Solo un altro blog targato WordPress
Icona RSS facebook
  • Con l’on. Fioroni a Verona

    Pubblicato il 28 marzo 2011 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    La visita in Veneto dell’on. Fioroni sulla stampa regionale: LArena, Il Corriere di Verona, Il Mattino di Padova.

    L’Arena

    L’ex ministro della Pubblica istruzione di Prodi rilancia con il deputato Fogliardi la componente centrista.
    Cena veronese per recuperare «transfughi».
    Fioroni scuote il Pd: «Subito svolta e cambio dei vertici»
    Gli ex Popolari chiedono spazio rispetto agli ex Ds «Nemmeno nel Pcus si usavano certi metodi».
    L’«arido vero», di leopardiana memoria è che «in Veneto il Pd ha perso metà voti». Giuseppe fioroni è ex ministro della Pubblica istruzione, consapevole quindi della forza della tradizione letteraria, ma è prima di tutto medico, oltre che deputato del Pd. Quindi ritiene di avere titolo per prescrivere una cura, al suo partito. E lo fa da dentro il Pd, ma anche da dentro la componente cattolica centrista degli ex Popolari, poi Margherita, che non hanno intenzione di staccarsi dal Pd — come hanno fatto numerosi amministratori locali — ma nemmeno vogliono accettare una subalternità alla componente di sinistra ex Ds, come quella del segretario nazionale Pierluigi Bersani.
    «Io non me ne voglio andare dal Pd», spiega fioroni, ieri in città per incontrare i Popolari Democratici del Pd insieme al deputato veronese Giampaolo Fogliardi, al residence San Zeno, «ma voglio lavorare per cambiare il Pd, che però deve cambiare rotta. Come? Non dobbiamo più essere percepiti come il partito della spesa pubblica ma dobbiamo batterci per ridurre il debito pubblico». Quale strategia, allora? «Far dimagrire lo Stato», spiega, «ma al tempo stesso dobbiamo rappresentare anche gli interessi degli artigiani e dei piccoli imprenditori». Per fioroni però serve pure «un cambio di vertici. Berlusconi nel 2013 non si ricandiderà più e noi non potremo essere guidati ancora da chi lo ha fatto prima che venisse Berlusconi». Un chiaro segnale, che si aggiunge alla stoccata all’ala ex Ds della commissione di garanzia provinciale del Pd che ha convocato un’iscritta del Pd organizzatrice ieri sera a Castelnuovo di un dibattito a nome del movimento civico La Strada, con fioroni e altri relatori, sul tema della scuola. «Neanche nel Pcus si sarebbe fatta una cosa del genere verso un’iscritta che vuole ampliare il dibattito culturale». Intanto, Fogliardi e fioroni hanno cenato ieri con un gruppo di centristi fuoriusciti dal Pd. Missione: riportarli a casa.

    Il Mattino di Padova/LaTribuna di Treviso

    «Il Pd veneto ha dimezzato i consensi, i suoi dirigenti non possono autoassolversi»

    PADOVA. «In Veneto i democratici hanno perso metà dei loro consensi e scontano un’emorragia continua di dirigenti, anche di primo piano. Io dico che i vertici del partito non possono continuare ad autoassolversi e a credere che siano gli elettori a sbagliare. Quando si perdono le politiche, le europee, le amministrative, le primarie… allora è tempo di cambiare». Parole come pietre quelle di Giuseppe Fioroni, il leader dell’ala riformista e cattolica del Pd.

    Un intervento, il suo, espresso nel corso di un’intervista in redazione, che coincide con l’assemblea regionale del Pd, convocata oggi nel Trevigiano. Dopo un successo politico – la bocciatura del nucleare a Palazzo Ferro Fini, favorita dalle divergenze tra Lega e Pdl – che non attenua però una crisi interna testimoniata dall’esodo polemico di esponenti di rilievo: ultimo, ma solo in ordine di tempo, quello del vicesegretario Andrea Causin.

    I vertici regionali del Pd devono farsi da parte?

    «Questo lo decideranno i veneti. Io dico che, agli occhi di molti, la nostra immagine è quella del partito delle tasse, della spesa pubblica e dei politici di professione. Non è così, ma la destra è riuscita a farlo credere e noi dobbiamo dimostrare nei fatti, non solo a parole, di essere in sintonia con un’area cruciale del Paese, dove il lavoro e l’impresa rappresentano valori fondanti. Vede, quando Bersani dice “noi guardiamo con simpatia alle categorie produttive”, sorvolando sul fatto che al Nord il 65% degli operai vota Lega e Pdl, lancia un messaggio del tipo: noi siamo dall’altra parte, però vi tolleriamo con benevolenza. Invece no, dobbiamo rifondare un patto con i ceti medi e le partite Iva, altrimenti le fandonie berlusconiane avranno vita facile».

    Ossessione Berlusconi…

    «E’ stato calcolato che l’87% delle nostre parole si riferiscono a ciò che ha fatto o a ciò che non ha fatto. Questo significa che nel 2013, quando finalmente la sua stagione sarà conclusa, dovremo ripensare un bagaglio programmatico, un’idea forte, una visione della società e dello Stato che non si limiti alla sua cacciata. Abbiamo vissuto mesi nella speranza che il 14 dicembre diventasse il d-day della sua caduta, con l’emergenza democratica, la grande alleanza da Fini a Vendola e compagnia bella. Non è stato così, gli Scilipoti in Parlamento si sono moltiplicati e la sfiducia al premier è diventata un’ipotesi remota. E allora voltiamo pagina: se continuiamo a gridare al lupo, gli italiani non ci presteranno più ascolto».

    Nella sua lettera d’addio, Causin afferma che l’originario progetto veltroniano – modernità, pluralismo, vocazione maggioritaria – si è dissolto. Prima di lui Diego Bottacin, tra i fondatori del Pd veneto, se n’era andato con motivazioni analoghe…

    «Andrea ha sbagliato, doveva restare e lottare. Ma è sconcertante che alle sue ragioni non sia stato dedicato neanche un attimo di discussione. E’ prevalsa l’indifferenza, l’autoconservazione di un gruppo dirigente che guarda al dissenso con fastidio. Bottacin? Ha dato l’anima per arrivare alla fusione tra Margherita e Ds ma quando è uscito qualcuno ha stappato lo champagne, altri l’hanno denigrato. A loro io dico: da sola, la sinistra non vincerà mai».

    Qual è il peccato originale del Pd? Perché non riesce a parlare alla gente del Nordest?

    «L’effetto Visco pesa ancora, dobbiamo scrollarci di dosso l’immagine di un partito che vuole punire chi realizza profitti col sudore della fronte, che privilegia la sicurezza dell’impiego pubblico e penalizza il rischio d’impresa di artigiani e piccole aziende. Non ci sono solo Cgil e Fiom nel panorama sociale».

    L’immigrazione, altro tema cruciale. Chi cavalca le paure, chi abdica…

    «Andiamo oltre il buonismo e scegliamo il realismo. Quello del permesso a punti, che è una buona base di partenza. Gli immigrati hanno diritti e doveri, se noi accenniamo sempre e solo ai primi, allora favoriamo le basse manovre della Lega, che gioca sulla competizione tra bisogni marginali. Lavoro, casa, mense, sussidi: gli stranieri che arrivano sono in concorrenza con i ceti più deboli mentre forniscono risorse umane e servizi ai benestanti. Ricordiamocelo».

    Pierluigi Bersani. Segretario? Capo di una mozione? Candidato premier?

    «Gli voglio bene, è bravo. Anche se non ho capito il senso della campagna comunicativa con la sua foto e la scritta Oltre. Vorrei dirgli: basta con proposte lesse che cercano, senza riuscirci, di mettere d’accordo tutti. E se qualcuno che concepisce il dissenso come un fastidio se ne andrà con Vendola, pazienza».

    Il Corriere di Verona


    Lascia un commento