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  • Chi si ferma è perduto

    Pubblicato il 24 maggio 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Beppe Grillo, dopo i buoni risultati del suo movimento alle ultime amministrative, si è gettato nel consueto turpiloquio con un obiettivo ben preciso: attaccare Bersani e quindi il Partito democratico.

    Siamo, secondo il leader carismatico del Movimento 5 stelle, Zombie, Vampiri, Mummie e Mezzi Morti. Un elenco che denota una certa passione per il cinema di genere.

    Se ci attacca con questa foga e quest’ansia significa invece che siamo vivi e che siamo in questo momento il partito centrale nello scacchiere intricatissimo della politica nazionale. I risultati delle amministrative ce lo confermano.

    Ora, sta a noi lavorare perché la vittoria non si riveli una vittoria di Pirro. Siamo il più grande partito del Paese, sappiamo che la situazione è difficile e che non c’è nemmeno un minuto per sedersi sugli allori. Tutto è in continuo movimento e gli scenari, da qui a 12 mesi, potrebbero capovolgersi.

    C’è Grillo, novello leader di partito (ma non diteglielo che si arrabbia) che cavalcherà il successo, ma dovrà anche strutturarsi per gestire la cosa pubblica (per quanto la rete sia uno strumento meraviglioso, non basta).
    Come ha scritto Michele Serra “Il movimento delle Cinque Stelle merita rispetto, non è antipolitica, è impegno civile di una moltitudine di autoconvocati, in larga parte giovani e disinteressati. Ma il linguaggio del loro leader è un problema grosso come una casa. E’ un linguaggio carico di disprezzo, maneggia la morte (spesso e volentieri) come l’insulto definitivo, non riconosce mai dignità all’avversario, è ignobile e ripugnante tanto quanto il latrato leghista”.

    C’è un Pdl estinto, ma dalle cui ceneri qualcosa nascerà (un partito dei fedelissimi di Silvio?), c’è l’incongnita del Terzo polo che non sa cosa fare da grande. E poi c’è Montezemolo che sibillino lancia messaggi a mezzo stampa e pare intenzionato a scaldare i motori per il 2013. E poi ci sono Di Pietro e Vendola che soffrono il carisma di Grillo, il più puro che epura tutti gli altri…Nel frattempo pure il quotidiano La Repubblica organizza un evento che ricorda quasi una festa di partito.

    La situazione è fluida, mobile, mutevole; liquida come la nostra società e instabile come gli indici di borsa.
    La crisi della politica non fa certo diminuire la richiesta di rappresentanza dei cittadini. Dai tecnocrati, ai populisti, ai partiti tradizionali, ai giornali, all’alta borghesia: sono tutti in movimento per fornire una prospettiva agli Italiani.
    Per questo il Pd non può rimanere fermo ad aspettare ciò che succederà, altrimenti rischia di essere travolto dagli eventi. Dobbiamo sfruttare la vittoria alle amministrative per rimetterci al centro della scena, e non per restarvi immobili, ma per essere il motore delle riforme.

    Una la legge elettorale che garantisca rappresentanza superando la “porcata” di Calderoli, le riforme costituzionali (verso il monocameralismo) un sistema di finanziamento dei partiti equilibrato e rigoroso, il risanamento dei conti pubblici: questo ci chiede il Paese.

    Con grande senso di responsabilità abbiamo sostenuto il governo tecnico quando l’Italia era sull’orlo del default, abbiamo anteposto il bene del Paese al tornaconto elettorale. La serietà e l’impegno sono stati ripagati e ora dobbiamo proseguire, rispettando tutti i nostri interlocutori, ma pretendendo rispetto. Non bastano le battute e i gestacci a risollevare il Paese, bisogna rimboccarsi le maniche con serietà e umiltà. Andiamo avanti, andiamo oltre.

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