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  • Veneto, la fine di un’era

    Pubblicato il 6 giugno 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il Veneto è scosso da uno scandalo di dimensioni enormi, uno shock da cui sarà difficile riprendersi se non con una svolta radicale. È finita un’epoca, una fase di gestione del potere arrogante e personalistica stroncata ancora una volta dalla magistratura.
    Galan è il simbolo di una intera generazione di amministratori che anni fa sembrava invincibile; ricordate quando tutti parlavano del “forzaleghismo”?
    Di quella stagione rimane ben poco: i berlusconiani sono ridotti ai minimi termini e i leghisti in perenne crisi di identità. I grandi leader delle due “sponde” del Veneto, Galan da un lato e Tosi dall’altro, pur vivendo storie differenti, stanno entrambi passando un momento difficile. Galan appunto per il Mose, Tosi per gli scandali casalinghi di cui abbiamo ampiamente parlato.
    Quest’ultima inchiesta veneziana rappresenta quindi l’epitaffio del forzaleghismo, la fine di una stagione politica.
    Galan è un personaggio che ha gravitato da sempre nell’area berlusconiana: prima manager di Publitalia, poi deputato di Forza Italia e in seguito presidente della regione. Un fedelissimo di Silvio Berlusconi, di fatto il suo luogotentente nel nord-est: per 15 anni ha guidato il Veneto, tra grandi opere, asfalto, dighe e ospedali.
    Purtoppo per l’ennesima volta un “gruppo di potere” nel nostro paese viene costretto a farsi da parte non per i miseri risultati raggiunti o per l’usura del tempo, ma a causa di indagini. In questo senso gli arresti di Scajola e Dell’Utri sembrano scandire, insieme allo scandalo del Mose, gli ultimi momenti di quella “rivoluzione liberale” annunciata nel 1994 dal Cavaliere e poi mai avvenuta.

    Lo scandalo veneziano lancia ombre inquietante anche nel centro-sinistra: il sindaco di Venezia Orsoni è accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti ed è stato arrestato anche il consigliere regionale del Partito democratico Giampiero Marchese; segno che il bisogno di un cambio non riguarda una parte sola.

    Per una regione e un paese che provano a rialzarsi è una botta durissima, sia dal punto di vista economico che morale; quando si delinea un vero e proprio sistema di corruzione significa che il marcio è radicato e che una intera classe dirigente deve farsi da parte.
    Attendiamo l’evolversi delle indagini, non è questa la sede del processo; rimane comunque un allarmante dato politico: è l’ennesima stagione che si conclude solo per l’intervento della magistratura.

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