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  • La carità sarà sempre una virtù, mai un illecito

    Pubblicato il 25 aprile 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Ronda della carità Verona

    Ronda della carità Verona

    La nostra città non sta passando un bel periodo, ci aspettavamo dall’amministrazione uno scatto dal punto di vista politico e programmatico, invece si ritorna al passato. La soluzione dei problemi sociali è considerata nei termini di “sicurezza” o “decoro” da affrontare quindi unicamente con metodi repressivi.
    Sono sempre più perplesso e non penso che multare la Ronda della carità farà tornare a splendere Verona dopo questi tristi mesi di scandali, arresti e indagini della procura. Magari si sposta l’attenzione per qualche giorno dai macigni che ci stanno schiacciando, ma la vecchia tattica dello “sceriffo” ormai è ben nota e nessuno abbocca. I nodi della città restano tutti irrisolti, questo è il vero dramma, questo è il problema di fondo, altro che la Ronda della carità.
    Pubblico l’intervento che mia figlia Mariangela, coordinatrice di Scelta civica Verona, ha diffuso sul caso

     

    La carità sarà sempre una virtù, mai un illecito

    Rappresento l’area moderata, ma oggi di moderato non ho proprio nulla.

    Ho letto l’ultima ordinanza del sindaco Tosi: multe per chi offre qualcosa da mangiare ai senza tetto. Eh già signor Sindaco, perché ora essere povero è un reato, è una pena da espiare.
    Ma non si vergogna? Vuole gettare altro fango sulla nostra città? Crede che non ne abbiamo abbastanza? Crede che non siamo stufi? Lei conosce la storia di Verona? Lo sa che questa città diede i natali a grandi figure della carità cristiana? Se la sera girasse per la città vedrebbe le Ronde della Carità e la Caritas, il banco alimentare e tanti altri che nonostante sforzi incredibili non riescono ad aiutare tutti. Come si permette?
    La carità ora è vietata per Legge. Invece di cercare soluzioni si parla sempre e solo di repressione.
    Non credevo si arrivasse a tanto. Mi multi, mi multi da subito perché glielo dico, io sono una di quelle che lascia volentieri tante cose a chi non ne ha e questo mi fa sentire benissimo.
    A casa mia abbiamo sempre avuto la “cattiva abitudine”, direbbe lei, di destinare, dopo ogni spesa, pacchi di viveri a lunga scadenza alle associazioni che aiutano i senzatetto o le persone rimaste senza niente.

    Le dirò di più, quando suonano al campanello a chiedere le elemosina, nessuno va via senza qualcosa. Mi multi perché ho imparato dai miei genitori che nessuno deve morire di fame e la carità è la cosa più importante e nobile del mondo. Mi multi perché lo insegnerò anche ai miei figli… E sarà una catena infinita. Ci multi tutti.

    Chiedo a Sua Eccellenza il Vescovo di Verona se quel passo che mi insegnava Suor Carla al catechismo “…avevo fame e mi avete dato da mangiare..” valga ancora. Se ancora una volta noi credenti dovremo tacere e applaudire al pugno di ferro del sindaco, sempre forte con i deboli e debole con i forti. Le chiedo per quanto ancora dovremo sopportare; non bastavano le panchine “anti-barbone”, quelle con il bracciolo di metallo in mezzo?

    Mio nonno fece la guerra e mi raccontava che i nemici approfittavano dei momenti di umana debolezza per usare violenza. Approfittavano del sonno, del dolore, della fame. Credevo che approfittare della miseria facesse parte di una storia passata o non nostra, quelle storie di barbarie e inciviltà che non dovrebbe conoscere un mondo evoluto. Credevo.

    Sin dall’inizio della mia segreteria politica ho tenuti toni pacati, ma adesso alzo la voce e faccio appello a tutte le forze politiche, ai cittadini, alla Chiesa, a chiunque abbia una coscienza: protestiamo, protestiamo in ogni luogo. Dare un pasto a chiunque ne abbia bisogno sarà la più bella protesta che Verona porterà agli occhi di tutto il Paese. Non possiamo “vietare la povertà” e quindi far finta che non esista semplicemente scacciandola dal centro della città.

    Mariangela Fogliardi
    Coordinatrice Scelta civica Verona

  • Verona: cambiare al più presto. Moderati scendano in campo.

    Pubblicato il 11 aprile 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Dopo un periodo molto difficile si è conclusa la luna di miele del sindaco Tosi con la città di Giulietta. Report è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: ha sollevato – cercando lo scandalo a tutti i costi, ammettiamolo – tante questioni spinose che lasciano la nostra città sbalordita.

    Il problema non è la Gabanelli. Il problema è una amministrazione che purtroppo da tempo è caduta nell’immobilismo, come si fosse accartocciata su se stessa.

    Non mi appartiene la cultura dello sciacallo e ho fiducia nella magistratura, quindi non voglio approfondire in questa sede gli eventuali aspetti penali della vicenda o la natura di alcuni rapporti definiti dalla stampa “borderline”. Comunque, già con gli scandali nelle partecipate o con il caso Giacino (parliamo del vice-sindaco!) avevamo toccato il fondo, e senza l’”aiuto” di Rai3.

    Basta uno sguardo alla città per invocare un cambio di passo. Sono purtroppo anni che lo ribadiamo: dalla crisi dell’aeroporto, allo stallo nei trasporti pubblici, al mancato polo finanziario, all’attività poco limpida di alcune azienda partecipate, troppe cose non vanno. Verona può e deve ambire ad altro. La crisi nella quale è caduto il progetto del sindaco Tosi prescinde da qualsiasi eventuale capo d’imputazione: è nei fatti. È il fallimento di una squadra che si è dimostrata abile nel “raccattare” voti, ma che non ha i numeri per giocare in serie A. Si veda il destino delle sue due punte di diamante Giacino e Giorlo.

    Tosi dovrebbe prendere atto della situazione e trarne le conseguenze.
    Rilanci un grande progetto per la nostra città, cercando nuova linfa in una alleanza politica ampia con persone di spessore, o apra definitivamente la crisi a palazzo Barbieri.

    Non lo dico per un mero calcolo politico, non invoco pretestuosamente né la forca né il commissariamento del comune per mafia: questi giochi al massacro non mi interessano perché amo troppo Verona per trascinarla nel baratro al solo fine di indebolire un avversario politico.

    Il sindaco ha ricevuto anni fa la fiducia della città: era protagonista in ogni occasione, parlava da ogni pulpito (pure in chiesa, quando il vescovo Zenti lo invitò a fare gli auguri per la messa di Natale…) e veniva celebrato da tutti i mezzi di comunicazione, anche nazionali. Io ero scettico allora e oggi sono deluso.

    L’Amministrazione valuti se fare un passo indietro o un brusco, deciso e netto cambio di marcia perché così Verona non cresce, e lo ribadiamo, a prescindere dalla Gabanelli.

    Bisogna che tutte le forze moderate in questo momento si riuniscano per il bene della città e si rimettano al lavoro. Mi rivolgo anche a coloro che hanno creduto in un primo momento all’amministrazione Tosi, ma hanno capito poi che il sistema tosiano si è arenato nella gestione del potere e dello status quo e non ha dato stimoli per lo sviluppo dinamico di Verona. Voglio lanciare un appello a tutti i moderati: è il momento di scendere in campo. Bisogna rimettere in circolo la cultura realmente moderata che è nel DNA di questa città, sfruttare le competenze e l’entusiasmo di tanti cittadini che non vogliono arrendersi a questo stato d’impasse; solo così la nostra Verona tornerà a crescere e camminerà a testa alta in Italia e nel mondo, come merita.

    Giampaolo Fogliardi

  • Credibilità di Verona ai minimi storici

    Pubblicato il 4 aprile 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    La nostra città non vive un bel momento, si succedono scandali e dimissioni e la politica sembra ferma. Non posso che condividere le parole di mia figlia Mariangela sulle ultime tristi vicende veronesi.

    Le dimissioni dell’assessore Giorlo scuotono Verona, minano la credibilità della politica, indeboliscono ancora una volta l’immagine della nostra città nel mondo. Cosa ci attende ora? Chi altro se ne andrà? Tosi vuole continuare come nulla fosse?
    Giacino e Giorlo sono i due amministratori che in assoluto hanno ottenuto più preferenze alle ultime elezioni comunali e quindi il dato politico è allarmante: in pochi mesi è come se la la giunta avesse perso migliaia di preferenze. Oggi siamo certi che Verona sia realmente rappresentata a Palazzo Barbieri? Di che maggioranza stiamo parlando?

    Gli eventi di questi ultimi mesi impongono anche una riflessione di più ampio respiro: la politica smetta di candidare i “raccatta voti” e si preoccupi anche delle competenze e del merito.
    In questa fase elettorale vediamo purtroppo tante realtà nelle quali, pur di ottenere una poltrona, si candidano personaggi improbabili dalle dubbie competenze…“Purché portino voti”.

    Se poi i volti noti, a Roma o a Bruxelles, passano più tempo su facebook o a farsi gli autoscatti in aula, poco importa. Come poco importa che fino al giorno prima quel candidato e quella candidata facessero tutt’altro, la cosa importante è che in tanti si ricordino il suo nome.

    Alla lunga questa mancanza di prospettiva rischia di distruggere la politica stessa. Per questo invochiamo competenza, meritocrazia e impegno nel pubblico; basta politica da televoto, basta spot pubblicitari: stiamo dando la colpa alla crisi economica, all’Europa, all’Euro, a chi più ne ha più ne metta… Ma la crisi di valori e principi è probabilmente la maggiore causa del vuoto in cui la politica tutta sta sprofondando.

    Mariangela Fogliardi
    Coordinatrice Scelta civica Verona

  • L’ennesimo appello per Verona

    Pubblicato il 24 gennaio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Si parla ancora di “piano per Verona”, di “cabina di regia”.
    Le organizzazioni datoriali e quelle sindacali si sono riunite nella sede provinciale di Confindustria per sottoscrivere un “protocollo di intesa”: un documento che ha il fine di “suonare la sveglia” alle istituzioni locali e spingerle a iniziative per contrastare il declino e favorire occupazione. Come spiega il Corriere di Verona:

    Da una parte Cgil, Cisl e Uil e dall’altra Api, Confindustria, Casartigiani, Cna, Confartigianato, Coldiretti, Confcommercio, Confcooperative – tutti, praticamente – chiedono alle «pubbliche amministrazioni veronesi un piano industriale vero» perché in questo territorio mancano «10 mila posti di lavoro scoperti dal turnover».

    Sono anni che da più parti si invoca un cambio di passo per il governo della città.
    Purtroppo, più si invocava questo cambio di passo, più l’amministrazione rimaneva immobile, quando non peggiorava l’immagine della città tra opere-spot fatte di annunci e scandali che hanno coinvolto esponenti delle aziende partecipate e politici di primo piano.
    Il documento firmato da associazioni di categoria e sindacati sarà l’ennesimo appello caduto nel vuoto? Ovviamente mi auguro di no, spero che qualcosa si muova, altrimenti ricorderemo questa amministrazione solo per una lunga di opere incompiute (filobus), rimandate (area fiera) o dannose (Cà del Bue).

  • E anche il Vescovo si accorge del declino della città

    Pubblicato il 4 dicembre 2013 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Anche secondo il Sole 24 ore la nostra città arranca. Nella classifica annuale abbiamo perso ben 18 posizioni, cadendo al 32° posto. Il sondaggio ha un valore relativo, ma mette in luce un fenomeno che denunciamo da tempo. I campanelli d’allarme suonati negli anni sono molti. Verona è ferma. I grandi progetti di cui si è discusso negli ultimi anni sono rimasti, per ragioni diverse, solo progetti: la tramvia, il Polo finanziario, il rilancio del Catullo; altri temi controversi sono ancora aperti: penso a Cà del Bue o al traforo. Poche settimane fa parlavo del fallimento del museo della lirica o dell’assurdità dell’ennesimo centro commerciale, specie se davanti alla fiera, praticamente a pochi passi dall’Arena.
    Tralasciamo gli scandali che hanno coinvolto le partecipate e che hanno aperto scenari inquietanti sui quali indagherà la magistratura.
    La classifica del Sole 24 ore ci impone di fermarci e pensare: cosa succede alla nostra città? Stiamo vivendo di chiacchiere e di polemiche. Nel concreto, in questi anni, oltre all’ordinaria amministrazione (non così ordinaria, se siamo arrivati a scomodare la commissione antimafia) quali progetti sono stati portati a termine?
    Il declino ha radici lontane. Solo qualche anno fa l’unico problema della città sembrava essere la “sicurezza”, questione alimentata ad arte per scaldare il clima politico. Poi, le reali minacce al quieto vivere sono giunte da veronesissimi picchiatori fascisti, da alcune frange violente del tifo e da giovanotti di buona famiglia che girano a sparare ai trans. Venuta meno la foga della propaganda, cosa è rimasto?
    Leggo con piacere le affermazioni del Vescovo Mons. Zenti che invoca “competenza professionale” per amministratori e politici, che attacca coloro che perseguono, nell’azione pubblica, “accaparramento di benefici collaterali”. Perfetto il passaggio sulla cultura del potere che non ammette “un’autorità che non sia domino”.
    Sono anni che denunciamo un sistema di gestione della città basato sulla fedeltà di tanti “colonnelli” al leader. Termini come competenza e professionalità sono stati sostituiti da deferenza e cooptazione.
    Per questo fa oltremodo piacere che anche Mons. Zenti finalmente avverta e denunci questo clima di decadenza. Dispiace che la prima mossa abbia dovuto farla la magistratura, quando era ormai sotto gli occhi di tutti che la qualità dell’azione di governo era molto bassa. Senza una visione, senza una strategia e senza molte persone capaci – un leader maximo, per quanto telegenico, non basta- sarà impossibile sviluppare la Verona del futuro.

  • Dal Polo finanziario al centro commerciale, quali opportunità per i giovani?

    Pubblicato il 14 novembre 2013 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    L’area di fronte alla fiera continua a suscitare polemiche. Forse Verona ha perso una grande occasione.
    Qui l’intervento a riguardo di mia figlia Mariangela:

    La questione dell’area di fronte alla Fiera, che doveva essere un Polo finanziario, poi è diventata un parcheggio e forse sarà un centro commerciale, è il simbolo di anni di declino e scelte mancate.
    La crisi morde, la disoccupazione giovanile, come hanno ricordato i sindacati, nella fascia d’età 18-24 ha raggiunto la cifra record del 20%, senza contare i giovani “scoraggiati” che il lavoro nemmeno lo cercano.
    Quando parlo di giovani e neo-laureati parlo di miei coetanei. Le statistiche non fanno che confermare una realtà che purtroppo conosco troppo bene.
    L’Italia per tornare ad essere competitiva deve puntare sull’eccellenza. La conoscenza è la chiave per dare una prospettiva alla nostra economia “matura” in quest’epoca, altrimenti i nostri laureati continueranno ad emigrare a Londra, Berlino o New York togliendo al Paese un enorme bagaglio di saperi.

    Quel piazzale davanti alla Fiera di Verona diventa paradigma del declino: potevamo puntare sull’eccellenza, sul fare di Verona una capitale dei servizi, sul creare la nostra piccola “City”, invece ci troviamo con un parcheggio, o, forse, l’ennesimo centro commerciale.
    Una colata di cemento a pochi passi dall’Arena, di fronte alla fiera, cosa porterebbe? Traffico, smog e danno alla fiera stessa. Darebbe il colpo di grazia al commercio del centro storico, con le conseguenze, anche sociali, di trasformare definitivamente ciò che vi è dentro le mura della città in un museo a cielo aperto.

    Sono preoccupata perché dietro a tutte queste scelte vedo calcoli di breve, brevissimo periodo.
    Anche volendo investire nel commercio in quell’area, andrebbe ripensata la posizione della fiera: in tutto il mondo si tende a spostare le fiere lontano dal centro per evitare di congestionare la città e creare disagio ai cittadini e agli stessi espositori. Creare ulteriore congestione, oltre al danno per i cittadini, creerebbe quindi un danno alla fiera stessa.

    Senza contare che attorno a Verona già abbondano i centri commerciali e non si capisce la logica di questo piano, se non fare cassa dall’oggi al domani senza alcuna prospettiva per la città, la sua fiera e i giovani laureati veronesi che saranno costretti a ricercare impieghi qualificati a Milano o nelle capitali europee.

    Negli anni questa politica impoverirà il tessuto economico della città: se i talenti fuggono, chi lavorerà alla Verona del futuro? Il rischio, lo sappiamo tutti, è trovarci tra dieci anni pieni di ipermercati vuoti. E allora addio merito, addio crescita, addio sviluppo. I giovani e le loro competenze sono l’unica speranza del nostro futuro, dobbiamo fornire loro l’habitat ideale per germogliare. Siamo sicuri che l’ennesimo centro commerciale faccia al caso nostro?

    Mariangela Fogliardi
    Coordinatrice Scelta Civica Verona

  • La Seconda Repubblica non la scamperà

    Pubblicato il 5 settembre 2013 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Dopo vent’anni la sorte della politica nazionale è ancora legata al protagonista indiscusso della Seconda Repubblica: Silvio Berlusconi.
    Da un lato abbiamo un partito (o più di uno, con la nuova Forza Italia) che vive attorno alla figura del leader carismatico, dall’altra un centrosinistra, dal 2007 diventato Partito democratico, che troppo spesso ha avuto la propria ragione d’essere nell’antiberlusconismo e che nei momenti in cui poteva affermarsi si è sempre affidato a politiche suicide dettate da strateghi (o presunti tali) in eterno conflitto tra loro.

    Il problema è che il lungo scontro Pd-Pdl si è concluso in un rapporto simbiotico, negato, mal digerito, pubblicamente osteggiato, ma di fatto presente. Un rapporto che blocca il sistema politico e ci costringe a vivere in un perenne stato di eccezione.

    Il Pdl senza il leader maximo è destinato a sfaldarsi; non riesco a immaginare le varie correnti, ora tenute insieme dall’ex presidente del consiglio, dare vita a un partito di centrodestra in linea con i partiti europei della stessa area.

    Il Pd, quando Berlusconi per scelta, per età, per la conferma della condanna, si farà da parte, non avrà più il collante dello storico avversario. Probabilmente la lotta intestina a quel punto degenererà e il rimescolamento dell’intero sitema aprirà nuovi scenari.
    Nel caso Berlusconi riuscisse a ripresentarsi alle urne con la nuova Forza Italia, per il Pd sarebbe comunque una batosta: non oso pensare al morale dell’elettorato storico della sinistra che, dopo aver ingoiato qualsiasi rospo ed essersi illuso della soluzione giudiziaria, si ritrovasse ancora il Cavaliere sul campo di battaglia.

    L’abbraccio tra Pd e Pdl è la stretta di chi vede la fine vicina. Non so se ci penseranno i giudici o il tempo o la stanchezza degli Italiani, ma la Seconda repubblica è agli sgoccioli. I leader di questa stagione stanno lottando con le unghie e con i denti per rimanere a galla: penso ai pasdaran di Berlusconi o ai capi-corrente del Pd che cercano di riposizionarsi per “scamparla” anche questo giro.
    Sono sforzi di autoconservazione che possiamo capire, come capiamo lo spirito di sopravvivenza, ma che non hanno prospettiva politica né storica.

    Sta crescendo un’area di centro, riformista, pragmatica e vicina alle esigenze del Paese.
    Allo stesso tempo si stanno muovendo i sindaci di Verona (che con la nuova fondazione punta a lanciare la propria candidatura alla leadership del centrodestra) e di Firenze (che dichiaratamente mira ad uscire dal perimetro classico del post-comunismo).

    Il futuro bussa alle nostre porte. Chi negli ultimi tempi ha fatto finta di niente verrà travolto. Noi continuiamo invece a lavorare perché crediamo che rappresentare l’Italia moderata sia la giusta strada per rimettere in sesto il Paese dopo l’immobilismo causato dal monoblocco Pd-Pdl.

  • Defiscalizzare i contributi dei privati alle Fondazioni

    Pubblicato il 22 maggio 2013 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Apprendo con grande piacere dalla stampa che Giancarlo Galan, presidente della Commissione Cultura della Camera, parla della defiscalizzazione dei contributi dei privati alle fondazioni. Attualmente i mecenati sono disincentivati a farsi avanti. Sono anni che sostengo questa tesi; ad esempio, nel gennaio del 2011 ero intervenuto dalle colonne del quotidiano L’Arena:

    Tra tagli di fondi statali, emergenze di bilancio e programmai, si profilano proposte. Come quella del deputato del Pd Giampaolo Fogliardi. «È inutile farsi tante illusioni. I soldi per la cultura saranno sempre di meno e quindi bisogna fare in modo che nelle fondazioni liriche arrivino soldi di privati. Ma questi devono poter defiscalizzare i loro contributi oltre il 19 per cento fissato dalla legge (Leggi articolo)

    Si parla in questi giorni di una legge speciale per salvare il Maggio Fiorentino e aiutare l’Arena di Verona. Una proposta nata dalla triangolazione tra Matteo Renzi, Flavio Tosi e Giancarlo Galan. Spero che sia la volta buona per la tanto attesa riforma.

  • Lega al capolinea, Tosi lo sa

    Pubblicato il 29 gennaio 2013 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    Anche Tosi sa che la Lega ha fallito e il Carroccio è sul viale del tramonto. E c’è inquietudine pure nel Pd. Lo ho ribadito oggi a L’Arena:
    Tosi ha aperto la riflessione su una prospettiva futura che non è più il leghismo, ma la Regione del Nord, per cui pensa a una Csu bavarese. Il fatto poi che un deputato Pd come Dal Moro dica di dialogare con lui è la prova che nel Pd, per una certa cultura popolare, ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa, non c’è posto

    Leggi l’articolo dal sito de L’Arena

  • Tosi vs Confcommercio. L’amministrazione non lavora per fare squadra.

    Pubblicato il 28 novembre 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Tosi non riesce a fare gioco di squadra, né all’interno della sua coalizione (vedi le continue liti con Miozzi), né con le categorie, come dimostra l’ultimo scontro con Confcommercio sul progetto Ikea. E non dimentichiamo le condizioni del Catullo: dopo anni siamo ancora davanti all’assoluta incertezza di proposte e di vedute sul futuro del nostro scalo. Sono solo alcuni esempi della dissonanza tra i rappresentanti delle Istituzioni cittadine. Dissonanza che non aiuta a sviluppare il sistema-Verona.

    Tosi si conferma abile nella gestione del potere e nel marketing di se stesso, ma insufficiente nel far squadra e nel disegnare strategie di lungo respiro. Non ha sciolto nessun nodo cruciale durante la sua era: Tramvia? Traforo? Cà del Bue? Catullo? Tanti punti di domanda per una città ferma.

    Il Pd ha espresso più volte perplessità sul progetto “mostruoso” dell’area ex-Biasi; è infatti erroneo chiamare solo “Ikea” una tale colata di cemento, un progetto che va ben al di là del colosso scandinavo del mobile. Ikea infatti avrà una potenzialità edificatoria di soli 141 mila mq e rientra nella fase 1 del progetto. Con le fasi 2 e 3 arriveranno altri 190 mila metri quadri di commerciale (50mila mq più di Ikea), più altri 75 mila mq di nuove residenze. Abbiamo realmente bisogno di nuovi centri commerciali per la nostra città? O costruiamo cattedrali nel deserto? Soprattutto: perché ci ritroviamo a costruire se non ne abbiamo bisogno…?

    L’amministrazione pensa alle ripercussioni di queste scelte sulla Verona del futuro o si accontenta di pensare a dopodomani?
    Manca una politica per il commercio e le continue improvvisazioni sul piano di mobilità cittadina non aiutano, come ha giustamente ricordato il Presidente Arena.
    Se avessimo un efficiente sistema di parcheggi scambiatori, la compianta tramvia e una capillare rete di bus, il centro sarebbe più vivo e più sicuro, anche per fare acquisti. Invece la città è off-limits e rischia di morire o diventare un museo a cielo aperto mentre si costruiscono anonime cattedrali di cemento nella periferia.

    Non chiediamoci allora perché Verona non decolla e non riesce ad avere quel ruolo che la sua strategica posizione geografica, il suo potenziale economico, la sua eccezionale bellezza e ricchezza culturale dovrebbero riconoscergli.

    Se gli uomini che hanno le maggiori responsabilità continueranno a non comprendersi e a giocare le prorprie personali partite, sarà una rinnovata “Torre di Babele” anche per noi, per la nostra città e per il nostro futuro.