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  • Salvare scuole d’infanzia paritarie

    Pubblicato il 4 luglio 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il Governo intervenga per salvare le scuole d’infanzia paritarie: anche i bimbi veronesi rischiano di rimanere a casa

    La Fism del Veneto ha annunciato la chiusura di almeno 13 scuole (1 a Belluno, 3 a Padova, 4 a Treviso, 2 a Verona, 3 a Vicenza). Risultato: almeno 1.080 bambini potenzialmente a casa.

    In una interrogazione urgente al Governo, presentata con la collega Rubinato, chiediamo di provvedere al reintegro per l’anno 2013 (e seguenti) delle risorse a favore delle scuole paritarie, almeno nella misura stanziata nel 2012. Ciò darebbe certezza sull’entità dei fondi e sui tempi di erogazione e consentirebbe una regolare programmazione del servizio scolastico.
    Inoltre, proponiamo che le somme corrisposte a titolo di retta o contributo possano essere portate in detrazione ai fini Irpef, almeno parzialmente, a partire dai contribuenti residenti nelle regioni in cui le scuole dell’infanzia statali coprano meno del 50 per cento dell’offerta formativa.

    La riduzione delle risorse, a partire dalla manovra di bilancio del 2009, ha riguardato anche la scuola paritaria non statale; in seguito, ogni anno – vista l’insostenibilità di questi tagli – parlamento e Governo hanno stanziato dei contributi integrativi, in tempi e con modalità che hanno reso tuttavia difficile per tali istituzioni programmare il servizio scolastico.

    Non parliamo di politiche della famiglia in astratto: la riduzione di oltre il 50% dello stanziamento per i prossimi anni inciderà in modo pesante sul servizio offerto.
    La scuole paritaria (sia dell’infanzia che primaria) sin qui ha accolto rispettivamente circa 640.000 bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni (pari al 40% della popolazione scolastica) e 196.000 bambini dai 6 ai 10 anni, occupando oltre 80.000 persone, tra personale docente e non docente e contribuendo in modo significativo al buon livello qualitativo raggiunto dalla scuola pubblica italiana.

    Nella nostra regione le scuole paritarie coprono addirittura al 67,03% del servizio: 1.183 scuole dell’infanzia che nell’anno scolastico 2010/2011 hanno accolto 93.802 bambini dai 3 ai 6 anni, di cui 660 disabili e 9.613 stranieri dando lavoro a circa 9.500 dipendenti, di cui 5.700 docenti.
    Si tratta di scuole che hanno radice nella tradizione degli ‘asili infantili’ nati in ambito caritativo e laico, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale, prima che fossero aperte le scuole materne da parte dello Stato, anche se in molti casi la gestione è ora demandata ad associazioni di genitori, oppure affidata a cooperative sociali. Esse sono diffuse capillarmente nel territorio, tanto da costituire in molti Comuni l’unico servizio presente per l’infanzia, cosicché le due scuole, la paritaria e la statale, “trovano nel nostro territorio regionale un’effettiva integrazione quali strumenti a servizio di un medesimo sistema educativo pubblico” come ha ricordato Ufficio IV della Direzione generale del Miur di Venezia nella relazione relazione del maggio 201. Tutto ciò, è bene sottolinearlo, comporta un notevole risparmio per le casse dello Stato: oltre 520 milioni di euro l’anno, secondo dati forniti dalla Fism.

    Cosa succederebbe se le scuole paritarie dell’infanzia chiudessero a causa del dimezzamento del contributo statale? Lo Stato dovrebbe sostenere una spesa aggiuntiva erogare direttamente il servizio. Sarebbe una spesa di entità notevolmente superiore al reintegro dello stanziamento per le paritarie al livello degli anni precedenti, senza contare il rischio che comunque si verifichi in alcune regioni, come il Veneto, la Lombardia, ma anche l’Emilia-Romagna, una grave emergenza educativa, per il numero di bambini che rimarrebbero privi del servizio educativo in piena contraddizione con gli obiettivi di allargamento della scuola dell’infanzia prefissati dal Ministero dell’istruzione, ma anche ad un’emergenza sociale, per il venir meno di un servizio indispensabile alle famiglie in territori in cui entrambi i genitori molto spesso lavorano.

    on. Giampaolo Fogliardi

  • Scuola veneta, situazione esplosiva

    Pubblicato il 28 luglio 2011 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook
    Ho presentato, insieme alla collega Rubinato, una interpellanza urgente sulla situazione scolastica veneta.
    Infatti, per il prossimo anno scolastico, il Governo ha dato attuazione alla terza tranche di riduzioni di organico previste; anche nella nostra regione questo comporterà un aumento degli alunni per classe, una riduzione delle ore di lezione e la mancata attivazione di specifici corsi di studio.

    La situazione è particolarmente esplosiva in tutte le province venete per le scuole dell’infanzia e per la scuola secondaria di primo grado, a causa del consistente aumento della popolazione scolastica nelle rispettive fasce d’età. Quanto alla scuola dell’infanzia, a fronte dell’esigenza di 40 sezioni in più rispetto all’organico del 2010-2011, ne sono state autorizzate solo 17 sezioni in più; quanto agli altri ordini e  gradi, e in particolare alla scuola secondaria di primo grado, rispetto alla richieste/esigenze di 150 posti in più, ne sono stati assegnati solo 74;

    Vogliamo che siano garantiti quei livelli educativi che fanno della scuola pubblica veneta un modello di alta qualità e per questo abbiamo chiesto al Ministro Gelmini di intervenire affinché siano attivate – a fronte dell’incremento della popolazione studentesca – tutte le necessarie nuove classi (in particolare le prime) nella scuola secondaria di primo grado, al fine di garantire un equilibrato rapporto alunni-classe e quindi adeguati livelli di apprendimento oltre che il rispetto delle norme di sicurezza.

    Leggi testo interpellanza

     

  • Tagli al welfare e tasse, la ricetta di Tremonti

    Pubblicato il 7 luglio 2011 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    La stangata di Tremonti va a colpire soprattutto i ceti più deboli e il sociale. Le persone in difficoltà economica, i disabili, gli anziani non autosufficienti, le giovani famiglie con figli: saranno tutti abbandonati a loro stessi.E’un disegno che nella pratica si farà sentire tra due anni, e quindi sarà di fatto caricato sulle spalle del prossimo Governo.

    Riassumendo: da un lato si aumentano le tasse e dall’altro si taglia il Welfare.

    Alla nostra denuncia si unisce anche il grido di dolore degli enti locali. Anche secondo  i rappresentanti di Regioni, Comuni e Province, le istituzioni fisicamente più vicine ai cittadini,   la manovra economica ha due grandi demeriti: blocca lo sviluppo del territorio e azzera i progetti sul federalismo fiscale. Tutta colpa della scure di Tremonti, che non garantirebbe più la normale erogazione dei servizi: dall’assistenza sociale al trasporto pubblico locale, dalle imprese alla sanità. I cittadini stanno già sperimentando gli effetti dei tagli: asili che chiudono, autobus e treni tagliati, tariffe aumentate.

    In una situazione tanto difficile per l’economia europea, il nostro Paese non ha un progetto di rilancio. Basti vedere il percorso politico che ci ha portato a questa manovra. Il tentativo di Berlusconi di inserire, “pare” ad insaputa degli altri ministri, la norma salva-Fininvest è stato un gesto vergognoso e l’ennesimo segnale di assoluto menfreghismo per le sorti dell’Italia. Una doppia figuraccia che si somma alle liti tra Tremonti e Brunetta, definito “un cretino” in conferenza stampa e al disappunto del Ministro Galan che ammette sconsolato: “Nel nostro programma si promette di tagliare i privilegi e invece ci siamo ritrovati una manovra che aumentava il bollo alle auto”.

    Giorgio Napolitano alla fine ha controfirma il decreto annotando gelido che “finalmente è stato ricondotto a norme attinenti” e ora dovrà esserci “un confronto aperto in Parlamento”. E subito Tremonti si è smarcato dal premier sul salva-Fininvest: “Chiedete a Palazzo Chigi”, ha detto in conferenza stampa, imbarazzato dal fuoco di fila di domande sul Lodo Mondadori.

    Siamo al Circo, alla farsa di un Governo ormai arrivato al capolinea che tra battute, sgambetti e scaramucce presenta una manovra fatta di tagli e tasse; una stangata a scoppio ritardato che farà sentire i suoi effetti più duri nel 2014, quando questo Governo non sarà più in carica.

  • Scuole d’infanzia, siamo all’emergenza.

    Pubblicato il 7 luglio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Alla faccia delle politiche per la famiglia sbandierate da questa destra negli anni.

    Quando ci sono da fare delle scelte bisogna essere coerenti: le scuole materno sono una priorità. Ricevevano fino allo scorso anno di contributi in arrivo dallo Stato e dalla Regione. I finanziamenti statali, però, sono calati fino a risultare azzerati

    Nella nostra regione, come riporta il Corriere del Veneto, la situazione è critica:  «secondo le stime della Fism (la Federazione che le raggruppa) sono circa duemila i bambini che da settembre non troveranno più posto nelle materne parrocchiali. Le prime due scuole hanno già annunciato chiusura nel Trevigiano, ma diverse altre sarebbero prossime alla serrata in tutto il Veneto. Fine delle attività, per ora, al patronato Don Bosco di San Polo di Piave al nido dell’Istituto Zanotti di Treviso».

    In Veneto le materne paritarie forniscono un servizio diffuso e la loro crisi rischia di essere un problema gravissimo per le famiglie. «Un paio di scuole chiuderanno nel Vicentino -ha dichiarato Ugo Lessio, presidente veneto della Fism – altrettante nel Padovano e nel Veronese, ancora di più nel Polesine, provincia che soffre parecchio a causa di un’organizzazione su singole sezioni. A differenza di tutte le altre regioni, in Veneto e in particolare nelle province di Treviso e di Padova tre bambini su quattro vanno all’asilo parrocchiale, siamo cioè di fronte a un caso unico nel suo genere a livello nazionale. Martedì prossimo faremo punto della situazione nel direttivo regionale, siamo molto preoccupati perché alla crisi di risorse rischia di far seguito una crisi di motivazioni»

    Andare avanti così è praticamente impossibile e rischiamo di giungere alla chiusura delle scuole. Sarebbe un colpo durissimo per le famiglie giovani e i genitori che lavorano. Come ha giustemente ricordato il vescovo di Treviso: «il pedaggio da pagare sarebbe davvero pesantissimo».

    I tagli indiscriminati non costituiscono una politica, qui si mina il tessuto sociale alla base. Le scuole d’infanzia non devono chiudere, Tremonti faccia marcia indietro.

  • Investire sul turismo

    Pubblicato il 12 febbraio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Oggi L’Arena riporta il mio intervento sul turismo
    Giampaolo Fogliardi «Il turismo è la grande risorsa del Garda e per uscire dalla crisi anziché tagliare i fondi bisogna continuare a investire su di esso. Le attrattive culturali e paesaggistiche uniche che possediamo vanno valorizzate per poter competere a livello internazionale».
    «Perciò», prosegue, «nonostante la crisi, è una scelta miope tagliare i fondi per gli Uffici di informazione e assistenza turistica, come lo fu a suo tempo la chiusura delle sedi Enit (Agenzia nazionale del turismo) in Germania e in Olanda».
    Giampaolo Fogliardi, parlamentare del Partito Democratico, interviene sulla vicenda degli Iat e ribadisce la necessità di «fare chiarezza sulle strategie da adottare perché questo gioco al ribasso non ci aiuterà a superare la crisi economica».
    Conclude: «Il turismo è un settore strategico, su cui occorre puntare ancora di più di più. Non possiamo aspettarci l’afflusso continui per inerzia. Anche la tassa sul turista ipotizzata dal federalismo municipale di Calderoli è un idea suicida».G.B.
  • Contro i tagli di bassa lega, 5 febbraio a Padova

    Pubblicato il 3 febbraio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    In un anno il Governo di Bossi e Berlusconi ha tolto al Veneto 358 milioni di euro: il 33% di risorse in meno. Sono tagli che il governatore Zaia – quello di prima i veneti – ha deciso di scaricare sui Comuni e quindi su noi cittadini. Altro che federalismo. Il Veneto paga due volte. Contro tagli di bassa lega che colpiscono il Veneto e i veneti, bisogna tenere alta la guardia.
    Il  5 febbraio il Partito democratico convoca a Padova una mobilitazione regionale per dire “no” alla Finanziaria del governatore Luca Zaia. L’appuntamento è alle 14.30 in piazzetta Pedrocchi a Padova. Il nostro invito deve raggiungere tutti i veneti che vogliono far sentire la loro voce contro le scelte della Lega.
    La mobilitazione di Padova sarà il punto di partenza di una campagna che ci porterà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi a far conoscere in tutti i territori le nostre proposte alternative.
    In questi giorni serve la massima mobilitazione di tutti i circoli e di tutti i militanti, per coinvolgere simpatizzanti ed elettori del Pd.
    Conto sulla vostra presenza e sul vostro impegno.
    Insieme, possiamo essere l’alternativa al malgoverno di chi guida la Regione e il paese.
  • «Fondazione Arena, la Lega la farà fallire»

    Pubblicato il 6 gennaio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Il Pd attacca la gestione della Fondazione. Ho dichiarato a L’Arena: «Girondini, prima loda e poi si lamenta dei tagli del suo Governo, e si aspetta soldi dai privati. Ma gli imprenditori veronesi investono quando vedono un progetto, che qui non c’è!»
    Ecco l’articolo integrale:
    «Se la Lega continua a governarla, il fallimento della Fondazione Arena è prossimo! Girondini ha ricevuto molti più soldi del predecessore eppure non ha risolto nulla. Cosa deve ancora accadere?».
    Lo dice Vincenzo D’Arienzo, segretario provinciale del Pd, aprendo un fuoco di fila di critiche da esponenti dello stesso partito. D’Arienzo prosegue: «Il fatto è che la città non investe perché la Lega non è affidabile: i numeri e la qualità degli spettacoli, nonostante gli sforzi e i sacrifici dei lavoratori, lo dimostrano. Dopo tre anni, ancora una volta presentano il solito piano: recupero dei tagli del Fus e sgravi fiscali a potenziali privati. Come se tutto il resto funzionasse. Quasi una presa in giro. I tagli del ministro Bondi hanno fatto esplodere i danni prodotti da chi governa la Fondazione Arena».
    Giampaolo fogliardi, deputato, aggiunge: «Girondini, prima loda e poi si lamenta dei tagli del suo Governo, e si aspetta soldi dai privati. Ma gli imprenditori veronesi investono quando vedono un progetto, che qui non c’è!». La senatrice Maria Pia Garavaglia dice: «È brutto vedere che a Verona dicono una cosa e a Roma fanno il contrario. Bondi aveva promesso almeno di salvare gli stagionali, bloccare il turn over, defiscalizzare donazioni privati e ottenere l’integrazione del Fus. Mai avvenuto. Ricordo i nostri interventi e i colleghi del centrodestra che votavano contro, anche i leghisti veronesi».
    Il deputato Gianni Dal Moro ricorda che «quando c’è stato da votare, anche i parlamentari veronesi della Lega hanno dato ragione a Bondi. Si istituisca una tavolo a Verona con tutti e il Partito democratico farà la propria parte per salvare la Fondazione».
  • Unicredit: vertici riferiscano in Commissione Finanze

    Pubblicato il 15 settembre 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Il Corriere di del Veneto ha ripreso oggi la mia richiesta di convocare i vertici di Unicredit in Commissione Finanze:
    […]E ieri, alla ripresa dei lavori della Commissione Finanze della Camera, il deputato del Pd Giampaolo Fogliardi ha richiesto una audizione con i vertici di Unicredit sui programmi e le prospettive del gruppo. « Alla luce dei tagli ventilati – sottolinea il deputato – e della sempre più forte presenza libica nel capitale sociale ritengo che una audizione dei vertici di Unicredit in Commissione Finanze sia necessaria » […]
    Leggi L’articolo: Unicredit spalma gli esuberi in cinque anni
  • Lirica, Verona non può vivere di rendita

    Pubblicato il 10 settembre 2010 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Un mio comunicato sul futuro della lirica in città ripreso oggi in parte dal Il Corriere di Verona.
    Il deputato del Pd concorda con il consigliere Benati e rilancia su sgravi per investimenti privati.
    «Il futuro della lirica è in pericolo e la città deve reagire, non minimizzare», dichiara l’on. Fogliardi riguardo alla situazione dell’Ente Lirico.
    «Se Girondini si dice “più che soddifatto” e dichiara di aver “fatto bingo” io non dormo sonni tranquilli pensando al futuro della lirica in città. E se il sindaco Tosi considera il taglio del Fus una minaccia da scongiurare benissimo, ma lo ricordi al Ministro Bondi ed al suo Governo, dove siedono Pdl e Lega»
    «Cosa devono pensare i cittadini quando il sovrintendente della Fondazione dice che va tutto bene mentre un suo consigliere vede il baratro avvicinarsi?»
    «I dati della stagione, nonostante Zeffirelli ed il galà con la Clerici, sono in calo, ma non ancora drammatici – rileva Fogliardi – però in prospettiva la situazione è difficile».
    «Il trend è negativo da troppi anni – prosegue il deputato – e le scelte, anche artistiche non convincono a pieno. Perché, ad esempio,  riproporre per la prossima stagione la Boheme, con lo stesso allestimento ha riscontrato scarso successo in passato? Perché non si riesce ad avere i nomi dei cantanti e dei registi in anticipo, in modo da promuovere adeguatamente, anche all’estero, il programma areniano? Perché si è deciso puntare sull’amplificazione, con grandi costi e risultati incerti?»
    «Non si può navigare a vista, né vivere di rendita sul buon nome del nostro anfiteatro», prosegue il deputato, che conclude ricordando il suo recente intervento in aula durante il dibattito sulla riforma Bondi: «in una riforma sensata delle fondazioni si dovrebbe prevedere la maggiore presenza in esse dei privati. Era tra gli obiettivi, non concretizzati, delle precedenti riforme. Mancano adeguati vantaggi per le aziende che volessero contribuire finanziariamente alle fondazioni per la scarsità delle agevolazioni fiscali connesse. Una riforma dovrebbe intervenire non solo sui tagli ma anche su aspetti di natura squisitamente fiscale»
  • Verona, dalla City in riva all’Adige ad un parcheggio di fronte alla fiera

    Pubblicato il 13 agosto 2010 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    La finanza è sempre più globale ed il rapporto tra banche e politica si fa ogni giorno più complesso; in questo contesto Verona è ferma e sta perdendo peso a causa di scarsa lungimiranza e mancati progetti.

    Il rapporto distorto tra mondo politico e finanziario è stato tra le cause della crisi internazionale. Come ricordava recentemente Francesco Giavazzi riguardo al crack americano:  “i governi premevano sulle banche perché concedessero mutui a tutti […] Poco male se questo incrinava la solidità delle banche: bastava blandire i banchieri consentendo loro di attribuirsi compensi favolosi”.

    Se è da condannare la sudditanza della finanza alla politica è altrettanto da deprecare il contrario.
    La politica veronese ne è un esempio: tramontata l’idea del Polo finanziario, ha aperto una agevole, quasi favorevole, via d’uscita per banche: palazzi storici in cambio di un parcheggio.
    Dal danno del mancato Polo finanziario ora siamo alla beffa: lo spettro della disoccupazione.
    Il Polo poteva essere un naturale sbocco per i tanti studenti della nostra università, mentre ora temiamo i tagli di Unicredit.
    Oggi, i maggiori azionisti di una banca “italiana” come Unicredit sono libici.
    Il piano banca unica, varato nel novembre 2009, prevede la semplificazione dell’organizzazione attraverso l’accorpamento delle cinque banche controllate dalla holding: Unicredit Banca di Roma, Unicredit Banca, Unicredit Private Banking, Unicredit Corporate Banking e Banco di Sicilia.  A livello nazionale, gli esuberi stimati sono 4.700.
    Considerando che il totale dei dipendenti del gruppo Unicredit in Veneto supera le 6000 unità e una buona parte (2.670) gravita su Verona, ciò non può che destare preoccupazione in città per la disoccupazione che si creerà in questo comparto

    Il Polo finanziario è definitivamente defunto. La Fondazione Cariverona ha acquisito palazzo Forti mentre l’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo passa al Comune. In pratica, non abbiamo costruito il polo, abbiamo ceduto Palazzo Forti e ci ritroviamo con un parcheggio. Un risultato misero per presentare la città come possibile centro di rilievo per la finanza ed il terziario avanzato. Dai sogni della City in riva all’Adige ad un parcheggio di fronte alla fiera.

    Ma non possiamo solo piangere sulle grandi occasioni sprecate;  la città deve fare quadrato e rilanciare una nuova strategia.

    Non dimentichiamo che a breve si rinnoveranno le cariche della fondazione Cariverona, che, come ho ricordato, non è più il primo azionista di Unicredit, bensì terzo, dopo l’arrivo dei fondi arabi e la presenza della Banca centrale di Libia.
    Nei prossimi mesi dovremo effettivamente verificare la presenza, in termini sia quantitativi che qualitativi che Unicredit deciderà di mantenere a Verona.
    La nostra città deve puntare a mantenere e rilanciare un ruolo da protagonista e recuperare il terreno perduto. Ha grandi potenzialità, sia economiche che geografiche, e merita un ruolo di primo piano in Italia e in Europa.

    on. Giampaolo Fogliardi