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  • Pd Veneto, reagire dopo gli abbandoni

    Pubblicato il 29 marzo 2011 giampaolo 2 commenti Condividi su Facebook

    Sono nel Partito democratico, mi impegno ogni giorno per questo progetto e credo che la nostra area politica dovrà orgogliosamente essere alla guida del Paese quando il tempo del berlusconismo sarà finto.

    Proprio per questo, l’abbandono di esponenti veneti di primo piano del nostro partito, da Causin a Bottacin a Fistarol, solo per citarne alcuni, crea grande amarezza, ma pone anche molti interrogativi.

    Sono persone che stimo molto, pur non condividendo  la loro scelta. Io voglio rimanere nel Pd e creare i presupposti per vincere le prossime elezioni, ma mi chiedo, e vi chiedo: se andassimo ad elezioni ora, che risultato otteremmo?Abbiamo perso molti voti in Veneto, questo è innegabile.

    Le nostre proposte non perdono di valore, ma forse dobbiamo mettere a fuoco la strategia. Fare spallucce è il peggiore degli atteggiamenti. L’emorragia di quadri dirigenti e militanti va fermata.

    E voglio che si fermi proprio perché io credo nel Pd.Lo ripeto, penso che questi amici non dovessero abbandonare, ma siccome sono persone che stimo, voglio capire le loro ragioni e ricavare degli spunti per tornare a vincere come Partito democratico e dimostrare che questa era la strada da seguire.Quando Causin descrive un partito che “si tiene insieme prevalentemente sull’anti-berlusconismo” o che “ha assunto, nelle scelte organizzative e nelle persone, un profilo molto più simile al Pds e alla storia di quel partito, piuttosto che quello di un partito nuovo” non penso dica cose insensate; specie ora che sono tramontate le ipotesi di “spallata” al Governo e bisogna pensare a lungo termine e non a coalizioni stravaganti per rovesciare il Premier.

    E se martedì il Corriere del Veneto, in un editoriale, rincara la dose affermando che  “il partito non sa letteralmente che pesci pigliare, e va consumando una processo involutivo che lo ha ormai sospinto ai minimi storici” io penso che dobbiamo reagire. Dobbiamo rivendicare con orgoglio le nostre proposte (ed il Segretario Filippin lo ha fatto, rispondendo al quotidiano), ma non possiamo fare finta di niente di fronte ai segni di scollamento di una componente.

    Perché dietro alle singole persone che lasciano ci sono pezzi della società veneta e sappiamo che in una regione come la nostra non possiamo aspirare ad essere partito di governo se ci poniamo come custodi della conservazione di un blocco sociale di riferimento, mirando con semplice “simpatia” ad altri ceti attivi e laboriosi che storicamente guardano al centro.Proprio perché credo che il Pd abbia le carte in regola per guidare il Paese, dico guai all’autoassoluzione e allo spirito di autoconservazione del gruppo dirigente. Guai al far finta di niente se qualcuno se ne va.

    Guai ad abbandonare lo spirito plurale ed alla tentazione di rimanere “pochi ma buoni”; a meno che non si aspiri ad un ruolo di eterna, e forse per qualcuno gratificante, opposizione.

     

    2 risposte a “Pd Veneto, reagire dopo gli abbandoni”

    1. Riccardo Delfanti

      Il contenuto della comunicazione dell’on. Fogliardi rappresenta il sentire mio e di molte persone che conosco.
      Alcune di queste persone sono iscritte al PD, altre preferriscono appogiare da fuori per milla motivi tutti condivisibili.
      Non possiamo deludere le aspettative dell’une e dell’altre.
      Abbiamo tracciato il percorso di un PD nuovo e collegato con la società nella quale ci è dato di vivere.
      Personalmente ritengo utile e necessario lavorare dentro il partito, ma sarebbe suicidio (come purtroppo ora succede) trascurare o snobbare l’appoggio di chi ci è amico fuori dagli schemi del PD.
      Riccardo Delfanti

    2. Sono d’acc0rdo con quanto scrive l’ on.le Fogliardi: non bisogna mai fare finta di niente e stare anche attenti anche ai ” malumori o disagi” che si verifichino all’ interno del PD. Anzi, bisogns cercare di recuperare quelle persone che si sono allontanate.
      Francesco.

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