On. Giampaolo Fogliardi

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  • Buon lavoro a Renzi, ma non canti vittoria troppo presto

    Pubblicato il 6 giugno 2014 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Le recenti elezioni europee hanno segnato una brusca battuta d’arresto per il populismo di Grillo e la sua politica del “tanto peggio, tanto meglio”; ha prevalso una linea più pragmatica ed europeista incarnata da Matteo Renzi che esce rafforzato da questa tornata elettorale.
    Auguro al premier di riuscire a portare a compimento le riforme promesse: il tempo a disposizione è poco e la crisi non è certo passata.

    La disoccupazione giovanile è al 43,3%, si tratta del massimo storico; inoltre la Corte dei conti ha appena definito i famosi ottanta euro un “surrogato” rispetto a ciò che servirebbe, cioè un “un disegno razionale, equo e strutturale di riduzione e redistribuzione dell’onere tributario”. Sempre secondo la Corte dei conti: “Politiche redistributive basate sulle detrazioni di imposta così come scelte selettive rientranti nell’ambito proprio e naturale della funzione dell’Irpef, affidate a strumenti “surrogati” (prelievi di solidarietà, bonus, tagli retributivi) sono all’origine di un sistematico svuotamento della base imponibile dell’Irpef finendo per intaccare la portata e l’efficacia redistributiva dell’imposta”.

    Il bonus quindi può tamponare per alcuni l’emergenza, e non sono qui a criticarlo, però bisogna passare subito alla fase delle riforme di sistema.

    Scelta europea ha subito una dura sconfitta, è rimasta stritolata nel dualismo Renzi-Grillo. Per il progetto promosso da Scelta civica si è trattato di una dura battuta d’arresto, nessuno può nasconderlo. Con serietà il segretario Stefania Giannini e il capogruppo alla Camera Andrea Romano hanno dato le dimissioni. Ora deve iniziare una nuova fase, sia di elaborazione politica, ma anche di radicamento sul territorio, o la spinta si esaurirà presto. Dopo il passo indietro di Monti è mancata una leadership nazionale riconosciuta e non è passata più un’idea forte all’elettorato riformista.
    L’analisi dei flussi elettorali dice che molti elettori moderati si sono spostati su Renzi e nessuno può negare l’abilità dell’ex-sindaco di Firenze.
    Però Renzi non canti repentinamente vittoria: il centrodestra è in crisi, ma sommando tutti i voti d’area si capisce che c’è una fetta consistente di elettorato che attende la nascita di una nuova destra post-berlusconiana; allo stesso tempo non dimentichi che molti esponenti del Pd che ora brindano con lui, solo pochi mesi fa lo consideravano un “corpo estraneo” e avrebbero fatto esattamente tutto il contrario di ciò che lui ha fatto in questi mesi (garantendo poi la vittoria al Pd…).
    Quindi attenzione, perché in politica il vento cambia rapidamente e anche Grillo, seppur ridimensionato, ha portato a casa un buon risultato.
    Penso che l’esperienza politica partita da Monti abbia seminato frutti che non ha saputo poi raccogliere. La linea politica riformista del Governo non è infatti così distante dal solco tracciato da Monti o da molte idee messe in circolo in questi anni da Pietro Ichino. Da un punto di vista di cultura politica sono fiero di aver contribuito a questa prospettiva.

    In quei giorni critici del 2011, quando lo spread era al massimo e Berlusconi era ancora “in sella”, Scelta civica ha rappresentato un progetto di rottura degli schemi, ha dato nuova linfa al pensiero riformista, moderato e liberale, ha messo finalmente le competenze delle persone in primo piano.

    Tutto ciò, lo sappiamo, non basta per “fare politica”, per organizzare una azione duratura e coerente sul territorio, ma l’energia messa in moto ha sicuramente contribuito all’evoluzione del pensiero politico attuale, mettendo alcuni temi a noi cari in cima all’agenda.
    Quindi, pur dispiaciuto della sconfitta, non penso che le idee di fondo fossero errate; le abbiamo messe in circolo a favore di tutto il Paese. Anche di questo Governo, che ora ha la fiducia di molti cittadini, ha potuto trarne ispirazione.

    Da persone serie auguriamo a Renzi di fare bene e di portare l’Italia fuori dalla crisi, ma non dia nulla per scontato nel proprio cammino: le resistenze al cambiamento sono ancora molte e la cultura riformista e liberale è un patrimonio da coltivare giorno dopo giorno.

  • Veneto, la fine di un’era

    Pubblicato il 6 giugno 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il Veneto è scosso da uno scandalo di dimensioni enormi, uno shock da cui sarà difficile riprendersi se non con una svolta radicale. È finita un’epoca, una fase di gestione del potere arrogante e personalistica stroncata ancora una volta dalla magistratura.
    Galan è il simbolo di una intera generazione di amministratori che anni fa sembrava invincibile; ricordate quando tutti parlavano del “forzaleghismo”?
    Di quella stagione rimane ben poco: i berlusconiani sono ridotti ai minimi termini e i leghisti in perenne crisi di identità. I grandi leader delle due “sponde” del Veneto, Galan da un lato e Tosi dall’altro, pur vivendo storie differenti, stanno entrambi passando un momento difficile. Galan appunto per il Mose, Tosi per gli scandali casalinghi di cui abbiamo ampiamente parlato.
    Quest’ultima inchiesta veneziana rappresenta quindi l’epitaffio del forzaleghismo, la fine di una stagione politica.
    Galan è un personaggio che ha gravitato da sempre nell’area berlusconiana: prima manager di Publitalia, poi deputato di Forza Italia e in seguito presidente della regione. Un fedelissimo di Silvio Berlusconi, di fatto il suo luogotentente nel nord-est: per 15 anni ha guidato il Veneto, tra grandi opere, asfalto, dighe e ospedali.
    Purtoppo per l’ennesima volta un “gruppo di potere” nel nostro paese viene costretto a farsi da parte non per i miseri risultati raggiunti o per l’usura del tempo, ma a causa di indagini. In questo senso gli arresti di Scajola e Dell’Utri sembrano scandire, insieme allo scandalo del Mose, gli ultimi momenti di quella “rivoluzione liberale” annunciata nel 1994 dal Cavaliere e poi mai avvenuta.

    Lo scandalo veneziano lancia ombre inquietante anche nel centro-sinistra: il sindaco di Venezia Orsoni è accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti ed è stato arrestato anche il consigliere regionale del Partito democratico Giampiero Marchese; segno che il bisogno di un cambio non riguarda una parte sola.

    Per una regione e un paese che provano a rialzarsi è una botta durissima, sia dal punto di vista economico che morale; quando si delinea un vero e proprio sistema di corruzione significa che il marcio è radicato e che una intera classe dirigente deve farsi da parte.
    Attendiamo l’evolversi delle indagini, non è questa la sede del processo; rimane comunque un allarmante dato politico: è l’ennesima stagione che si conclude solo per l’intervento della magistratura.

  • Con Scelta europea per affrontare il futuro

    Pubblicato il 23 maggio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il 25 maggio dobbiamo scegliere l’Europa, rafforzare il progetto europeo e spingere per un’unione snella ed efficace che porti avanti riforme liberali

    Scelta Europea è l’unica forza politica italiana che si colloca chiaramente nel solco di questi valori: aderisce all’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei e sostiene la candidatura alla presidenza della Commissione europea di Guy Verhofstadt.

    Crediamo che l’Europa rappresenti il nostro futuro, ma dobbiamo migliorarla, senza indugi e con dei valori chiari.

    Tornare al passato, nel mondo globalizzato del 2014, sarebbe un suicidio, una utopia non realizzabile, una scorciatoia che ci porterebbe dritti nel baratro.

    Dobbiamo essere pronti alle sfide che il mondo ci lancia, non sperare di “svalutare la lira” e arrangiarci un po’come capita. Non sono gli anni ‘80: dobbiamo rapportarci con i paesi emergenti e le grandi potenze; in questo contesto, anche la Germania, per quanto forte, avrebbe poco peso.

    L’Europa è un grande sogno, ma anche un utile strumento per garantire alle future generazioni pace e prosperità.

    Le ricette facili e populiste e le scorciatoie sguaiate purtroppo non servono a nulla.

    L’Europa è la nostra casa, facciamola funzionare al meglio, votiamo Scelta europea.

  • Né Renzi né Grillo

    Pubblicato il 23 maggio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Viviamo da mesi in campagna elettorale: Renzi ha bisogno di rafforzare e legittimare la propria posizione, Grillo cerca di dargli la spallata e Berlusconi, ormai relegato in seconda fila, prova ad emergere come può. Una situazione utile più alle pagine di cronaca politica e ai talk show che all’Italia.
    In pratica la sfida Renzi-Grillo lascia un grande vuoto nell’area moderata del Paese; se l’ex comico è il populismo fatto a persona, anche il premier sa come difendersi su quel fronte.
    Rimangono due figure non sovrapponibili, ma nessuno mi pare adatto a raccogliere il voto moderato. Tantomeno mi sembrano spendibili Alfano, Berlusconi o Casini, figure logore e in perenne lotta intestina.
    Per questo ci sono ampi spazi di manovra al centro; partiamo dall’esperienza di Scelta Europea, ma potremmo allargarci a quanti non si vogliono arrendere alla “guerra dei populismi”, a questo stato di campagna elettorale permanente a cui cui potrebbero condannarci Renzi e Grillo.
    Ho letto con interesse l’intervista che Corrado Passera ha rilasciato al Corriere della Sera, ha delineato una ricetta molto pragmatica:

    Siamo per uno Stato che stia fuori dagli affari, più magro e più tonico, più leale e più digitale. Si occupi di regole, controllo e programmazione e non di gestione. Al Sud non si arriva senza le ferrovie… e allora facciamole, invece di sprecare i fondi strutturali in mille rivoli. Ma voglio uno Stato verificabile, che risponda ai cittadini e che riconosca la loro autonomia. Devono avere più libertà di scelta, ad esempio, se incassare anticipatamente il Tfr o no. E poi ci vuole rispetto delle capacità e del merito in tutto, dalla scuola alla sanità.

    Inoltre ha fatto riferimento a una ispirazione “popolare”

    Il carattere del mio progetto è popolare nell’accezione europea del termine con forte iniezione liberale. Siamo per l’economia di mercato combinata ad una grande sensibilità sociale. Non lasceremo alla sinistra la rappresentanza del ceto medio produttivo e del terzo settore e la sfideremo sulla lotta alla povertà.

    L’anlisi della situazione attuale è molto lucida e condivisibile, attendiamo gli sviluppi di questa proposta.

    Leggi l’intervista sul sito del Corriere della Sera

  • La scelta europea

    Pubblicato il 16 maggio 2014 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook


    Oggi abbiamo incontrato il senatore Gianluca Susta, capogruppo al senato di Scelta civica e già europarlamentare, che ha presentato a Verona il progetto di Scelta europea, lista che sostiene la candidatura di Guy Verhofstadt alla presidenza della commissione europea.
    Susta ha ribadito come in Europa noi liberaldemocratici vogliamo batterci contro questo consociativismo tra PPE e PSE, questo asse Parigi-Berlino che non ha prodotto nulla di buono. Dobbiamo rivedere i trattati e andare verso una Europa veramente federale.

    Mariangela Fogliardi, coordinatrice di scelta civica Verona ha introdotto così lo spirito dell’incontro:

    L’Europa è il futuro della nostra città. Serve un’Unione migliore e per questo diciamo no all’isolamento del nostro paese e al populismo i quali rappresenterebbero un danno gravissimo anche per una città dalla vocazione internazionale come Verona: pensiamo all’export della nostra industria, dell’agroalimentare o ai milioni di turisti che arrivano ogni anno. L’Europa è il futuro e dobbiamo agganciarci agli standard dei partner migliori; guai usare l’Europa come capro espiatorio di ogni malanno: siamo fermi da vent’anni perché nel nostro Paese non siamo riusciti a fare quelle riforme che ora proponiamo e sosteniamo. Le sfide che ci attendono nel mondo globalizzato, dall’istruzione, all’immigrazione, al cambiamento climatico, non sono affrontabili dai singoli stati: rischiamo di perdere tutti nel confronto con i colossi emergenti. L’Europa è una grande opportunità e dobbiamo mandare a Bruxelles i nostri migliori uomini per costruire un continente libero, dinamico e prospero. Per questo sosteniamo Guy Verhofstadt: per riformare anche l’Europa.

    All’incontro era presente anche il candidato di Scelta europea per la circoscrizione Nord Est Giovanni Battista Scaroni

  • Grillo urla, ma in Europa non conterà nulla

    Pubblicato il 15 maggio 2014 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Il voto si avvicina e come sempre si alzano i toni dello scontro: in quest’arte Beppe Grillo è maestro. Ma non ci convince: le sue ricette sono puro populismo e chi lo segue da tempo ormai dovrebbe aver notato come ondeggia tra destra e sinistra cercando solo di screditare ogni avversario senza mai sporcarsi le mani nel governo della cosa pubblica.
    Con chi farà squadra in Europa Grillo? Non si sa, rimarrà isolato a urlare e non porterà nessun risultato concreto all’Italia; più o meno quello che fa a livello nazionale, dove però ha una percentuale di seggi rilevante.
    Dopo gli ultimi gravi scandali dell’expo propone di chiudere tutto: a sentire Grillo dovremmo fermare il Paese: niente Tav, niente expo, nessun investimento: il classico caso di chi preferisce ammazzare il paziente anziché cercare una cura per tenerlo in vita.

    Ho letto questo interessante passaggio sull’Huffington post che riassume bene il populismo di Grillo:

    Dopo aver pescato a mani basse nell’immaginario identitario della sinistra italiana, da Pertini a De Andrè, da Gaber a Berlinguer, una volta conquistata quella fetta di elettorato deluso, non senza motivi, dai partiti progressisti tradizionali, Grillo ha indirizzato i suoi cittadini verso una deriva conservatrice

  • Gioco d’azzardo: sostegno alle famiglie

    Pubblicato il 14 maggio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Il disegno di legge in materia di Gioco d’azzardo patologico prosegue il suo iter. La relatrice del testo unificato ‘Disposizioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione della dipendenza da gioco d’azzardo patologico’ in discussione in Commissione Affari Sociali della Camera”, Paola Binetti, ha dichiarato:

    Oggi in Commissione Affari Sociali abbiamo votato gli emendamenti all’articolo numero 4 del disegno di legge in materia di Gap (gioco d’azzardo patologico). Più precisamente è stato dato il via all’istituzione di un portale online a sostegno delle famiglie e dei giocatori ed è stato dato lo stop alla creazione di nuovi giochi per i prossimi cinque anni.

    Sono anni che seguo la questione e mi fa piacere che le batteglei iniziate quando sedevo in parlamento continuino; mi auguro che il testo arrivi il prima possibile in aula. La ludopatia è una piaga sociale che va combattuta da tutte le forze politiche.

  • Quoziente Famigliare? Meglio tardi che mai

    Pubblicato il 9 maggio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    “Meglio tardi che mai” si suol dire, e in questo caso lo prendiamo alla lettera: finalmente si torna a parlare di quoziente famigliare, in sostanza di un fisco più equo per favorire la famiglia. In questa proposta di legge che presentai alla Camera dei Deputati nel 2008 ne proponevo appunto l’introduzione.

    Ora si torna a parlarne e spero che si giunga finalmente a un fisco più sensibile per le famiglie.
    Negli ultimi provvedimenti infatti non si tiene conto del peso dei figli a carico, come ricordano su lettera43.it

    Il caso più eclatante di squilibrio, cui ha fatto riferimento lo stesso Delrio come evidenziato da Repubblica, riguarda una omissione evidente e nota: chi è stato lasciato fuori dal bonus perché guadagna, ad esempio, 28 mila euro (il bonus infatti si esaurisce a 26 mila) non avrà diritto a niente anche se ha un solo stipendio e figli a carico (a fronte di un single che si troverà il bonus in busta-paga).
    Ma ci sono altre sperequazioni. A esempio il bonus pensato da Matteo Renzi avvantaggia quelle famiglie nelle quali lavorano entrambi i coniugi rispetto ai nuclei monoreddito. Qualora rientrino nei limiti di reddito le prime infatti nei prossimi mesi è previsto che possano contare su 160 euro mensili invece, anche a parità di numero di figli.

    Di fatto in questo momento le famiglie monoreddito con figli a carico sono svantaggiate.
    Se vogliamo difendere l’istituto della famiglia dobbiamo ripensare il fisco in chiave famigliare, altrimenti si tralasciano delle variabili fondamentali per l’equità sociale. Mi fa piacere che il tema, su cui mi batto da anni, sia tornato nell’agenda del governo. Ora si proceda a una vera riforma del fisco.

  • Guardare a Moro con occhi nuovi

    Pubblicato il 8 maggio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Oggi è l’anniversario della morte di Aldo Moro, ritrovato cadavere il nove maggio del 1978 in Via Michelangelo Caetani, una strada nel cuore di Roma, posta  a metà fra la sede della Democrazia Cristiana e quella del Partito Comunista.

    Un avvenimento che ancora a distanza di molti anni suscita grandi emozioni, sia per chi ha vissuto quell’epoca che per chi la ha studiata nei libri di storia. Una cosa è chiara: fu uno dei passaggi più delicati della nostra storia repubblicana. Il mistero che ancora lo avvolge aumenta l’interesse per un uomo che si trovò chiaramente al crocevia di tante, troppe storie, in un periodo di grandi cambiamenti.

    Tuttavia il messaggio di Moro non va celebrato solo per la sua grandezza come uomo delle istituzioni o innovatore politico, ma dobbiamo cogliere il senso profondo, la cultura, l’etica integerrima e la grande tensione ideale che lo fecero diventare uno dei personaggi chiave della nostra storia recente.

    In quest’ottica ho apprezzato molto il commento dell’amico Lucio Dubaldo che ha parlato di un concetto interessante, che potremmo riassumere come l’”intransigenza” di Moro: un rifiuto della bassa politica, dell’insufficienza e dell’arroganza di parte della classe dirigente. Se caliamo questo spirito nel mondo attuale, di disgregazione sociale e sfiducia nella politica, possiamo capire la lungimiranza dello statista. Secondo D’Ubaldo, questo atteggiamento

    Ci obbligherebbe pertanto a essere intransigenti – con noi stessi prima di tutto – perché solo in questo modo, al cospetto dei mali odierni della società e della democrazia, potremmo contribuire a rimuovere l’ostilità o perlomeno la diffidenza di milioni di cittadini che rifiutando una politica inadeguata, priva del fuoco vero della speranza e del rigore, vanno ad accrescere le file della protesta, quindi della contropolitica e del populismo, nel migliore dei casi dell’astensionismo.

    Il caso Moro è allo stesso tempo simbolo di un Paese dove le trame oscure sembrano sempre guidare la storia, dove la giustizia non riesce ad arrivare mai fino in fondo e quindi preclude simbolicamente un nuovo corso, un rapporto rinnovato tra lo Stato e i cittadini. Il caso Moro ha un valore ancora attuale e pesa sulla nostra storia e sulle nostre coscienze. Sempre D’Ubaldo:

    In effetti, finché non sarà squarciato il velo di reticenze annidate nei recessi di un potere sfuggente, ma reale e incombente, neppure sarà avviata in maniera concreta e con ritrovata fiducia una nuova fase della vita civile e politica del Paese. Senza verità non c’è moralità, quindi non c’è speranza di quel rinnovamento profondo che attinge alla serietà e alla bontà della battaglia per il bene comune.

    Quindi ancora oggi, nel 2014, abbiamo tanti motivi per riscoprire la figura di Aldo Moro, senza fermarci alla celebrazione “classica” del grande statista, ma approfondendo i lati meno conosciuti del suo pensiero e della sua attività politica.

    Leggi l’articolo integrale “Perché aggiornare l’immagine di Aldo Moro

  • Per una riforma organica del lavoro: le tutele crescenti

    Pubblicato il 2 maggio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Parliamo di lavoro dopo il primo maggio, o meglio, di lavori. Il lavoro è uno dei temi cardine di questi tempi: la disoccupazione è alta e il mercato del lavoro necessita di riforme da anni. Purtroppo ha ricevuto vari “aggiustamenti”, mai una riforma organica. Quindi viviamo in un sistema lacunoso, inefficiente e pieno di contraddizioni.
    Uno dei temi controversi della riforma riguarda i contratti a determinato: se si agisce solo in quest’ambito, lasciando immutati i contratti a tempo indeterminato si incentiva solo la prima formula. Infatti nel 2011 le assunzioni a tempo indeterminato erano il 18% del totale dei nuovi contratti e nel 2013 la quota è scesa all’11%.
    Come ricorda Pietro Ichino, invece che proseguire a piccoli rinnovi, sarebbe meglio un contratto a tutele crescenti. Si dovrebbe procedere istituendo:

    accanto al triennio di contratto a termine libero, anche un triennio in cui si possa anche assumere a tempo indeterminato a cuor leggero, perché se le cose andranno male si potrà sciogliere il rapporto senza complicazioni giudiziarie, semplicemente pagando una indennità di licenziamento predeterminata. Cosìimprenditori e lavoratori saranno più liberi di investire sulla formazione professionale specifica: cosa che nessuno fa volentieri se il programma contrattuale è limitato a sei o dodici mesi. Poi, che cosa accadrà dopo il triennio lo stabiliremo nella legge-delega, dettando la disciplina organica del contratto a tempo indeterminato a protezioni crescenti; ora, in sede di conversione in legge del decreto Poletti, è indispensabile quell’emendamento aggiuntivo, che faccia da ponte verso la riforma organica: per evitare che nei prossimi mesi la quota di assunzioni a tempo indeterminato si riduca sotto il 10 per cento.