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  • Democratici, fuori dal novecento

    Pubblicato il 25 gennaio 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ritorno da Torino carico di entusiasmo.

    Ho respirato il clima dei momenti speciali: la fase che stiamo attraversando è difficile, ma noi democratici dobbiamo tracciare il cammino per rimettere in marcia il Paese ed essere perno dell’alternativa al premier.  Per questo, la convention organizzata dal Movimento democratico fondato da Veltroni, Fioroni e Gentiloni, è stata molto di più di un semplice  incontro del movimento stesso.
    Vletroni ha parlato da da leader, con tanta passione, ma senza mai mettere in discussione il senso di unità del Pd. Ha guardato al futuro, ha posto il cambiamento come motore della nostra azione, ha disegnato una prospettiva, affascinante e allo stesso tempo concreta.
    Bersani, nel suo intervento ha aggiunto: «vedo un partito pronto alla battaglia»; proprio quello che noi vogliamo: la battaglia per il cambiamento.

    Nel nostro partito, come ha ricordato Michele Salvati, c’è adesso una linea liberaldemocratica, non neoliberista, che si offre all’intero partito come proposta più efficace per tornare a conquistare consensi perduti o mai conquistati.

    Questo è il senso del Lingotto due, che unito al rilancio delle primarie ha restituito al Pd centralità nel dibattito politico.

    Tre punti centrali nel dibattito di Movimento democratico:

    Primo: liberarci dalla tentazione di opporre al populismo berlusconiano un altro populismo, uguale e contrario. Il populismo di destra non si batte col populismo di sinistra, ma con il riformismo, con la costruzione delle condizioni necessarie a dare nuova forma alla convivenza civile.

    Secondo: affrancarci dall’illusione frontista, dal costruire schieramenti eterogenei, accomunati solo dall’essere ”contro” l’ avversario, ma incapaci di reggere la prova del governo perché non si vince senza una credibile proposta di governo e non si governa senza coesione politica e programmatica.

    Terzo: il coraggio dell’innovazione. Il nostro motto non può essere “difendere”, ma “cambiare”.
    Il Lingotto ha rappresentato un momento positivo per il Partito democratico e mi ha fatto grande piacere che fosse presente tutto il gruppo dirigente, dal  segretario Pier Luigi Bersani al  capogruppo alla Camera Dario Franceschini.
    Voglio ricordare anche la nutrita delegazione veneta a Torino, molti hanno dovuto seguire gli interventi dal maxischermo nella seconda sala tanta era l’affluenza, ma sono sicuro che gli spunti della giornata abbiano dato vigore a tutti i presenti perché, come ha scritto Eugenio Scalfari su Repubblica, «Veltroni possiede un “in più” che nessuno degli altri ha: è capace di evocare un sogno. Non il sogno dell’utopia, ma quello che emerge dalla realtà».
    Ha chiuso i lavori Giuseppe Fioroni ricordando giustamente come Il berlusconismo sia stato il diserbante di ogni riferimento etico in questi venti anni. Per questo Fioroni ha chiesto di di mettere l’emergenza di valori ed educativa al primo posto degli impegni per il Pd. E’un punto fondamentale per ricostruire il Paese e sollevarlo dal degrado morale e materiale in cui il premier lo ha trascinato.

    Scarica il discorso integrale di Veltroni

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