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  • Un caffè senza slot

    Pubblicato il 6 dicembre 2013 giampaolo 4 commenti Condividi su Facebook

    Senzaslot.it è il sito che raccoglie l’elenco dei bar liberi dalle macchinette mangiasoldi. Una iniziativa contro il gioco d’azzardo che consente ai consumatori di promuovere gli esercizi che non propongono slot-machine.
    Chi vuole bere il caffè lontano dal gioco d’azzardo e chi vuole segnalare i bar che non lo promuovono può sfruttare l’iniziativa di questo sito. Ricordiamoci che è sempre di meno un “gioco” e sempre di più una piaga sociale che affligge le fasce sociali più deboli.

     

    4 risposte a “Un caffè senza slot”

    1. se non sbaglio sabato o domenica a S. Michele Extra ci sarà il primo raduno no slot, saranno presenti tra gli altri anche Riccardo Bonacina direttore del settimanale Vita e un mio collega psicologo Simone Feder della Casa del Giovane di Pavia.

    2. GIOCO D’AZZARDO

      Sul gioco d’azzardo ognuno dice la sua, c’è chi bara, chi rilancia senza avere alcun punto tra le mani, chi rimane inchiodato alla botta di adrenalina, chi perde il bene più grande: la propria famiglia.
      Associazioni, Enti, Agenzie educative scendono in piazza, in testa ai cortei tanti giovani delusi, in mezzo ai serpentoni gli adulti indaffarati a raccontarsi i motivi della protesta, mentre a chiudere le fila, tante persone incuriosite per il mondo di colori e di voci che fanno impallidire i dubbi e le riserve.
      Ecco la domanda, ecco la risposta che non arriva, le parole, tante, spese in fretta per non dire un accidente, e non può essere diversamente dal momento che in “gioco” ci sono vite umane, storie personali, interi nuclei familiari a fare la differenza, a costringere a un soprassalto di vergogna, di dignità, di equità, di libertà.
      Ma sono i soldi, i denari, i dobloni a scandire i tempi della macelleria delle emozioni, sempre e solo i quattrini a fare la spesa alla ragione, ubriaca anch’essa per essere giocata al tavolo più inclinato, più le monete d’oro picchieranno sulle rese e le sconfitte, più il futuro prossimo sarà ben peggiore delle bugie, delle promesse e dei fallimenti, delle ire e delle frustrazioni che faranno del male e causeranno sofferenza alle persone che ci amano.
      Slot, carte, sisal, gratta e vinci, casinò, cani e cavalli a correre su ogni scommessa, tutto è valido per puntare, per mettere una sopra all’altra improbabili ipoteche sul futuro, verità virtuali, una disperazione che mangia metro dopo metro, toglie visuale, annienta la salute, la dignità personale.
      Un ragazzino prova a sfidare la sorte, un padre, un cittadino comune ci si perde senza remore, ora scopriamo che pure l’uomo politico di turno resta impigliato nella patologia, nella dipendenza, nell’ossessione compulsiva del gioco d’azzardo, ripetuto fino allo spasimo, allo stremo, tanto da perdere ruolo e valore del rispetto per se stessi, fino a rubare, a raccontare favole inventate pur di continuare a giocare, a rischiare imperterriti, fino a restarci dentro per intero, strozzato in gola e nell’anima.
      Quando il nemico è un ostacolo dai legamenti acciaiosi, senza cuore né gesti di pietà, non c’è coraggio che tenga, solamente paura che induce a perdere contatto con la realtà, con la sostanza delle cose, il nemico diviene amico, scambiato per compagno di viaggio, perché non usa mai rimprovero, mantiene il segreto e non tradisce.
      Allora il gioco si arma del cappio, non è più rischio calcolato, ma vita ammanettata e resa insostenibile dai ricatti, dai rimorsi, dal timore di venire scoperto, non c’è alcuna autenticità, ogni volta che si è posti nella stessa condizione, ritorniamo a giocare, a puntare, a prostituire legami affettivi, rapporti amicali, fino a perdere tutto, un’apnea asfissiante che rende inutile persino la sofferenza.
      C’è un grande dispendio di parole inefficaci, di incredulità a basso prezzo, ma come è possibile scandalizzarsi se un ragazzino trova il modo di scommettere d’azzardo, se un adulto si gioca la propria credibilità, se un genitore abbandona il suo decoro, quando gli introiti sono talmente elevati e cash, tanti e subito, da non fare troppo caso ai quartieri e alle periferie disadattate, perché tali debbono rimanere per poterne parlare, e assai meno dei locali del gioco appena aperti, delle pubblicità per niente occulte, appiccicate in grande stile, sulle facciate delle case, sui pulman, un po’ dappertutto.
      Eppure abbiamo un po’ di mal di pancia per quel minore con la puntata tra le dita, molto meno se non per l’illegalità per l’incultura più diffusa.
      E’ urgente ritornare sugli scranni del potere, è necessario rimodulare gli interventi, dove leggi e norme privilegiano gli interessi, occorre rimettere in circolo non soltanto le stive dei galeoni piene di tesori, ma il rispetto della dignità delle persone.

    3. mi correggo è stasera l’incontro a S. Michele su no slot anche nel veronese

    4. NO SLOT NO DROGA
      A volte l’insulto più grave, quello che fa più male, è l’insulto all’intelligenza, a quella oppressa e stordita, all’altra accartocciata su se stessa per umiliazione e violenza.
      Quando non c’è scampo per la giustizia e l’ingiustizia la fa da padrona, allora è tempo di mettersi a mezzo, di traverso, occorre farlo senza intendimenti sottobanco, mediazioni di accatto, interessi che rapinano il rispetto per se stessi e per gli altri, soprattutto di quanti non sono più in grado di erigere difesa a un limite che non sia solo quello imposto da una legge, da una regola, un limite che noi riconosciamo e siamo all’altezza di onorare.
      Nella vita si può esser anche l’ultimo degli uomini, ma perfino quell’uomo non potrà sfuggire al carico della propria dignità.
      Nel mio servizio alla Comunità Casa del Giovane ho la possibilità di incontrare parecchi ragazzi, per quanto nelle mie capacità di contribuire ad accoglierli ed accompagnarli per un pezzo di strada importante.
      Luca è un giovane adulto, un bel ragazzone, ma poco consapevole delle proprie potenzialità, assai sbilanciato sul fare meno fatica possibile per arrivare alla meta, tutto teso ad architettare piani strategici per ottenere quanto il proprio desiderio imbizzarrito gli frusta al fianco.
      Un ragazzo come tanti altri allo sbaraglio, in famiglia, in classe, in strada, uno dei tanti al palo e poco atteso al rientro a casa.
      Un giorno mi chiama sul telefonino: “Vince devo raccontarti una cosa, ho bisogno di parlare con te, vengo domani”. Lì per lì ho pensato: avrà combinato qualche casino, ne avrà fatta una delle sue, infatti se i guai non lo cercano, è lui ad andare a scomodarli.
      Il giorno seguente ci incontriamo, come sempre è tirato a lucido, ma questa volta è più tirato del solito, sembra un foglio di carta posizionato di traverso, non occupa spazio.
      “L’altra sera stavo tornando a casa, mentre aspettavo il pulman, tra le dita mi è salita una moneta da due euro, c’era un po’ di tempo, sono entrato in quel bar, l’ho buttata giù, ho pigiato qualche tasto e…….Mi è arrivato addosso per qualche istante un rumore persistente, mi sono ritrovato nelle tasche centonovanta euri, e….. Brava la mia slot mi sono detto”.
      Invece di andare a casa, mi sono recato dove gironzolano i plotoni di ragazzi arresi in partenza, quelli come me insomma. Mi sono fatto un bel regalo, ho comprato qualche grammo di coca, qualche bottiglia di birra, e mi sono lasciato naufragare da ogni aspettativa.
      Luca è un ragazzo fragile, non gli riesce di inventarsi un piccolo presente, figurarsi un pezzo di futuro, frequenta la comunità qualche ora al giorno per tentare di rialzare la testa, è una fatica immane, un percorso aspro, pieno di sali-scendi, non sempre c’è energia sufficiente per attingere resistenza, per opporsi all’occasione facile di un travestimento, una mimetizzazione, una appropriazione indebita per non risultare inappropriati.
      Quella slot con le sue lusinghe, le promesse, le belle bugie, ha reso analfabeta la fatica e i bisogni, il reale intorno, in un attimo ha reso vano il contributo di tanti operatori, ha umiliato il dolore di una famiglia allo stremo, ipnotizzando la necessarietà di una speranza da riempire di contenuti.
      Slot che ammicca, che ammalia, che riduce a brandelli quanto quella droga tirata su con ingordigia.
      Si tratta di una accoppiata che non fa prigionieri.
      Non ci sono tante cose da dire a Luca, che già non sappia, tante liturgie da esplicitare con largo consumo di aggettivi, forse è più consono rammentargli quanto ha detto un mio grande amico scrittore: “ un uomo è ciò che opera, ciò che ha fatto, ciò che ha commesso, se lo dimentica è un bicchiere capovolto sulla tavola, un vuoto chiuso”.
      Non dimenticarlo Luca, no slot, no droga.

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