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  • Guardare a Moro con occhi nuovi

    Pubblicato il 8 maggio 2014 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Oggi è l’anniversario della morte di Aldo Moro, ritrovato cadavere il nove maggio del 1978 in Via Michelangelo Caetani, una strada nel cuore di Roma, posta  a metà fra la sede della Democrazia Cristiana e quella del Partito Comunista.

    Un avvenimento che ancora a distanza di molti anni suscita grandi emozioni, sia per chi ha vissuto quell’epoca che per chi la ha studiata nei libri di storia. Una cosa è chiara: fu uno dei passaggi più delicati della nostra storia repubblicana. Il mistero che ancora lo avvolge aumenta l’interesse per un uomo che si trovò chiaramente al crocevia di tante, troppe storie, in un periodo di grandi cambiamenti.

    Tuttavia il messaggio di Moro non va celebrato solo per la sua grandezza come uomo delle istituzioni o innovatore politico, ma dobbiamo cogliere il senso profondo, la cultura, l’etica integerrima e la grande tensione ideale che lo fecero diventare uno dei personaggi chiave della nostra storia recente.

    In quest’ottica ho apprezzato molto il commento dell’amico Lucio Dubaldo che ha parlato di un concetto interessante, che potremmo riassumere come l’”intransigenza” di Moro: un rifiuto della bassa politica, dell’insufficienza e dell’arroganza di parte della classe dirigente. Se caliamo questo spirito nel mondo attuale, di disgregazione sociale e sfiducia nella politica, possiamo capire la lungimiranza dello statista. Secondo D’Ubaldo, questo atteggiamento

    Ci obbligherebbe pertanto a essere intransigenti – con noi stessi prima di tutto – perché solo in questo modo, al cospetto dei mali odierni della società e della democrazia, potremmo contribuire a rimuovere l’ostilità o perlomeno la diffidenza di milioni di cittadini che rifiutando una politica inadeguata, priva del fuoco vero della speranza e del rigore, vanno ad accrescere le file della protesta, quindi della contropolitica e del populismo, nel migliore dei casi dell’astensionismo.

    Il caso Moro è allo stesso tempo simbolo di un Paese dove le trame oscure sembrano sempre guidare la storia, dove la giustizia non riesce ad arrivare mai fino in fondo e quindi preclude simbolicamente un nuovo corso, un rapporto rinnovato tra lo Stato e i cittadini. Il caso Moro ha un valore ancora attuale e pesa sulla nostra storia e sulle nostre coscienze. Sempre D’Ubaldo:

    In effetti, finché non sarà squarciato il velo di reticenze annidate nei recessi di un potere sfuggente, ma reale e incombente, neppure sarà avviata in maniera concreta e con ritrovata fiducia una nuova fase della vita civile e politica del Paese. Senza verità non c’è moralità, quindi non c’è speranza di quel rinnovamento profondo che attinge alla serietà e alla bontà della battaglia per il bene comune.

    Quindi ancora oggi, nel 2014, abbiamo tanti motivi per riscoprire la figura di Aldo Moro, senza fermarci alla celebrazione “classica” del grande statista, ma approfondendo i lati meno conosciuti del suo pensiero e della sua attività politica.

    Leggi l’articolo integrale “Perché aggiornare l’immagine di Aldo Moro

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