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  • Manovra schizofrenica

    Pubblicato il 2 settembre 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    L’Italia ha vissuto un’estate torrida, angosciante e confusa; un agosto denso di proposte, controproposte, litigi, rinvii, insulti. Il centrodestra è riuscito a dare il peggio di sé. Non solo una manovra recessiva, squilibrata, che colpisce chi già paga, ma un caos continuo.

    Abbiamo assistito al rincorrersi, giorno dopo giorno, di misure contraddittorie, subito smentite, poi rilanciate, poi smentite ancora da questo o quell’altro esponente del Governo. Uno spettacolo desolante in un momento cruciale nel quale il Paese dovrebbe dimostrare determinazione e coesione. Siamo nel mezzo di una turbolenta crisi internazionale e la telenovela sulla tassa di solidarietà o sulle pensioni è stucchevole.

    Fortunatamente, l’ipotesi di bloccare il riscatto di laurea e militare per le pensioni è stata ritirata dopo la sollevazione dei sindacati di categoria e la scoperta della possibile incostituzionalità della norma prevista.
    Ironia della sorte: ad oggi la panacea di tutti i mali sembra la lotta all’evasione! Si parla pure del carcere per gli evasori (magari domani cambiano idea, tutto è possibile).

    Coloro che hanno irriso i governi precedenti, favorito in tutti i modi i furbetti, tolto misure elementari come l’obbligo dei pagamenti elettronici ora contraddicono, dalla sera alla mattina, tutto ciò che hanno fatto in questi anni.
    Nella situazione di rischio default sarebbe stato meglio ragionare su una patrimoniale, inserita in un pacchetto di misure da approvare rapidamente, facendo contribuire prima a chi ha di più e dopo a chi ha di meno.

    Anche nei tagli alla politica abbiamo assistito a tutto e al contrario di tutto, per accanirsi alla fine con i piccoli comuni, che rappresentano dei presidi a salvaguardia dei territorio, delle comunità e delle identità del Paese; mentre sulle province si tergiversa e si rimanda tutto alle calende greche, per non realizzare mai nulla.

    Il Governo è parte in causa dei problemi dell’Italia. Lo spettacolo offerto in questa estate ne è la triste riprova. Le opposizioni in Parlamento sono pronte a prendere in mano la situazione e correggere la rotta; il Pd, con spirito costruttivo, ha presentato molti emendamenti.

    Siamo pronti a fare la nostra parte con senso di responsabilità, anche se è difficilissimo operare in questo clima di follia e ragionare con una destra schizofrenica e allo sbando.
    Superato lo scoglio della manovra il Governo prenda atto del tunnel in cui ha condotto l’Italia e si faccia da parte.

     

  • Manovra economica, pagano sempre i soliti

    Pubblicato il 16 agosto 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    La manovra è caricata sulle spalle del ceto medio e degli onesti che pagano le tasse.

    Infatti, sono pochi coloro che dichiarano più di 90 mila euro all’anno, soglia per la cosiddetta tassa di solidarietà.

    Dobbiamo guardare alla realtà del Paese: ci sono più macchine che costano 100.000 euro che redditi annui superiori ai 75.000…Inoltre, il 49 per cento dei contribuenti, uno su due, dichiara meno di 15.000 euro all’anno. Quindi, la manovra si abbatte solo sulle fasce medie che già pagano le tasse, cioè sui lavoratori dipendenti e sugli autonomi onesti.

    Una patrimoniale sugli immobili e i patrimoni mobiliari per rientrare dal deficit sarebbe preferibile.

    I nodi strutturali della riforma fiscale e della lotta all’evasione rimangono comunque da sciogliere, altrimenti si ragiona solo in astratto e il conto lo pagano i soliti noti per tutti.

    Anche sugli ordini professionali più rumore che sostanza: si parla di formazione permanente, di assicurazioni obbligatorie e di altre misure che di fatto fanno già parte della realtà dei professionisti. Per i giovani non si aprono ancora nuove opportunità e si continua a procedere con aggiustamenti parziali inseriti in decreti di emergenza senza prendere mai di petto la questione della riforma delle professioni.

    I costi della politica non vengono affrontati con vigore, ma si inseriscono misure come il dimezzamento dell’indennità per i soli parlamentari che praticano una professione.

    Non si tiene per nulla in conto la produttività dei deputati, le proposte, le presenze nelle commissioni (vero fulcro dell’attività parlamentare) e il continuo raccordo con il mondo economico e produttivo che costoro garantiscono, ma si taglia senza criterio favorendo così una politica in mano ai soli funzionari di partito che non hanno altre attività al di fuori della politica.

    Se chi ha importato capitali dall’estero e li ha puliti con il 5% dello Scudo fiscale di Tremonti pagasse un altro 5% non ci sarebbe nulla di male: non è giusto che i capitali finanziari siano sempre tassati meno del lavoro, e in questo caso particolare si arriverebbe ad un 10%, che è comunque molto meno della tassazione sul reddito di un operaio.

    Come già detto, prima di stabilire soglie di tassazione sulla carta, bisogna guardare la realtà del Paese ed affrontare l’evasione fiscale reintroducendo misure abolite in questi anni dal Governo Berlusconi. Proponiamo la tracciabilità dei pagamenti superiori a 1000 euro, il pagamento elettronico, l’obbligo di tenere l’elenco clienti-fornitori e della descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo, con previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento.

    Possiamo uscire dalla crisi solo con uno sforzo collettivo; il Governo apra alle nostre proposte e non perseveri nel proprio atteggiamento arrogante che in questi anni ci ha trascinati ad un passo dal baratro.

    Questo sarà il mio impegno al rientro: lavorare alla modifica di questa manovra per il bene del paese.

     

  • Scuole d’infanzia, siamo all’emergenza.

    Pubblicato il 7 luglio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Alla faccia delle politiche per la famiglia sbandierate da questa destra negli anni.

    Quando ci sono da fare delle scelte bisogna essere coerenti: le scuole materno sono una priorità. Ricevevano fino allo scorso anno di contributi in arrivo dallo Stato e dalla Regione. I finanziamenti statali, però, sono calati fino a risultare azzerati

    Nella nostra regione, come riporta il Corriere del Veneto, la situazione è critica:  «secondo le stime della Fism (la Federazione che le raggruppa) sono circa duemila i bambini che da settembre non troveranno più posto nelle materne parrocchiali. Le prime due scuole hanno già annunciato chiusura nel Trevigiano, ma diverse altre sarebbero prossime alla serrata in tutto il Veneto. Fine delle attività, per ora, al patronato Don Bosco di San Polo di Piave al nido dell’Istituto Zanotti di Treviso».

    In Veneto le materne paritarie forniscono un servizio diffuso e la loro crisi rischia di essere un problema gravissimo per le famiglie. «Un paio di scuole chiuderanno nel Vicentino -ha dichiarato Ugo Lessio, presidente veneto della Fism – altrettante nel Padovano e nel Veronese, ancora di più nel Polesine, provincia che soffre parecchio a causa di un’organizzazione su singole sezioni. A differenza di tutte le altre regioni, in Veneto e in particolare nelle province di Treviso e di Padova tre bambini su quattro vanno all’asilo parrocchiale, siamo cioè di fronte a un caso unico nel suo genere a livello nazionale. Martedì prossimo faremo punto della situazione nel direttivo regionale, siamo molto preoccupati perché alla crisi di risorse rischia di far seguito una crisi di motivazioni»

    Andare avanti così è praticamente impossibile e rischiamo di giungere alla chiusura delle scuole. Sarebbe un colpo durissimo per le famiglie giovani e i genitori che lavorano. Come ha giustemente ricordato il vescovo di Treviso: «il pedaggio da pagare sarebbe davvero pesantissimo».

    I tagli indiscriminati non costituiscono una politica, qui si mina il tessuto sociale alla base. Le scuole d’infanzia non devono chiudere, Tremonti faccia marcia indietro.

  • Fisco, continuo rinvio scadenze mina credibilità dello Stato

    Pubblicato il 29 giugno 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook
    Da anni si assiste a un sistematico rinvio delle scadenze fiscali dal 16 giugno al 6 luglio, in quanto l’amministrazione finanziaria non è in grado di fornire per tempo i dati e i software necessari. Un Paese che vuole combattere veramente il sommerso e l’evasione deve innanzitutto dare l’esempio nel rispetto delle regole perché la certezza del diritto in materia fiscale è alla base del rispetto dello stesso.
    Oggi ho presentato in Commissione Finanze una interrogazione al Ministro Tremonti sulla questione.

    I rinvii causano una forte perdita di credibilità dell’Amministrazione e altrettanto forti disagi per i contribuenti ed i professionisti che li assistono. Inoltre, lo slittamento dei termini è concesso in misura di gran lunga inferiore ai notevoli ritardi dell’amministrazione finanziaria nel rilascio degli strumenti. Per questo chiedo al Ministro di intervenire perché senza regole certe non ci può essere sviluppo né ripresa

  • Il federalismo leghista si rivela un bluff

    Pubblicato il 24 giugno 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Purtroppo le nostre preoccupazioni dei mesi scorsi stanno avendo conferma: il federalismo leghista è una scatola vuota.

    Si basa su tagli dei trasferimenti dello stato centrale ai quali gli ent locali possono mettere una pezza come meglio credono. E’lo stesso trucco usato per l’eliminazione dell’Ici: pura propaganda; alla fine però i conti devono tornare e per i cittadini non cambia nulla.

    Anche Tosi, che invoca con ansia la modifica del patto di stabilità, si è accorto dell’inganno. Ma sembrano lacrime di coccodrillo le sue: è possibile che la storica riforma annunciata in pompa magna venga corretta in un mesetto tirando per la giacca Tremonti e Berlusconi? I due, tra l’altro, sono al momento più impegnati dalle beghe interne del Pdl che dalla politica economica.

    Il mese scorso, durante una audizione in Commissione Vigilanza sull’anagrafe Tributaria, anche l’Anci aveva ricordato la necessità di nuovi vincoli del patto di stabilità, necessari per chiudere i bilanci preventivi e raggiungere gli obiettivi fissati. Tra le questioni in sospeso figurano anche la necessità di modalità certe per l’attribuzione ai Comuni delle quote dei tributi erariali di spettanza regionale, la partecipazione dei Comuni stessi all’accertamento, il coinvolgimento dei Comuni nella ristrutturazione in senso federale dell’anagrafe tributaria, tuttora concepita in modo essenzialmente centralizzato, e un graduale decentramento delle funzioni catastali. Come si vede, dagli annunci alla realizzazione del federalismo il passo non è breve come pensa Calderoli.

    Mi auguro solo che non si ripeta la beffa dell’abolizione dell’Ici: da allora Il grado di “dipendenza erariale” dei Comuni, cioè il rapporto tra quanto lo Stato dà a un Comune e le entrate complessive dello stesso, è quasi raddoppiato, alla faccia del federalismo

    Anche la base del Carroccio e gli amministratori si stanno accorgendo che, in fretta e furia e per alimentare la propaganda padana, i loro esponenti al Governo hanno partorito un «federalismo delle tasse» tradendo le promesse di un fisco meno invadente. La situazione per l’economia del paese è difficile ed il malcontento per la politica economica ondivaga dell’esecutivo, che si risolve in un sostanziale nulla di fatto, ha stancato tutti, anche coloro appena tornati dal verde prato di Pontida

     

  • Fare chiarezza sul mondo delle scommesse

    Pubblicato il 17 giugno 2011 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Proseguo nella battaglia contro il mondo delle scommesse e dei giochi d’azzardo con una nuova richiesta al Ministro dell’Economia.

    In momenti di crisi economica, dove anche e soprattutto le classi meno abbienti vedono nel gioco una aleatoria via d’uscita ai loro problemi, si assiste all’incremento dei casi di dipendenza dal gioco, gravi dal punto di vista psicologico ed economico e tali da danneggiare intere famiglie.

    Secondo il rapporto Italia 2011 dell’Eurispes, lo 0,7 per cento del campione degli italiani intervistato manifesta segni di dipendenza dal gioco dichiarando di giocare tutti i giorni ed alcune volte perdendo anche somme consistenti;

    Per questo ho firmato, insieme a molti colleghi, una interpellanza proposta dall’on. Nannicini su slot-machine e siti irregolari indirizzata a Tremonti.

    Nel testo chiediamo “in quali provincie italiane la percentuale degli apparecchi slot machine irregolari e clandestini sia la più alta, anche al fine di individuare, eventualmente, i concessionari di riferimento”.

    Chiediamo anche di conoscere “quali iniziative intenda intraprendere il Ministero dell’Economia affinchè venga garantita la correttezza e la trasparenza dell’operatività delle società concessionarie, nonchè la riscossione delle sanzioni e delle pensali inflitte ai concessionari a seguito dei controlli”.

    Inoltre “se vi sia un costante controllo dei livelli di servizio e del rispetto delle convenzioni per le concessioni relative alla conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco, allo scopo di salvaguardare le conseguenti entrate erariali”.

    Nell’interpellanza facciamo anche riferimento allo scandalo del calcio-scommesse: visto che si è assistito ad un aumento dei casi di scommesse sportive illegittime presso i centri di raccolta scommesse, giocate mediante l’utilizzo di piattaforme estere e senza le prescritte autorizzazioni previste dalla normativa nazionale, chiediamo “quali siano i concessionari o le piattaforme internazionali delle scommesse sportive dove sono state effettuate le puntate di eventi modificati e ‘truccati’ nel calcio italiano e quali iniziative intenda intraprendere, anche in sede di Unione Europea, affinchè le piattaforme internazionali garantiscano affidabilità e trasparenza”.

    Leggi il testo integrale dell’interrogazione

  • Decreto fiscale, occasione persa

    Pubblicato il 16 giugno 2011 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Ieri sera sono intervenuto in aula nel dibattito sul Decreto fiscale.

    Il Governo ha perso l’ennesima occasione per dare un segnale alle piccole e medie imprese, categorie portanti del nostro sistema, che attendono da tempo una concreta semplificazione della burocrazia che le opprime.

    Si poteva intervenire su tantissimi aspetti, senza intaccare le casse dell’erario, vincolate ai parametri europei. Avevamo proposto la dilazione di sanzioni, l’allungamento di tempi per permettere il pagamento delle stesse, l’abbattimento di alcune norme per facilitare il lavoro degli imprenditori, sempre più burocratizzati è sempre meno imprenditori, la semplificazione degli studi di settore, ma abbiamo ricevuto il no della maggioranza su tutto.

    Si sono rifiutati di perfino di semplificare la vidimazione e la bollatura dei registri contabili. Non hanno valutato l’ipotesi di estromissione di beni immobili dalle società, la possibilità di estendere la rivalutazione anche agli immobili, la possibilità di agevolare le liquidazioni di chiusura di società di persone.

    Inserire norme straordinarie per la liquidazione delle società di persone e l’assegnazione dei beni ai soci permetterebbe, a chi lo ritenesse opportuno, la possibilità di portare beni strumentali nei propri beni personali, senza  essere dissanguato dalla tassazione oggi prevista.

    Facciamo l’esempio di artigiani che hanno una piccola società di persone con un capannone intestato. Se volessero farlo uscire dalla società, non potrebbero, perché la fuoriuscita comporterebbe una plusvalenza patrimoniale tassabile mostruosa, con una tassazione dell’IVA altrettanto alta. Di conseguenza, sono imprigionati e, pur magari potendolo fare con dei sacrifici, non si possono permettere di chiudere nemmeno l’attività!

    Gli unici a gioire sono coloro che nel passato hanno avuto il condono per l’importazione e il rientro dei capitali dall’estero, che hanno potuto sanare pagando il 5 per mille.

    È un metodo, usato da questo Governo, per cui i grandi cantano e i piccoli continueranno a soffrire.

    Oggi come oggi il Paese è pieno di artigiani e di piccoli commercianti che per poter avere linee di credito per proseguire devono ipotecare i beni personali.

    Sono costretti a porre l’ennesima fiducia per mascherare una maggioranza che non esiste più e che ha perso contatto con quei tanti cittadini onesti e laboriosi che quanto prima scriveranno per loro la parola fine»

  • Accertamenti esecutivi «pesanti»

    Pubblicato il 28 aprile 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ieri è in Commissione Finanze abbiamo trattato il tema dell’abuso del diritto durante una audizione con il presidente dei Dottori Commercialisti, Claudio Siciliotti. Il Sole 24 ore parla anche delle proposte sul tavolo, tra le quali quella presentata da me, Strizzolo, Ceccuzzi e Jannone.

    Ecco l’articolo:

     

    Il Sole 24 Ore, 28 aprile 2011

    Dall’accertamento esecutivo all’abuso del diritto, senza dimenticare la pressione fiscale che non scende e il “grande Totem” delle semplificazioni degli adempimenti.  Si è mosso a tutto a campo il presidente dei dottori commercialisti, Claudio Siciliotti, nell’audizione di ieri in Commissione Finanze della Camera sull’abuso del diritto.

    Un intervento con un solo filo conduttore: la certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuenti. E al primo punto è finito l’accertamento esecutivo: «una misura che a partire dal prossimo 1° luglio costerà ai contribuenti italiani ben due miliardi di euro». E ben venga una sua possibile modifica (si veda Il Sole 24 Ore del 21 aprile scorso), ha sottolineato Siciliotti. I commercialisti, pur concordando sulla necessità di rendere la riscossione più efficiente, non condividono un sistema «in cui non è l’eccezione, bensì la regola, essere costretti a pagare prima di essere giudicati in primo grado da un organo giurisdizionale terzo rispetto all’amministrazione finanziaria».

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  • Fisco, troppa burocrazia per le Pmi

    Pubblicato il 20 aprile 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Questa mattina sono intervenuto in Commissione Finanze durante l’audizione con Tremonti per sollecitare il problema dell’eccessiva burocratizzazione che grava sulle Pmi.
    Mi fa piacere che il Ministro Tremonti finalmente abbia recepito le nostre istanze e si sia dichiarato disponibile a valutare le nostre proposte.

    Troppa burocrazia grava sulle piccole imprese. Vogliamo un rapporto chiaro tra fisco e imprenditori, ma senza accanimenti. Le Pmi sono frenate da una serie di controlli poco coordinati che si traducono in un dispendio di energie

    Serve invece una stretta sui laboratori tessili clandestini, spesso gestiti da cittadini cinesi, dietro ai quali si nascondono evasione e a volte criminalità. Chi si nasconde e agisce al di fuori delle regole pratica concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori onesti, che invece vengono tartassati.

    La questione è stata ripresa sia dal Sole 24 ore che da Repubblica.

  • Società trasferite a L’Aquila per evitare controlli

    Pubblicato il 13 aprile 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Oggi ho presentato una interrogazione al Ministro Tremonti.
    C’è il sospetto che alcune società abbiano trasferito a L’Aquila la propria sede non per ragioni commerciali ma per scopi di natura evasiva-elusiva ed illecita. Nella città terremotata non sono previste agevolazioni fiscali, ma per evidenti ragioni risulta difficoltoso inoltrare atti, citazioni, ingiunzioni o notifiche giuridiche di varia natura e questo fa nascere il sospetto di illeciti. Ho chiesto al Ministro Tremonti di verificare il fenomeno, avvalendosi anche della collaborazione dei locali ispettori dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.

     

    Scarica: Interrogazione societa L’ Aquila