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  • Paritarie: un servizio di welfare alla famiglia

    Pubblicato il 28 novembre 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Ho firmato l’interrogazione del collega Luigi Bobba ,vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, per far luce sul tema dell’IMU del Terzo settore ed in particolare del mondo della scuola paritaria. Nell’interrogazione chiediamo di sapere se non si ritenga urgente e doveroso modificare il decreto al fine di garantire la sopravvivenza delle scuole paritarie e la libertà della persona nella scelta della propria istruzione ed educazione senza discriminazioni rispetto agli altri soggetti.

    Le scuole paritarie offrono un servizio non solo di welfare alle famiglie, ma anche di contrazione delle spese per il bilancio dello Stato (MIUR, Ministero della Sanità, Ministero dei Trasporti, Ministero dei Beni culturali, Province, Regioni, fondi europei) costituendo un risparmio di circa dieci miliardi di euro, servizio che rischia di essere soppresso, comportando un aggravio fiscale per la collettività.

    In particolare relativamente alle scuole paritarie senza finalità di lucro, soprattutto quelle presenti nelle piccole comunità, il decreto così come formulato rischia di far venire meno un servizio essenziale per le famiglie, con ripercussioni sia di ordine economico che sociale.

    Interrogazione a risposta scritta al Ministro dell’economia e delle finanze e al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
    Premesso che:
    – il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato il 19 novembre 2012 il Decreto n. 200 che regolamenta “le modalità e le procedure per l’applicazione proporzionale, a decorrere dal 1° gennaio 2013, dell’esenzione dell’IMU per le unità immobiliari destinate allo svolgimento delle attività istituzionali con modalità non commerciali”;
    – nell’articolo 4. comma 3, lettere a,b,c, del citato atto si precisa che dette attività per definirsi didattiche devono essere “paritarie” , non devono essere “discriminatorie nell’accettazione degli alunni”; hanno l’obbligo di “accogliere gli alunni portatori di handicap”, devono applicare la “contrattazione collettiva al personale docente e non docente”, devono garantire “l’adeguatezza delle strutture agli standard previsti”, devono dare “pubblicità del loro bilancio”;
    – si precisa inoltre che le attività didattiche devono essere svolte a “titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto conto dell’assenza di relazione con lo stesso”;
    – fatti salvi i principi della Legge 62/2000, ribaditi nell’atto di cui in premessa, a parere dell’interrogante, appare difficile che una scuola paritaria che debba ottemperare alle norme di legge relative alla contrattazione collettiva dei suoi dipendenti, all’adeguatezza funzionale degli edifici, alla modernizzazione delle strumentazioni didattiche, al sostegno degli studenti portatori di handicap, per citare alcuni dei tanti capitoli di spesa del suo bilancio, per riuscire ad essere esentata dall’IMU possa, senza avere alcun finanziamento pubblico, offrire il suo servizio scolastico ed educativo a titolo gratuito o dietro un corrispettivo simbolico;
    – il citato decreto nella sua premessa esprime la necessità di adeguarsi ai “parametri di conformità a quelli previsti dal diritto dell’Unione Europea”;
    – in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, il finanziamento pubblico della scuola paritaria è irrisorio e, per di più, si arresta alle scuole materne e primarie convenzionate, escludendo le altre;
    – la Risoluzione del Parlamento europeo, approvata a Strasburgo il 4 ottobre 2012, ribadisce quanto aveva già asserito nella Risoluzione del 14 marzo 1984, sostenendo che la libertà di scelta educativa è un diritto fondamentale umano che va garantito, sostenuto e promosso dagli Stati membri e che questa libertà di scelta educativa si esercita anche nelle scuole paritarie, ne consegue che nei confronti di queste scuole non va praticata alcuna sorta di discriminazione rispetto a quanto stabilito per le altre scuole statali;
    – le scuole paritarie offrono un servizio non solo di welfare alle famiglie, ma anche di contrazione delle spese per il bilancio dello Stato (MIUR, Ministero della Sanità, Ministero dei Trasporti, Ministero dei Beni culturali, Province, Regioni, fondi europei) costituendo un risparmio di circa dieci miliardi di euro, servizio che rischia di essere soppresso, comportando un aggravio fiscale per la collettività;
    – a parere dell’interrogante, in particolare relativamente alle scuole paritarie senza finalità di lucro, soprattutto quelle presenti nelle piccole comunità, il decreto così come formulato rischia di far venire meno un servizio essenziale per le famiglie, con ripercussioni sia di ordine economico che sociale.
    Si chiede di sapere
    – se non si ritenga urgente e doveroso modificare il decreto di cui in premessa, al fine di garantire la sopravvivenza delle scuole paritarie e la libertà della persona a scegliere la propria istruzione ed educazione senza discriminazioni rispetto agli altri soggetti.

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