono a monte un rinnovato impegno da parte nostra per recuperare l’anima della buona politica in un clima di ethos diffuso e condiviso.

    L’allarmante “crisi morale” della politica italiana si ripercuote negativamente anche sul piano istituzionale ed economico: non vi è dubbio, infatti, che lo smarrimento di saldi valori etici accresca il distacco tra cittadini e Istituzioni, renda queste ultime meno credibili ed affidabili ed alimenti la sfiducia degli operatori economici nella capacità del Paese e dei suoi governanti di reagire efficacemente alla crisi in atto.

    L’Italia non si è mai trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione, che le impone di correggere abitudini e stili di vita. Cosa facile da dire, ma estremamente difficile da applicare;

    I firmatari di questo atto d’indirizzo ritengono che un simile compito non possa essere lasciato solo all’iniziativa spontanea, – pur necessaria –, perché il solo ricorso all’autodisciplina delle forze politiche si è dimostrata non sufficiente per prevenire e sanzionare l’illegalità ed il malcostume; né un simile compito può essere affidato all’iniziativa spontanea delle singole Istituzioni, ma deve rientrare in un quadro chiaro e coerente di regole comuni – tenuto conto dell’esigenza di assicurare a tutti i livelli di governo – nazionale e locale – standard uniformi di correttezza e moralità nella condotta specialmente di chi è chiamato a ricoprire cariche elettive o di nomina politica.

    Mozione codice etico

  • 2012? Grandi mutamenti politici

    Pubblicato il 15 dicembre 2011 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    L’Arena riprende una mia riflessione sull’evoluzione della situazione politica.

    La fase politica che si è aperta con il Governo Monti, definito governo dei tecnici, nato sull’emergenza economica del Paese, potrà avere nell’immediato futuro effetti e conseguenze di notevole valenza politica anche se queste non sono nella volontà del Presidente incaricato. Vediamo perché.
    Si è creata una maggioranza anomala rispetto a come era nata la legislatura e cioè sulle principali forze politiche Pdl e Pd, sino a ieri contrapposte, alle quali si e’ aggiunta l’Udc; di converso abbiamo la Lega all’opposizione sulla destra e la piazza sulla sinistra, un quadro insomma di grande mutamento che l’occhio della politica deve cogliere nella sua profondità.
    Sembra molto distante la foto di Vasto di Bersani con Vendola e Di Pietro, così come sembra altrettanto sempre più sbiadita la foto di Berlusconi con Bossi che, al di là delle affermazioni, sono ben consapevoli della situazione creatasi. Nessuna delle forze in campo può pensare di tornare in futuro, una volta esaurita la fase dell’emergenza, ai giochi di prima. In primis perché non sappiamo quanto potrà durare la fase dell’ emergenza e in secondo luogo perché una situazione di grande mutamento socio-economico non potrà che comportare l’obbligo di adeguamento dei partiti a tale realtà, pena la loro sparizione.
    C’e uno spazio a destra ripeto occupato dalla Lega e noi Democratici dobbiamo renderci conto che alla nostra sinistra c’è posto per altri.
    Ciò non significa che per forza di cose dal Governo Monti e dalle forze che lo sostengono possa rinascere il nuovo grande centro, ma certamente una comunione di tutte quelle parti migliori che nei fatti, alla luce della mutata situazione, non potranno fare a meno di riconoscersi in un programma naturale di modernizzazione del Paese, di valorizzazione delle competenze e di interpretazione di quella vocazione cattolica e liberale intrinseca ad un ampia fascia della società italiana.
    Insomma, al punto in cui siamo, ampie dinamiche originali sono in movimento così da fornirci un’ unica certezza e cioè che la situazione non sara più quella di prima.
    Da questo scenario anche Verona non può essere eclusa ed in questo senso era auspicabile un rinvio delle consultazioni “primarie” per il candidato anti Tosi a Gennaio o Febbraio, essendo anche nella nostra città il quadro politico in movimento.
    E’ stata fatta un altra scelta: come sempre il tempo dirà quale sarebbe stata la strada giusta da imboccare per non perdersi.

  • On. diciottenne?

    Pubblicato il 22 settembre 2011 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook
    E’passata alla Camera la proposta di legge di modifica costituzionale per permettere ai 18enni di candidarsi alla Camera e ai 25enni al Senato. Oggi sono richiesti rispettivamente 25 e 40 anni.
    Si tratta di una riforma della Costituzione e quindi l’iter è lungo: la proposta deve essere approvata da ciascun ramo del Parlamento con due distinte deliberazioni, tra le quali devono intercorrere almeno tre mesi. Il testo e’ frutto di un’iniziativa bipartisan e ho letto commenti soddisfatti di molti colleghi, ma francamente mi sembra una modifica più che altro di principio che poco inciderà nell’avvicinare i giovani alla politica. Per queste ragioni mi sono astenuto.
    Non penso che avere deputati diciottenni – ammesso e non concesso che ne avremo – rappresenti la svolta contro la gerontocrazia.
    Spero invece che tanti diciottenni si candidino nei consigli comunali e facciano esperienza per una decina di anni sul territorio prima di arrivare alla politica nazionale.
  • Riformare la politica, più trasparenza e rappresentatività

    Pubblicato il 29 luglio 2011 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook
    Siamo nel mezzo di una profonda crisi, non solo economica, anche politica.
    Il discredito rischia di colpire la politica tutta e di lasciare campo aperto al cinismo più bieco, alla disillusione, alle scelte di pancia. Ci sono delle analogie con la crisi del sistema dei primi anni ‘90 e c’è il rischio che nel totale clima di disorientamento si apra la strada a soluzioni dettate più dalla rabbia che da una visione strategica. Pensiamo allo stesso Berlusconi “rivoluzionario” del ‘94.
    Le teorie del fango, da qualsiasi parte politica provengano, non rappresentano però una risposta ai cittadini, alla stampa e all’opinione pubblica.
    Non possiamo dare l’impressione di voler sviare, di non prendere il problema di petto o di cercare soluzioni di ripiego.
    La nostra risposta deve essere chiara, netta e politica, senza tentennamenti.
    La politica tutta, non solo il Partito democratico, ora deve togliersi qualsiasi ombra ed essere senza macchia, rispettare un codice etico che ponga i rappresentanti dei cittadini al di sopra dei sospetti.
    Disciplina, chiarezza, trasparenza, rappresentatività sono le parole chiave da mettere in campo per riconquistare il credito degli Italiani.
    Non è questione di superiorità o inferiorità morale; i cittadini vogliono che indichiamo una strada per uscire dall’impasse e rilanciare il Paese. Questo è il compito storico del Pd in questo momento, la grande sfida che abbiamo di fronte.
    Della reazione di Bersani ho apprezzato più il richiamo a una legge sui partiti che garantisca bilanci certificati, meccanismi di partecipazione e codici etici, rispetto al richiamo alla battaglia per vie legali. I cittadini non capirebbero una class action di partito. Non è la risposta che il Paese si attende.
    Altro cardine: la riforma della legge elettorale.
    Una proposta di riforma del “Porcellum” rappresenterebbe una svolta per il sistema.
    La proposta del Pd prevede un sistema maggioritario uninominale con doppio turno per l’assegnazione del 70% dei seggi disponibili e una quota proporzionale del 28%, distribuita su base circoscrizionale, il restante 2% dei seggi sarebbe attribuito con metodo proporzionale per il diritto di tribuna, ossia una quota minima nazionale assegnata con criteri proporzionali.
    Dimostriamo la nostra “diversità politica” mettendo le proposte di riforma del sistema nero su bianco, continuando a rispettare la magistratura e chiedendo a gran voce che la giustizia faccia il proprio corso.
  • Il fallimento di Tosi in 5 punti

    Pubblicato il 12 gennaio 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il sindaco di Verona Flavio Tosi è giunto a metà del suo mandato. Purtroppo gran parte delle promesse sono state disattese. Il Consigliere del Pd Roberto Uboldi ha analizzato in 5 punti il fallimento della politica di Tosi, sindaco abile nella propaganda, meno nel mettere in pratica politiche per lo sviluppo della città.

    Abbiamo raggiunto la metà del mandato del sindaco Tosi. In occasione del dibattito sul bilancio di previsione 2010 abbiamo sottolineato che, fra gli altri, sono evidenti 5 fallimenti:

    1-Era stata promessa la riduzione dei costi della politica (indennità e prebende) e che i risparmi avrebbero finanziato la spesa sociale. E’ accaduto esattamente il contrario. Tutte le indennità sono aumentate, la politica ha occupato anche i posti dei funzionari (vedi Zaninelli direttore generale APTV o Girondini sovraintendente dell’ente lirico). All’AGSM, dove i consigli delle collegate erano occupati gratuitamente dai consiglieri della capofila, si sono nominati esterni a pagamento; nelle circoscrizioni il numero delle commissioni è determinato dalla necessità di garantire il maggior numero di gettoni possibili ai consiglieri…e tutto questo nonostante un ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio inviti a ridurre i costi della politica.

    2-Le aziende partecipate del comune sono state saccheggiate o mal gestite. AGEC non costruirà più case per almeno 20 anni visto che è stata costretta a comperare le farmacie comunali indebitandosi in modo pesante e duraturo; ad AMT sono stati sottratti i fondi provenienti dall’accordo con Siemens per la tramvia; all’AGSM sono state sottratte tutte le riserve (forse per venderla per un nulla?); l’aereoporto per la prima volta nella sua storia conosce passivi significativi.

    3-Alla vigilia delle elezioni aveva tuonato un efficace slogan “meno multe e più sicurezza”; mai promessa fu meno mantenuta: ogni anno aumenta il numero delle multe e quest’anno il record, previste contravvenzioni per 13 milioni di euro (23 miliardi del vecchio conio). Gli automobilisti sono avvisati.

    4-Il Federalismo che verrà è un po’ come “Addavenì Baffone” dei militanti comunisti degli anni 40. Il mitico Calderoli non solo ha previsto di cancellare le circoscrizioni, ma che i risparmi ottenuti vadano…ai comuni? Nemmeno per sogno: a Roma! Il Sindaco, ovviamente, opportunamente interrogato, nulla ha da dire; e pensare che è sindaco di una città che ha inventato le circoscrizioni.

    5-Gli investimenti, cioè i lavori e le iniziative per i cittadini, sono crollati. Si, crollati del 60% rispetto ai primi due anni della passata amministrazione. 130 milioni per Zanotto contro gli 83 dall’attuale primo cittadino. Incredibile ma è così. Sui numeri non si può imbrogliare.

    Nonostante tutto ciò Tosì pare avere l’entusiastica ammirazione del 70% dei cittadini; è davvero incredibile e miracoloso che nonostante i media ci spieghino che gli siamo anche debitori del salvataggio della” pastissada de caval “ ci sia il 30% dei veronesi che non lo considera un bravo sindaco. Noi siamo fra questi.

    Roberto Uboldi

  • Una vittoria di tutto il Pd

    Pubblicato il 27 ottobre 2009 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Queste primarie sono state un’ esperienza straordinaria e una grande prova di democrazia. Non è il momento della delusione perché il nostro contributo è stato fondamentale per l’esistenza stessa del progetto. Dario Franceschini ha preso in mano il partito nel momento più difficile e lo ha condotto, insieme a tutti noi, ad un grande risultato, che va ben oltre la semplice sopravvivenza. Chi, solo 6 mesi fa, avrebbe immaginato una simile mobilitazione?
    Ora è il turno di Pierluigi Bersani, al quale facciamo i migliori auguri di buon lavoro.

    Abbiamo portato avanti in questi mesi una prospettiva politica e culturale di grande valore nella quale si è riconosciuto più un terzo del nostro elettorato. Ora abbiamo il dovere di continuare a dare il nostro contributo al Partito democratico, perché le nostre idee lo arricchiscano e contribuiscano a creare un serio e moderno profilo riformista.

    Non eravamo un cartello elettorale: ci siamo incontrati nei circoli, abbiamo discusso nelle riunioni, lavorato sul web, abbiamo votato, abbiamo convinto tanti amici a sostenere il nostro progetto. Per questo, nonostante la mancata affermazione, la nostra voglia di fare politica è tanta; quello che si è messo in moto in queste primarie deve essere l’inizio di un nuovo cammino perchè il Pd ha bisogno del nostro contributo e dovremo continuare ad elaborare una proposta politica, con serietà e assoulta lealtà nel partito.

    In questi giorni stiamo tutti leggendo i risultati e riflettendo ancora a caldo sull’esito delle primarie; quanto prima, però, dovremo trovarci a discuterne tutti insieme per valutare come impostare il nostro percorso e continuare, sempre più determinati, a fare politica. Politica con la P maiuscola, fatta di contenuti, approfondimento, proposta culturale su tutti i grandi temi che il Paese dovrà affrontare: economia, lavoro, riforme, welfare, scuola…Noi vogliamo che il Pd diventi un autentica alternativa di Governo e lavoreremo per questo obiettivo.

    Quindi, grazie di cuore a tutti quelli che hanno condiviso questa avventura, non è stata una sconfitta, ma una vittoria di tutto il Pd.
    Non disperdiamo le nostre energie, continuiamo a lavorare insieme per il bene del Pd e del Paese.