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  • Semplificazioni tributarie per la crescita

    Pubblicato il 20 aprile 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    La situazione economica è molto difficile. Occorre che le banche rilascino linee di credito per far respirare le imprese e che il Governo vari con tempestività provvedimenti per la crescita.

    Lunedì ho incontrato, presso la sede di Confcommercio le categorie dell’artigianato e del commercio su invito di Paolo Arena, presidente di Confcommercio per discutere di questa fase pericolosa, a tratti drammatica.

    Giovedì sono quindi intervenuto durante il dibattito in aula alla camera sul decreto semplificazioni, provvedimento che va incontro a molte esigenze concrete e quotidiane di imprese e famiglie. Il Governo ha fatto un passo nella giusta direzione, ma ora bisogna passare al rilancio effettivo dell’economia operando sul contenimento delle imposte, sulla facilitazione dell’accesso al credito e su incentivi di varia natura che stimolino la ripresa e diano ossigeno al sistema produttivo.

    Come ho ribadito in aula, le semplificazioni contenute nella nuova legge rappresentano una buona azione del Governo nell’affrontare la difficilissima e delicata situazione economica che il Paese sta attraversando.
    Sono provvedimenti concreti che vanno incontro a determinate richieste. La burocrazia superflua è un costo, un danno tangibile per le imprese e un freno alla ripresa.

    Si affrontano temi come la rateizzazione dei debiti tributari, la sanatoria determinate situazioni nel momento della dichiarazione; vi sono modifiche apportate in materia di consolidato nella cessione delle eccedenze, troviamo la modifica della disciplina dello spesometro, la deroga all’utilizzo del contante per gli stranieri e la possibilità di non procedere all’accertamento e alla riscossione per i debiti tributari inferiori a 30 euro. E’stata anche riformulata la disciplina fiscale del leasing.

    Di seguito il mio intervento integrale:

    Discussione del disegno di legge: S. 3184 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento (Approvato dal Senato) (A.C.5109-A) (ore 9,40).
    (Discussione sulle linee generali – A.C. 5109-A)

    GIAMPAOLO FOGLIARDI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, cari colleghi, il decreto-legge che stiamo esaminando per la sua conversione in legge e il cui titolo recita « (…) disposizioni urgenti in materia di semplificazione tributaria e di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento» rappresenta, invece, un ulteriore e fondamentale provvedimento nell’azione del Governo per affrontare la difficilissima e delicata situazione economica che il Paese sta attraversando.
    Contrariamente agli interventi di alcuni colleghi che mi hanno preceduto, da operatore professionista del settore tributario ritengo che questo provvedimento risponda a tantissime di quelle domande semplici che molto spesso contribuenti e famiglie ti pongono: «Ma è possibile che non riusciate a provvedere alla determinata semplificazione?», e via dicendo. Quindi, da un lato abbiamo la consapevolezza di procedere con urgenza alla semplificazione di alcune procedure in materia tributaria, dall’altra vi è l’intenzione del Governo di rendere equa ed efficiente la materia dell’accertamento.

    Mi soffermo su alcune norme specificatamente tributarie, che evidenziano, anche per determinati aspetti, la drammaticità della situazione che molte imprese e famiglie stanno vivendo.

    L’articolo 1, nei commi da 1 a 4, affronta il problema della rateizzazione dei debiti tributari e la vuole favorire anche per chi è decaduto dal beneficio della rateazione di pagamenti conseguenti ad avvisi bonari e che ora può chiedere la dilazione del dovuto. Sono moltissimi questi casi. Nel passato chi chiedeva la rateizzazione e poi magari non riusciva a rispettare una o due rate decadeva completamente dal beneficio. Doveva ripartire da zero e, quindi, era una situazione dalla quale non si veniva fuori. Molti di questi casi ora vengono risolti e le condizioni contemplano anche – lo ripeto – che, in caso di peggioramento della situazione di temporanea e obiettiva difficoltà del contribuente, si possa ragionare. Quindi, si tratta di una «rateazione flessibile», come è stata definita, e che – lo ripeto – affronta tantissime situazioni che mai come in questo momento sono tangibili, concrete e presenti nel nostro Paese.

    I commi successivi, invece, sono volti a non escludere dalle gare pubbliche il contribuente ammesso alla rateizzazione del proprio debito e, quindi, alla definizione di violazioni definitivamente accertate. Anche a questo proposito, era un controsenso assistere a chi, pur avendo in corso una determinata procedura, veniva automaticamente escluso (per chi era abituato a farlo) dalla partecipazione a gare pubbliche. Con questo decreto si cerca di mettere una pezza ad una situazione che prima portava definitivamente alla morte. Erano condannate ed escluse determinate aziende, che quindi passavano – lo ripeto – da un momento di difficoltà alla morte definitiva. Oggi come oggi, questo aspetto, invece, permette una ripresa, che altrimenti non sarebbe stata prevista.

    Ancora, l’articolo 2 prevede che in presenza di un ritardo nell’adempimento formale è possibile sanare la propria situazione entro il termine di scadenza della prima dichiarazione utile, versando una sanzione minima, senza possibilità di compensazione con eventuali crediti. Sono provvedimenti concreti che – ripeto – vanno incontro a determinate richieste. Pur nella difficoltà, sono aspetti minimi, ma determinanti e importanti. Era importante portare questo aspetto prima della dichiarazione. Infatti, nel 99 per cento dei casi, il cittadino contribuente che non aveva potuto magari veniva portato a conoscenza del fatto quando andava dal commercialista, dal professionista e dal consulente negli ultimi giorni, in presenza delle dichiarazioni, e si sentiva dire che avrebbe dovuto farlo prima, che avrebbe dovuto farlo subito.

    Il fatto di poter sanare alcune determinate situazioni nel momento della dichiarazione è un dato concreto, tangibile – lo ripeto – che viene incontro anche a questa esigenza.
    Ancora, vi è la possibilità di portare le dichiarazioni di intento dal 16 del mese successivo alla ricezione entro il termine della prima liquidazione periodica IVA. Vale, anche in questo caso, la situazione che avevo ricordato poc’anzi, cioè quelle situazioni di buon senso che altrimenti il contribuente non riesce a giustificare.

    Sempre in questo articolo è importante l’emendamento presentato proprio durante l’esame da parte della Commissione finanze, con le modifiche apportate in materia di consolidato nella cessione delle eccedenze, che si considera efficace anche quando il soggetto cessionario sia una qualunque delle società appartenenti al gruppo e, ancora, per cessioni di eccedenza diverse dall’IRES. Sembra materia astrusa, ma chi è operatore del settore sia quanto importante e quanto concreta, anche in questo caso, e quanto vi siano spesso situazioni di questo genere.

    Altro passo importante è rappresentato dalla modifica della disciplina del cosiddetto spesometro a partire dal 2012 per quanto attiene alle comunicazioni di elenchi clienti e fornitori che superano determinati importi e anche se, in questo caso, credo che la cosa migliore sarebbe stata conservare i vecchi elenchi clienti e fornitori per tutti, indistintamente. Ma su questo punto credo che un mea culpa lo debba fare anche chi in passato si lamentava eccessivamente del suddetto provvedimento. Sembrava che gli elenchi clienti e fornitori fossero il problema più grande che i professionisti e le imprese avevano. Si era arrivati a farli escludere con i provvedimenti del Ministro Tremonti. Analoga cosa potremmo dire, poi, per l’IMU, riferita all’ICI. Oggi, invece, ci si accorge che dover fare una cernita per le operazioni che superano determinati importi diventa davvero molto, ma molto più complesso rispetto all’invio completo di quelli che erano i vecchi elenchi. Comunque, è un passo importante e utile.

    Da parte nostra auspichiamo anche che le proroghe all’autunno vengano anche recepite dal Governo completamente, perché adempimenti che scadono in questo periodo, per gli anni passati, diventano alquanto pesanti per gli studi professionali che li devono sopportare.
    Altri aspetti utili sono rappresentati dalla limitazione dell’obbligo di indicare il comune di domicilio fiscale, se non nei casi espressamente richiesti. Ancora, ricordo le operazioni black list e accise. È molto importante, inoltre, quanto previsto in deroga all’utilizzo del contante, all’articolo 3 del provvedimento, anche se a giudizio di molti non sufficiente. Però, in realtà un dato concreto è che i visitatori, i cittadini e gli extracomunitari possono trovare una soluzione soprattutto in applicazione e in aderenza a quello che è il mercato turistico e alberghiero della ristorazione dei pubblici esercizi e in considerazione anche della caratterizzazione dell’economia del nostro Paese.
    Anche il limite per la pignorabilità per i crediti tributari delle somme dovute a titolo di stipendio è una disposizione che recepisce casi di difficoltà diffusi e che precedentemente non facevano altro che mettere in difficoltà gli imprenditori. Lo stesso vale per quanto previsto ai commi 6 e 7 dell’articolo 3, in materia di procedure di esecuzione forzata sui beni immobili del debitore fiscale. Spesso abbiamo sentito gli imprenditori dire «noi non possiamo fare gli imprenditori perché dobbiamo correre, dalla mattina alla sera, dietro queste procedure che ci bloccano, di fatto». Credo che averle affrontate, averle semplificate e aver tolto quella gravità che spesso era solo ed esclusivamente motivo di superfluo lavoro burocratico sia un modo concreto e tangibile quantomeno per venire incontro a queste esigenze.

    Non procedere poi all’accertamento e alla riscossione per i debiti tributari inferiori a 30 euro è un ulteriore provvedimento di buon senso, che risparmia i più alti costi per la procedura.
    Allo stesso modo, infine, è utile aver anticipato dal 31 al 20 dicembre il termine per la variazione dell’addizionale comunale IRPEF. Per i 30 euro si assisteva forse e molto probabilmente a spese che tra procedura, accertamento e riscossione superavano ampiamente quanto incassato. Chiaramente, tali norme da un lato non devono indurre tanti cittadini a farla franca e a fare i furbi, però certamente non aveva neanche senso che si andassero a perseguire azioni di questo tipo.

    È l’articolo 4 però che sicuramente, nel decreto relativo all’IMU, ha fatto più discutere, l’articolo che più preoccupa tanti cittadini contribuenti e che ha portato – senza entrare nel merito perché il tempo non me lo consente – con la rateazione delle imposte in tre tranche, sicuramente a rendere meno pesante l’impatto di questa imposta. L’impatto sarà molto più pesante per chi – le strutture addette: dai professionisti, ai CAF, ai centri di assistenza ed alle associazioni di categoria – dovrà procedere per tre volte alla valutazione, soprattutto quando a dicembre dovrà fare il conguaglio, con aspetti che si stanno già presentando e diffondendo. Ad esempio, per quanto concerne i comuni, qualche raro comune ha deciso di non applicare l’IMU sulla prima casa; dovendo invece partire per tutti in questo momento, ci si troverà a posizioni di credito molto probabilmente alla fine dell’anno. Sono aspetti che andranno visti.

    È importante l’articolo 4 anche nella parte in cui affida al direttore dell’Agenzia delle entrate la definizione delle modalità di presentazione delle istanze di rimborso della quota IRAP deducibile dalle imposte sul reddito. Sono ammesse, in questo caso, al recupero le imprese per le quali, alla data del 6 dicembre 2011, erano ancora aperti i termini di 48 mesi, previsti per il rimborso dei versamenti effettuati nei periodi di imposta anteriori al 31 dicembre 2012. Anche questo è un modo concreto per andare incontro ai tanti imprenditori che possono disporvi conseguentemente, auspicando che l’Agenzia delle entrate ed il direttore Befera adottino, quanto prima, il provvedimento.

    L’articolo 4-bis è volto a riformulare la disciplina fiscale del leasing che, indipendentemente dalla durata contrattuale, porta per i soggetti IRES ed i lavoratori autonomi, la deduzione dei canoni per un periodo non inferiore ai due terzi dell’ammortamento per i primi e della metà per i secondi, quindi dei due terzi per i soggetti IRES e della metà per i lavoratori autonomi. Anche in questo caso si tratta di un dato concreto. Mai come in questo momento, in presenza di ristrettezza finanziaria da parte delle banche, sono molte le imprese che ricorrono al meccanismo del leasing. La normativa così modificata non genera comunque cambiamenti fiscali per l’utilizzatore.

    Va incontro ai contribuenti, ed ai professionisti in particolare, anche il termine fissato, dall’articolo 5, del 30 aprile 2012, entro il quale pubblicare, per l’anno 2011, le integrazioni degli studi di settore. Qui spendo una parola anche per gli ordini professionali, che oso definire le arterie che conducono il sangue al cuore dello Stato, che svolgono un ruolo importante e fondamentale da questo punto di vista e che spesso sono sacrificati a tempi impossibili per l’esplicazione della propria attività. Il fatto di fissare un termine ragionevole per l’adeguamento degli studi di settore è anche questo un dato concreto per permettere ai cittadini, ai contribuenti ed ai professionisti di concorrere ad un rapporto corretto in questo ruolo fondamentale della vita democratica del nostro Paese.

    Di particolare importanza il disposto dell’articolo 8 che prevede più articolate ipotesi per l’avvio di un accertamento induttivo nei confronti dei soggetti sottoposti a studi di settore. Anche questa mannaia è stata focalizzata, per cui l’accertatore – l’Agenzia delle entrate e la guardia di finanza – non può procedere dalla sera alla mattina con un accertamento induttivo in maniera semplicistica, ma vengono fissati una serie di fatti concreti che debbono permettergli di arrivare a questo.

    Tante altre ancora sono le norme – anche minori – che prevedono modifiche, quali l’autoliquidazione dell’imposta di registro nei rapporti di locazione e di affitto e la soppressione della norma che prevedeva la sostituzione delle scritture contabili con gli estratti conto bancari.
    A conclusione di questo intervento, un giudizio positivo da parte nostra su un provvedimento che, come introdotto all’inizio, tiene conto della difficile e delicata situazione economica e affronta concretamente tante situazioni che prima non erano considerate irragionevoli da parte cittadini contribuenti.
    Il giudizio positivo non può ovviamente sottacere che ancora molto deve essere fatto in campo fiscale e tributario per dare attuazione – oggi più che mai – all’articolo 53 della Costituzione in merito alla partecipazione dei cittadini alle spese del Paese secondo la capacità contributiva.
    L’auspicio è che il lavoro che dovrà seguire alla conversione del decreto-legge e la conseguente valutazione della delega fiscale varata dal Governo possa in tale senso servire e adempiere al completamento di questa materia, che oggi più che mai è fondamentale per la realizzazione completa della democrazia nel nostro Paese

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