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  • Dimezzare il rimborso elettorale

    Pubblicato il 22 aprile 2012 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    Proponiamo di dimezzare l’importo attualmente erogato a titolo di rimborso elettorale (ovvero 0,50 euro l’anno contro 1 euro di oggi) e proponiamo la ‘commisurazione’ dell’importo non piu’ al numero degli aventi diritto al voto, ma solo ai voti validi ricevuti dalle diverse forze politiche.

    Lasciamo da parte la demagogia della politica “a gratis”, che metterebbe la politica alla mercé di tutte le lobbie, e facciamo una proposta seria ed equilibrata che mantiene il principio del finanziamento pubblico alla politica, ma lo rende compatibile con i sacrifici richiesti ai cittadini, prevedendo controlli molto piu’ severi e spese solo per le iniziative politiche e gli strumenti per realizzarle.

    Proponiamo inoltre che ciascun contribuente possa scegliere se destinare il 4 per mille dell’Irpef alle forze politiche indicandolo nella sua dichiarazione dei redditi, con un tetto massimo a livello nazionale di 30 milioni di euro nel 2013 e, a decorrere dal 2014, di 50 milioni. Rimangono possibili i contributi volontari da parte di persone fisiche, ma dimezzando il valore massimo che si portera’ in detrazione ai fini Irpef. Viene eliminata invece la possibilita’ per le societa’ private di portare in detrazione i finanziamenti versati ai partiti, a cui viene messo comunque un limite annuo di 50.000 euro, mentre e’ vietato ogni finanziamento alle forze politiche da parte di amministrazioni ed enti pubblici o societa’ a partecipazione pubblica.

    Prevediamo l’obbligo che ogni contributo superiore ai 5.000 euro sia dichiarato congiuntamente da parte di chi versa e di chi riceve al ministero dell’Interno. Inoltre sono rafforzate le regole per la pubblicita’ del bilancio, la sua certificazione da parte di società di revisione indicate dalla Consob, nonché per la rendicontazione anche alla Corte dei Conti e le sanzioni per eventuali violazioni.

    Questa è una proposta concreta, sobria ed equilibrata che ci colloca sotto il livello di Francia e Germania: il cittadino premia il proprio partito con mezzo euro votandolo. Se non lo fa, niente: schede bianche, voti nulli e astensionismo non portano un cent. Inoltre, è applicabile fin dalle elezioni del 2013.

    Per fare un esempio, nel 2008 gli aventi diritto al voto alla Camera erano circa 50 milioni, mentre gli elettori che sono andati effettivamente a votare sono stati circa 39 milioni. Sottraendo ai 39 milioni la quota di bianche e nulle, si arriva suppergiù a 35 milioni che moltiplicato 0,5 euro fanno 17,5 milioni.

    La nostra proposta non nega il principio che il costo della politica sia posto anche a carico della finanza pubblica, come accade anche in altri Paesi europei come Germania, Francia, Spagna e Inghilterra, ma mette nelle mani dei cittadini la scelta ed impone una forte stretta alle spese dell’attività dei partiti, all’insegna della sobrietà e in linea con i sacrifici imposti alla collettività. Infatti i rimborsi pubblici potranno essere utilizzati dai partiti solo per finanziare le spese elettorali e le attività di iniziativa politica.

    Scarica testo integrale: ddl finanziamento partiti

     

    2 risposte a “Dimezzare il rimborso elettorale”

    1. Già nel 1996, tre anni dopo la consultazione referendaria, si è reintrodotto un meccanismo di finanziamento pubblico.
      Nel 1999 arriva la famigerata legge sul “rimborso elettorale” (perché chiamarlo di nuovo “finanziamento pubblico” non si può), che veniva quantificato in 800 lire per ogni voto.

      Nel 2002, con il governo Berlusconi, si passa da 800 lire a 1 Euro. Un aumento più del doppio! Inoltre, la cifra calcolata per il “rimborso” è fissa e calcolata non sugli effettivi votanti, ma sul numero totale degli aventi diritto; l’unica logica sottostante a questa norma è quella del “prendi i soldi e scappa”. Da notare poi che la quota di ogni avente diritto al voto, lievitando nel corso del tempo, oggi è arrivata a 5 Euro.

      Nel mese di febbraio 2006, secondo governo Berlusconi, l’ultima disposizione che qualche populista o antipolitico definirebbe porcata parassitaria: in caso di scioglimento anticipato delle camere l’erogazione del rimborso è comunque effettuata fino alla fine naturale della legislatura. Cosa che è avvenuta con la scorsa legislatura. Quindi, partiti come Forza Italia o il PD intascheranno il doppio dei rimborsi. Insomma, per il solo 2008 l’ammontare complessivo dei “rimborsi” equivale a più di 407 milioni di Euro.

      Perché solo ora una proposta di modifica nel dimezzare il rimborso elettorale ?

      Poi la sua tesi argomentativa che in mancanza di finanziamento pubblico le lobbie o solo i più facoltosi potrebbero dedicarsi alla politica è isolita; attualmente, con il ricco finanziamento pubblico, tra deputati e senatori sono eletti 4 operai, 3 artigiani, 2 paramedici e 1 agricoltore e per altro negli ultimi anni ha governato l’uomo più ricco d’Italia.

    2. Perchè 50 centesimi per voto valido? Se si tratta di rimborso elettorale, allora sarebbe giusto che fosse in base alle spese sostenute con un tetto massimo.

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