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  • Una nuova stagione

    Pubblicato il 24 settembre 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Care amiche, cari amici,
    torno a scrivere dopo una lunga estate; un’estate impegnativa dal punto di vista professionale – è un periodo difficile per tante imprese e tanti artigiani – ma culminata con un lieto evento: il matrimonio di mia figlia Mariangela. A lei e a Eugenio Calearo Ciman auguro ogni bene.

    L’estate è iniziata con l’affermazione alle elezioni europee del premier Matteo Renzi; dopo poco però è arrivata la doccia fredda dei dati macroeconomici: zero crescita e disoccupazione sempre più alta.
    Nessuno ha l’illusione che bastino pochi mesi a sbloccare un paese fermo da anni e per questo ci siamo sempre sottratti alla critica sterile. Inoltre, parte dell’azione del governo è stata chiaramente ispirata al riformismo che abbiamo tanto sostenuto in tempi non sospetti e quindi speriamo in un reale cambiamento.

    Prendiamo il Jobs Act: sono anni che ripetiamo che si deve mettere mano a un mercato del lavoro complicato e caratterizzato da forti disuguaglianze (ricordo ad esempio questo intervento del 2011 quando tentammo di introdurre il concetto di flexecurity nel partito in cui allora militavo).
    Sosteniamo il “contratto indeterminato a tutele crescenti” ispirato appunto ai principi della flexsecurity: un contratto unico che prevede che le tutele aumentino gradualmente con il passare del tempo.

    I più giovani hanno un percorso lavorativo fatto spesso di contratti diversi da quello subordinato: progetto, chiamata, partita IVA, lavoro interinale, cooperative vere e false, associazioni in partecipazione vere e false. Tutto ciò per queste persone ha significato nessun diritto alla maternità, alla malattia e zero tutela in caso di risoluzione del rapporto, pochi contributi pensionistici, nessun tfr.
    Il Governo intende intervenire giustamente su diversi fronti: ammortizzatori sociali, incentivi per l’occupazione, semplificazione delle procedure, tipologie contrattuali, tutela della maternità.

    In questo contesto la riforma del lavoro è solo una delle misure necessarie – ma non sufficienti – al rilancio dell’economia e per questo il dibattito sull’Articolo 18 non mi entusiasma; anzi ho il timore che sia solo strumento per una lotta di posizionamento interna al partito del premier.
    Renzi deve governare e portare avanti le riforme, ma un grande leader non cerca lo scontro strumentale e simbolico ogni giorno; un grande leader deve saper guidare il Paese da statista con i nervi sempre saldi. Invece, nel momento di riforme cruciali, il partito di maggioranza relativa sembra sull’orlo della spaccatura, lacerato da antichi conflitti.

    Una volta ancora penso che un centro riformista e popolare sia necessario perché questa fase di rinnovamento prosegua e non sia nelle mani di un uomo solo al comando, determinato sì, ma troppo spesso ostaggio di veti incrociati.

    Anche in questa stagione manterremo fede alle nostre idee, guardando lontano e non pensando alla convenienza del momento. Un lavoro costante di semina prima o poi dà i suoi frutti. Chi l’avrebbe mai detto, qualche anno fa, che la flexecurity sarebbe arrivata in cima all’agenda di governo?

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