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  • Non per l’Europa, ma per noi stessi

    Pubblicato il 7 marzo 2014 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    L’Europa interviene ancora duramente sullo stato del nostro paese: lo stivale è uno dei paesi più squilibrati, secondo la Commissione, ed entro aprile servono nuove misure.
    Un monito che non rappresenta una novità, ma si inserisce nel coro di chi chiede urgentemente riforme. I “mali” storici del paese li conosciamo tutti e se vogliamo invertire la rotta non possiamo usare palliativi, servono riforme radicali.
    La Commissione europea ci ricorda i punti dolenti:

    • mancanza di allineamento fra salari e produttività;
    • elevato cuneo fiscale sul lavoro;
    • inefficienze di vecchia data nella pubblica amministrazione e nel sistema giudiziario;
    • debole “governance” delle imprese;
    • alti livelli di corruzione e di evasione fiscale;
    • debolezze strutturali nel sistema d’istruzione;

    Il Governo deve passare all’azione e alleggerire il costo del lavoro, rendere la tassazione più orientata verso la crescita – spostandola dai fattori produttivi – e semplificare le procedure fiscali.

    Questo, sia ben chiaro, non perché “lo dice l’Europa”, ma perché da italiani consapevoli sappiamo che è nell’interesse del Paese e del futuro dei nostri figli. Il debito pubblico rischia di strangolarci e l’unica soluzione è tornare a crescere e costruire un paese dinamico e moderno in linea con i partner europei. Chi si illude di proseguire nella conservazione di tanti piccoli privilegi e nell’immobilismo, soffocherà il paese e alla lunga soffocherà pure il futuro dei suoi figli.
    Nonostante anni di crisi, rimangono energie e competenze nel nostro territorio, dobbiamo mettere in condizione imprese e cittadini di lavorare per guidare l’Italia sulla via della crescita e della speranza.

     

    2 risposte a “Non per l’Europa, ma per noi stessi”

    1. Francesco Caldogno

      Sono d’accordo con quanto esponi, è pur vero che la responsabilità per rimediare e per uscire da questa crisi, che sembra senza fine, è principalmente di chi ci governa nel presente e di chi ci ha governato nel passato .
      Però una certa responsabilità, in varie misure, l’abbiamo un pò tutti: ancora oggi, nonostante il perdurare della crisi, in molti, (lo so per certo) nei propri posti di lavoro parlano solo di diritti e non di doveri, svolgono male e trascurano il proprio lavoro.
      Sono sempre più convinto che questa crisi economica è conseguenza della crisi etica e morale e finchè non si prenderà coscienza che ognuno di noi è responsabile del bene comune, a fatica se ne uscirà. Caino aveva risposto: son forse io responsabile di mio fratello? Quando ognuno si renderà responsabile del proprio fratello, penso che allora incominceremo ad andare meglio.
      Grazie e un saluto Francesco

    2. Grazie a Te Francesco per la consueta attenzione. A presto, Giampaolo

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