Solo un altro blog targato WordPress
Icona RSS facebook
  • Il coraggio, uno non se lo può dare

    Pubblicato il 12 aprile 2013 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    “Certe campagne, che si vorrebbero moralizzatrici, in realtà si rivelano nel loro fanatismo negatrici e distruttive della politica”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso di un discorso al Senato dedicato all’esponente del Pci, Gerardo Chiaromonte.
    Napolitano si riferiva al lontano 1976, quando un governo a guida democristiana ottenne la non sfiducia del Partito comunista. Quel momento è ricordato nei termini del “coraggio” che servì in quella “scelta inedita di larga intesa”.

    Ora viviamo in un momento storico differente e mancano dei veri leader che puntino a cambiare il corso degli eventi indicando una prospettiva al proprio partito e al proprio Paese.
    Abbiamo perso troppo tempo nella lotta tra il “comunistà” di turno e il “caimano”.
    Nel frattempo la crisi avanzava, l’Italia perdeva terreno e l’antipolitica cresceva.
    Il bipolarismo fallito ha partorito un tripolarismo immobile nel quale sono i grillini a dettare l’agenda: ecco servita la débâcle della politica.

    Il mese scorso abbiamo ricordato Aldo Moro nell’anniversario del suo rapimento e della strage della scorta. Dopo così tanti anni soffriamo ancora i postumi di quella stagione politica irrisolta.

    Napolitano ha giustamente ricordato una pagina importante della nostra storia per sottolineare il coraggio di quella classe dirigente. Anche allora vivevamo una profonda crisi, sia istituzionale che economica e la lotta politica era particolarmente aspra: scontri, atti terroristici e tentativi eversivi, in un contesto globale teso e cristallizzato nella contrapposizione tra i due blocchi della guerra fredda.
    Quindi, nel 1976, il segretario del Pci, Enrico Berlinguer lanciò l’idea del “compromesso storico”, incontrando nella Dc un atteggiamento speculare.
    Di quella stagione, conclusa in maniera tragica, ricordiamo il coraggio di grandi leader che avevano ben chiaro il fatto che la situazione dovesse sbloccarsi.
    Dopo Moro nessuno è riuscito a raccogliere a pieno quella sfida e la brusca interruzione di quella stagione è alla radice del blocco attuale.

    Napolitano ha giustamente elogiato il coraggio di chi raccolse la sfida del proprio tempo.
    Oggi manca il carisma, la lungimiranza e la prospettiva di un leader come Moro. Mancano persone che sappiano veramente “guidare” il paese fuori dal pantano indicando la via.
    Il tentativo di sopravvivere tra governi di minoranza e mezze riforme è distante anni luce dallo spirito di quel tempo.

     

    2 risposte a “Il coraggio, uno non se lo può dare”

    1. c
      Corretta analisi del momento…. e allora? Che facciamo? Una piccola proposta da chi ha vissuto in Parlamento, conosce il momento economico me l’aspetterei. Le lamentele e le constatazioni sono segni del poi. Attendo novità.
      canzio de mori

    2. Un generale deve avere le capacità di comando, essere un abile stratega e avere capacità tattica, essere di esempio per i suoi uomini ai quali, se gli viene il sacrificio estremo sono onorati di combattere al suo fianco.
      Un generale che non tutte queste caratteristiche, che si pavoneggia solo per la divisa che indossa, che racconta balle nei salotti di battaglie inventate per impressionare le donne, che ama essere riverito e corteggiato dai subalterni che gode solo dei mille privilegi e che urla comandi solo quando la cena non arriva puntuale non è un generale è un essere fetido. La maggioranza della classe dirigente statale e politica è questo tipo di generale, è vero che se il coraggio manca uno non se lo può dare : ma non diventa generale. Soprattutto non vanno in guerra per invocare dei “veri” generali che sappiano comandare e vincere le guerre.

    Lascia un commento