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  • Fisco più equo anche per partite IVA

    Pubblicato il 21 marzo 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    La settimana scorsa riflettevo sul fatto che le interessanti riforme proposte da Renzi non tenevano purtroppo in considerazione i lavoratori autonomi.
    Sappiamo che al giorno d’oggi ci sono molti autonomi che soffrono la crisi, quanto e più dei dipendenti e molti altri che hanno aperto la partita IVA più per necessità che per scelta. Quindi fare una distinzione tra i lavoratori in certi casi non ha molto senso: si rischia di guardare alla “forma” dell’impiego più che alla “sostanza” del lavoro.
    Una interessante proposta di Scelta civica prevede che per le partite IVA con fatturato fino a 25mila euro sviluppato tutto nei confronti di un unico committente, trovino applicazione tali e quali le maggiori detrazioni IRPEF previste per i lavoratori dipendenti in luogo di quelle minori previste per i “veri” lavoratori autonomi.

    Mi sembra una proposta equa per le partite IVA con monocommittenza che forse potremmo definire “finte partite IVA”, cioè lavoratori sostanzialmente dipendenti, ma teoricamente autonomi.
    Questa distorsione è frutto di un sistema contorto che va comunque riformato nella totalità. L’importante è che le riforme tengano conto del valore del lavoro nel suo complesso senza creare situazioni paradossali come quelle che troppo spesso abbiamo incontrato.

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