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  • Grillo vuole solo caos

    Pubblicato il 6 febbraio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ormai è chiaro anche a chi nutriva le più genuine speranze che la politica di Beppe Grillo punta solo a creare caos senza preoccuparsi minimamente di formulare ipotesi di governo.
    È una gara a chi la spara più grossa per attirare su di sé i riflettori. Da quando il movimento siede in parlamento, però, non ha ottenuto risultati.
    D’altronde iniziarono con discorsi molto lontani dalla normale dialettica democratica: “o avremo la maggioranza assoluta o non scenderemo a patti con nessuno” dicevano, una scusa buona per tenersi distanti dai problemi e sparare nel mucchio.
    Io sono stato sempre scettico nei confronti di Grillo e Casaleggio, ma c’era chi sperava in un movimento propositivo o altri che furbescamente pensavano di poterlo usare per i propri fini. Costoro sono stati smentito dai fatti, ultimi il rogo dei libri di Augias o l’indecente “stupro” mediatico della presidente della Camera.
    Come ha ricordato Gianni Riotta in un brillante editoriale

    La ragione del primo fenomeno è semplice, Grillo veniva visto da tanti come un apriscatole che poteva infine far saltare l’ermetico nemico Berlusconi, la cui tenuta per due decenni beffava le teorie «del partito di plastica». Chi abbia studiato il blog e la letteratura politica di Casaleggio e Grillo sa che non c’è stato in loro alcun cambiamento di toni o contenuti. Dal primo Vaffa Day, al voto di febbraio, Grillo ha sempre considerato la democrazia italiana, le istituzioni repubblicane seguite al referendum del 1946, la classe dirigente tutta, una rovina. Ha sempre postulato di volere agire da solo per rompere il sistema, senza compromessi, alzando il tiro, dentro il 5 Stelle e in Parlamento, niente compromessi, niente negoziati. Il risibile impeachment contro il presidente Napolitano era già scritto nella gita al Quirinale di Grillo un anno fa.

    Non voglio attaccare chi ha votato il M5S credendo nel cambiamento, voglio solo ribadire che Grillo non può offrire altro se non uno sfogo; uno sfogo che ultimamente ha oltrepassato la soglia della decenza.
    Sempre Riotta:

    I milioni di italiani che hanno votato per Grillo vengono – rileggete i flussi disegnati da Roberto D’Alimonte – da destra, centro e sinistra. Lo hanno scelto, e in gran parte ancora dichiarano di volerlo votare non per bruciare libri, dire lepidezze orrende sulla Boldrini, parlare nell’italiano maldestro del parlamentare medio 5 Stelle, o perché depressi dalle scie chimiche. Lo votano perché sommano il disgusto per la corruzione e l’inanità della classe dirigente italiana tutta, con la fatica di sbarcare il lunario oggi. Molti di loro compiono l’errore intellettuale – comprensibile per l’angoscia sociale che lo genera – di credere che il lavoro manchi per colpa della corruzione, che il figlio sia precario «Perché Quelli rubano». Non è così, anche quando «Quelli» smetteranno di rubare, senza innovazione, tecnologia, mercato, cultura, ricerche, laboratorio, scuola, il lavoro in Italia non si troverà, Electrolux non è un caso, è l’ultimo sintomo della deindustrializzazione che da 50 anni trasforma l’Occidente.

    Servono riforme vere, serve il merito, serve tanta competenza per far uscire il paese dalla crisi. Continuare ad urlare è troppo semplice: così si produce caos e non si arriva a nessuna soluzione.

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