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  • Tosi vs Confcommercio. L’amministrazione non lavora per fare squadra.

    Pubblicato il 28 novembre 2012 giampaolo Nessun commento Condividi su Facebook

    Tosi non riesce a fare gioco di squadra, né all’interno della sua coalizione (vedi le continue liti con Miozzi), né con le categorie, come dimostra l’ultimo scontro con Confcommercio sul progetto Ikea. E non dimentichiamo le condizioni del Catullo: dopo anni siamo ancora davanti all’assoluta incertezza di proposte e di vedute sul futuro del nostro scalo. Sono solo alcuni esempi della dissonanza tra i rappresentanti delle Istituzioni cittadine. Dissonanza che non aiuta a sviluppare il sistema-Verona.

    Tosi si conferma abile nella gestione del potere e nel marketing di se stesso, ma insufficiente nel far squadra e nel disegnare strategie di lungo respiro. Non ha sciolto nessun nodo cruciale durante la sua era: Tramvia? Traforo? Cà del Bue? Catullo? Tanti punti di domanda per una città ferma.

    Il Pd ha espresso più volte perplessità sul progetto “mostruoso” dell’area ex-Biasi; è infatti erroneo chiamare solo “Ikea” una tale colata di cemento, un progetto che va ben al di là del colosso scandinavo del mobile. Ikea infatti avrà una potenzialità edificatoria di soli 141 mila mq e rientra nella fase 1 del progetto. Con le fasi 2 e 3 arriveranno altri 190 mila metri quadri di commerciale (50mila mq più di Ikea), più altri 75 mila mq di nuove residenze. Abbiamo realmente bisogno di nuovi centri commerciali per la nostra città? O costruiamo cattedrali nel deserto? Soprattutto: perché ci ritroviamo a costruire se non ne abbiamo bisogno…?

    L’amministrazione pensa alle ripercussioni di queste scelte sulla Verona del futuro o si accontenta di pensare a dopodomani?
    Manca una politica per il commercio e le continue improvvisazioni sul piano di mobilità cittadina non aiutano, come ha giustamente ricordato il Presidente Arena.
    Se avessimo un efficiente sistema di parcheggi scambiatori, la compianta tramvia e una capillare rete di bus, il centro sarebbe più vivo e più sicuro, anche per fare acquisti. Invece la città è off-limits e rischia di morire o diventare un museo a cielo aperto mentre si costruiscono anonime cattedrali di cemento nella periferia.

    Non chiediamoci allora perché Verona non decolla e non riesce ad avere quel ruolo che la sua strategica posizione geografica, il suo potenziale economico, la sua eccezionale bellezza e ricchezza culturale dovrebbero riconoscergli.

    Se gli uomini che hanno le maggiori responsabilità continueranno a non comprendersi e a giocare le prorprie personali partite, sarà una rinnovata “Torre di Babele” anche per noi, per la nostra città e per il nostro futuro.

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