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  • Acqua privata panacea di tutti i mali? Ne dubitiamo…

    Pubblicato il 25 maggio 2011 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    Sul tema della privatizzazione dell’acqua interviene l’amico Pietro Clementi, avvocato amministrativista, già sindaco di Marano e vice presidente dell’Aato con una lettera a al Rev.  Mons. Bruno Fasani del settimanale Verona Fedele.

    Una riflessione che consiglio di leggere a tutti.

    Rev. Monsignore,

    Mi permetto qualche osservazione sul problema dell’acqua, con riferimento alla Sua risposta sul numero del 15 maggio scorso.

    E’ vero che si discute della gestione dell’acqua, e non della sua proprietà; peraltro è chiaro che chi la gestisce si trova in situazione assai vicina a quella del proprietario.

    A me sembra però (qualcosa conosco del problema essendo stato per alcuni anni vice presidente dell’AATO  – Consorzio di tutti i Comuni della Provincia per la gestione dell’acqua) che il problema non sia quello dei dipendenti, che le “Aziende Municipalizzate SpA” potrebbero assumere come vogliono e senza concorso e che sarebbero “vere e proprie riserve elettorali, attraverso assunzioni che sono di fatto voti di scambio”, mentre, a Suo dire, le ditte private “concorrenti tra loro” avrebbe l’obbligo di assumere per concorso e di “calmierare i prezzi verso il basso”.

    Io mi auguro che Acque Veronesi o AGS siamo amministrate molto più correttamente  di come Lei descrive; non escludo che qualche irregolarità possa esserci, come in tutte le organizzazioni pubbliche o private, ma credo sia facilmente sostenibile che la descrizione da Lei fatta sia quanto meno molto “di parte”, ossia eccessivamente negativa.

    Mi permetto di ricordare che le attuali società di gestione di Verona sono amministrate da tutti i Sindaci della Provincia, e mi rifiuto di credere che essi siano tutti lottizzatori.


    Non corrisponde poi al vero neppure l’affermazione che i privati abbiano l’obbligo di assumere per concorso; è una Sua idea fantasiosa  cui si contrappone la realtà della libertà di assunzione di qualsiasi ente privato.

    E per quanto riguarda i prezzi, posso dirLe che l’acqua amministrata da Enti pubblici costa meno di quella amministrata dalle società (di solito francesi) private.

    Io credo però che, ampliando l’argomento, non sia condivisibile la tesi da Lei esposta  e che da decenni ci viene illustrata – che la concorrenza sia la panacea delle attività economiche, che i concorsi siano l’unica soluzione per la scelta dei soggetti più meritevoli, e che le soluzioni affidate ai privati siano le più opportune e le più economiche.

    Non è così.

    Molti se ne stanno accorgendo.

    Il problema è più complesso.

    I privati (quelli che Lei chiama le ditte concorrenti) li abbiamo visti all’opera recentemente.

    Devo ricordare a Lei quali disastri abbiano provocato le banche, le assicurazioni, i gestori dei fondi, tutti Enti tra loro “concorrenti”?

    Ci si sta già dimenticando di ciò, anche se, invece, anche a Verona, siamo ancora nel mezzo del guado?

    E non ha mai sentito parlare dei “cartelli”, cioè degli accordi fra imprenditori, proprio per vanificare la concorrenza?

    Anche questi sono accordi tra privati.

    Io credo che, per essere obiettivi, si debbano mettere in luce le carenze della gestione pubblica (e, quindi, anche della politica, anche di quella a Lei più consona), ma senza mitizzare le gestioni private.

    C’è del buono e del cattivo in tutti e due i settori; io credo sia sempre necessario equilibrio e freddezza nell’analizzare i problemi e nel fornire opinioni.

    E quindi, di volta in volta, è necessario scegliere con la fiducia che la scelta sia positiva.

    C’è un altro elemento che è necessario tenere presente: il servizio pubblico.

    L’Ente pubblico ha come propria missione fornire ai cittadini i servizi necessari, mentre il privato cerca di ottenere, attraverso la propria attività (che può essere un servizio pubblico) un utile; a volte il servizio non viene dato o viene ridotto, ove sia in contrasto con l’utile.

    Mi permetto di ricordare che l’energia elettrica venne portata nelle zone disagiate e montane quando essa venne gestita dal pubblico (i Comuni o l’AGSM).

    Mi permetto di ricordare che le cabine telefoniche sono state eliminate da un certo momento in avanti quando non rendevano più (e chi non aveva il proprio telefono rimase senza), e il criterio dell’”economicità” prevalse su quello dell’interesse pubblico.

    Torno all’acqua – gli acquedotti erano comunali o privati?

    La gestione del servizio idrico non è facile, anche perché – molti se ne dimenticano – è collegata alla depurazione e agli scarichi.

    E’ pacifico che molte aziende sovranazionali stanno aspettando di “mettere le mani” sulla gestione dell’acqua, non certo per rendere un servizio migliore (non è questo il loro scopo) ma per guadagnare; e questo non è approvabile, ed è per questo che non si vorrebbe che questo bene venisse gestito da privati poco o tanto speculatori.

    Lei mi obietterà: siamo sicuri che il “pubblico” gestisca bene, o meglio, l’acqua?

    Non siamo sicuri.

    Ma dobbiamo cercare di ottenere il risultato migliore, lasciando la gestione in mano ai Comuni e ai loro Consorzi.

    Posso ipotizzare che l’acqua in Lessinia non la avrebbero portata i privati, perché sarebbe stato un costo che non rendeva.

    Qui si innesterebbe il discorso sullo Stato (ed enti locali) e sui suoi compiti e sulle sue finalità, e via via.

    Non possiamo parlarne, perché andremmo – in parte – fuori tema.

    Ma è da qui che occorre partire.

    Le scuole, la sanità, gli anziani, le strade, l’esercito, l’immondizia, l’energia, la comunicazione, ecc. ecc. a chi spettano?

    Sarebbe bene parlarne.

    Possibilmente senza condizionamenti ideologici (da una parte o dall’altra).

    Adesso mi aspetto la Sua (consueta) risposta tagliente.

    Cordialmente.

    avv. Pietro Clementi

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    2 risposte a “Acqua privata panacea di tutti i mali? Ne dubitiamo…”

    1. Articolo bellissimo,ma visto che era diretto a Mons. Fasani, prelato rigoroso e allineato politicamente,è molto diplomatico

    2. L’ Articolo mi è piaciuto perchè è molto chiaro e convincente. L’ acqua è un dono di Dio, è sacra perchè è indispensabile per la vita e pertanto la SUA GESTIONE non può essere affidata ai privati come se fosse una merce qualsiasi. Mi dispiace che sia di parere contrario proprio un sacerdote che dovrebbe difenderla a spada tratta.

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