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  • Renzi spenga la Playstation e ascolti il Paese

    Pubblicato il 5 giugno 2015 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    renzi playstationIl presidente del consiglio ha passato la sera dello spoglio a giocare alla Playstation, facendosi immortalare dal fido spin-doctor mentre sfidava il presidente del partito Orfini, quasi a voler dire “a noi non interessa”.

    Eppure le regionali non sono state il trionfo tanto atteso, men che meno nella nostra regione.

    E dove il Pd si impone è grazie a candidati locali slegati dall’ortodossia renziana. Ortodossia che era invece rappresentata dal volto telegenico di Alessandra Moretti, scesa in campo in Veneto per segnare il ‘golden goal’ di un pronosticato 7 a 0. Ma sappiamo che è andata a finire in un’altra maniera.

    Nella vita di un leader politico vi è sempre un momento in cui si tocca il risultato massimo e poi pian piano inizia un lento, può essere anche molto lento, ma inesorabile declino; a un certo punto svanisce il luccicante effetto novità e i problemi improvvisamente risultano difficili da risolvere rispetto alle facilità con cui di facevano le promesse, le slide e gli annunci. Ecco, arriva un momento in cui le persone cominciano a non crederti più.

    Questa è la fase di Renzi e del suo Pd: ha raggiunto il massimo livello nelle elezioni europee dello scorso anno, ma ora è iniziata una nuova fase, difficile, in discesa nei consensi e di conseguenza nei risultati.

    In Puglia vince Emiliano non il Pd. In Campania vince De Luca non il Pd, in Liguria si perde, in Veneto con Alessandra Moretti è una “Caporetto”. Perfino nella rossa Toscana, da sempre roccaforte, si perdono consensi. E non apriamo l’inquietante capitolo “astensione”, ormai ai massimi storici.

    Il Pd non è più un partito “solido” come lo erano i partiti di un tempo, ma nemmeno “liquido” come si proponeva ai suoi albori; ormai siamo allo stato gassoso e, come si sa, appena trova una valvola di sfogo, il gas si disperde.

    Il Partito democratico è lasciato alle singole personalità che, se mature e radicate, possono ancora raccogliere consensi, ma al contrario se sono giovani e incentrate su slogan generici, sorrisi telegenici e riproposizione dell’”adesso ci penso io” renziano in chiave locale, non riescono a sfondare, anzi, perdono anche la base storica dei voti che il partito aveva (Veneto docet).

    I risultati di questa tornata, si voglia o no, danno ragione ai “dissidenti” e alla minoranza interna del Pd.

    Se un partito di centro sinistra vara la riforma elettorale che vara, se approva la vergognosa riforma della scuola, se non ammette più alcuna forma di democrazia interna e se il grande capo si avvale solo di “signorsì” e non di teste anche critiche ma produttive, se viene a mancare l’entusiasmo della piazza e della partecipazione che ha segnato altri tempi (leggi Prodi e/o Veltroni), allora non ci si meravigli del risultato, di un certo scollamento con l’elettorato.

    E non si pensi che far saltare il banco e correre alle urne per le politiche possa risanare il tutto, anzi! Non voler riconoscere questo dato significa nascondere la testa sotto la sabbia, significa non comprendere che fare politica è un arte nobile, che bisogna avere sensibilità e capacità di comprendere i tempi che ci attendono e i bisogni dei cittadini; cittadini sempre più maturi e capaci di discernere, sempre più all’altezza di esprimere un consenso che va guadagnato. Un consenso che, come scriveva Benigno Zaccagnini, “o c’è lo guadagniamo con la nostra capacità politica, o non ce lo meritiamo”. E in questo caso una seria riflessione sull’astensionismo va fatta. Non si può fare spallucce. Quindi il presidente del consiglio spenga la Playstation e faccia un bagno di umiltà. Il Paese ha bisogno di riforme, non di prove di forza, di superbia né tantomeno di un continuo show dell’uomo solo al comando.

    Giampaolo Fogliardi

  • Pd? No alla Cosa 4. Spazio ai moderati o si estinguerà

    Pubblicato il 2 aprile 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ho commentato così al quotidiano L’Arena l’esito delle regionali:

    A congresso provinciale prima dell’estate per dare una svolta a un Pd in ribasso — 16,8% nell’intera provincia di Verona; in città il 22,2 — anche se ha piazzato due consiglieri regionali, Franco Bonfante, confermato, e Roberto Fasoli. Entrambi dell’area bersaniana. Giampaolo fogliardi, deputato del Pd area Franceschini e quindi ex Popolari della Margherita, alza il tiro: «Va aperta quanto prima una riflessione approfondita, nel nostro partito. Non le solite analisi. Il dato che emerge dalle elezioni è molto preoccupante».
Da dove deve partire questa riflessione?
Dalla consapevolezza che il Pd o è aperto e dimostra tutte le sue sfaccettature o diventerà la quarta fase del Pci, Pds, Ds. E la componente moderata, dove la mettiamo? Intanto si perdono voti, in questa fascia di elettori.
Ma una riflessione non va fatta anche all’interno della sua corrente, quella degli ex Popolari, che non è riuscita a piazzare un suo uomo in Regione?
Sicuramente. Ma non basta essere stati eletti per dire che poteva andare peggio. Leggo già dichiarazioni di esponenti del nostro partito che tentano di minimizzare. Bisogna, invece, guardare in faccia alla realtà.
Che cosa la preoccupa?
Vedere un Pd diverso da quello pensato da Veltroni e Prodi, chiuso in se stesso, che si accontenta di stare all’opposizione. Tanto di cappello alla Lega per i voti che ha preso, anche se le soluzioni della Lega, come il federalismo, sono irrealizzabili. Ma avanti così non saremo mai un’alternativa alla Lega.
A Verona il Pd ha cinque parlamentari e diversi consiglieri. C’è anche un problema di rapporto fra eletti ed elettori?
C’è un problema esterno e uno interno. Ecco perché bisogna andare a congresso.
Un Pd sotto il 17% non rischia di fare solo testimonianza?
No, rischia l’estinzione.

  • Roberto Uboldi candidato alle regionali

    Pubblicato il 16 febbraio 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Roberto Uboldi ha presentato ieri la propria candidatura. Come ho ribadito a L’Arena, ha tutto il mio sostegno

    «Trasporti e liste d’attesa, da Lega e Pdl promesse. Per noi al centro il lavoro»

    Roberto Uboldi tra Giampaolo Fogliardi e Remo Zanella MARCHIORI
    Scuola, sanità, lavoro, ambiente e trasporti. Roberto Uboldi su questi cinque filoni tenta la scalata al Consiglio regionale per il Partito democratico, a sostegno del candidato alla presidenza della Regione Giuseppe Bortolussi. «In 15 anni di centrodestra le liste d’attesa negli ospedali non sono diminuite, il trasporto pubblico su rotaia non si è sviluppato, il federalismo non è stato applicato», dice, «e questo nonostante le promesse dell’amministrazione Galan. Zaia ora dice che vuole cambiare lo statuto regionale? Anche qui: è da 15 anni che Lega, Forza Italia e An lo dicono, ma non è mai stato fatto nulla». Uboldi sceglie come slogan «Il futuro ci unisce», che punta a coinvolgere in modo particolare i giovani. Già consigliere regionale dal 1995 al 2000, ex assessore nella Giunta Zanotto ed ex vicesindaco (Dc) di Verona, Uboldi è consigliere comunale, ha 56 anni, è dirigente scolastico, è sposato e padre di tre figli. È stato anche segretario provinciale del Partito popolare e la sua collocazione nel Pd è espressione dell’area di Dario Franceschini e Piero Fassino. Cinque gli obiettivi di Uboldi. Anzitutto, riportare le cure dentistiche e odontoiatriche sotto il servizio sanitario regionale, costituire il nodo ferroviario unico fra Verona Porta Vescovo e Verona Porta Nuova, battersi contro impianti nucleari in Veneto, far coniugare sviluppo del lavoro e rispetto ambientale. E sviluppare progetti nella formazione e nelal sanità. «Zaia è di Treviso, e questo la dice lunga sul fatto che per Lega e Pdl conta solo il triangolo Treviso-Padova-Venezia. Verona è tagliata fuori». Sostengono la candidatura Uboldi il deputato Giampaolo Fogliardi, Remo Zanella, Maura Zambon e i giovani del Pd Stefano Vallani, Marco Burato e Roderick Blattner.E.G.

  • Bortolussi intervistato da L’Arena

    Pubblicato il 25 gennaio 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Come ho dichiarato ieri a L’Arena, Bortolussi è la reale risposta alla candidatura di Zaia nel centrodestra e per il partito è un passaggio storico perché garantisce l’aggancio con il mondo delle piccole e medie imprese, degli artigiani e dei commercianti che Bortolussi rappresenta. Questa svolta apre e rende competitiva la campagna elettorale.

    Vi segnalo inoltre la bella intervista a Bortolussi uscita oggi sempre su L’Arena

    GIUSEPPE BORTOLUSSI, candidato Pd
    «Missione impossibile?
No, decideranno i cattolici»

    Meno di 24 ore dopo il sofferto responso delle urne targate Pd, Giuseppe Bortolussi torna sul luogo del delitto, in quella Torri di Quartesolo che ha fatto da scenografia alla sfida con Laura Puppato. Le urne dell’esecutivo regionale dicono che è finita 39 a 29 per il segretario della Cgia di Mestre e assessore comunale a Venezia, che ieri era già al lavoro per dettagliare il piano di battaglia con Rosanna Filippin, segretario veneto dei democratici.
    Giuseppe Bortolussi contro Luca Zaia: sembra una mission impossible. Lei che dice?
    Dico che è molto difficile, ma non impossibile. Ho già sperimentato situazioni simili. Basti ricordare la tornata elettorale del 2005, quando Massimo Cacciari a Venezia in 15 giorni ricuperò circa 20 punti di distacco. Mi piacciono queste sfide: il contesto, in realtà, è molto più fluido di quello che sembra.
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