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  • Tosoni: «Stato traditore ho crediti per 25 milioni»

    Pubblicato il 5 aprile 2013 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    Oggi ho letto sul Corriere di Verona questa intervista a uno dei tanti imprenditori esasperati per le inefficienze dello Stato. È allucinante che si taglino le gambe alle realtà produttive del Pase e che a Roma i partiti siano bloccati da 40 giorni senza riuscire a formare un governo. Il lavoro è la priorità! Se nessuno investe più in Italia la situazione da drammatica diventerà tragica.

    L’imprenditore: «Ma più qui, sposto tutto all’estero»

    VERONA — L’invettiva è alla francese. O, se volete, da italiano furibondo: «Stato di m…». Bruno Tosoni, uno degli imprenditori più importanti a Verona, uno che sa usare i congiuntivi e non ha mai flirtato con il ribellismo nordestino a un tanto al chilo, è fuori di sé. E spara una raffica di aggettivi: «Vergognoso» è il rinvio sul decreto dei pagamenti della pubblica amministrazione, «ipocrita» è l’intenzione del governo di separare debiti dello Stato centrale da quelli degli enti locali, «intempestiva» è comunque qualsiasi decisione perché la casa già brucia. Lui, a capo di un gruppo delle costruzioni e dei rivestimenti architettonici che lo scorso anno ha fatturato 185 milioni di euro, la decisione l’ha già presa: «Mai più Italia. Chiudo i cantieri residui e sposto tutto il mio business all’estero».

    Tosoni, lei è interessato direttamente dal problema dei pagamenti. 

    «Vuole un esempio? La famosa nuvola di Fuksas a Roma, progetto per il quale abbiamo realizzato le facciate di vetro e le strutture di acciaio. Un’opera da 250 milioni complessivi. E sa cosa sta succedendo? La società Eur spa, di intera proprietà del Tesoro, non paga. Non paga a oltre duecento giorni dalla scadenza della fattura».

    Quanto avanza la sua azienda?

    «Circa venticinque milioni. Il mio gruppo non corre alcun rischio, ha le spalle sufficientemente larghe, ma è chiaro che queste situazioni si riflettono sulla filiera dei fornitori».

    E si crea un circolo vizioso. 

    «Dopo i duecento giorni, la banca che ha effettuato l’anticipo delle fatture, per effetto delle regole imposte da Basilea 3, addebita l’importo non incassato all’azienda cliente, cioé quella che è creditrice della pubblica amministrazione. Il risultato è che si crea una criticità di bilancio e, a cascata, un peggioramento del rating societario».

    Quindi, maggiori difficoltà nel reperimento di risorse finanziarie.

    «E magari fosse finita qui. Questo sistema Paese ci fa danni anche quando vogliamo lavorare all’estero. Altro esempio. Gara per la metropolitana di Londra, valore di circa 30 milioni di euro, un lavoro che ci interessa. Peccato che il committente pretenda un complesso di garanzie bancarie di rating A. Non ce l’ha, come sappiamo, neanche lo Stato italiano. Figuriamoci poi il nostro scassatissimo sistema bancario, che tra l’altro all’estero si riduce a due soli soggetti. Va a finire, quindi, che il francese si presenta con Bnp, il tedesco con la Deutsche Bank, e noi dobbiamo rinunciare alla gara perché nessuno può fornirci garanzie a quel livello di rating. Vogliamo parlare poi di cosa succede con le tasse? Noi vendiamo all’estero in esenzione di Iva, compriamo in Italia pagando l’Iva e di conseguenza si genera un credito verso lo Stato. Credito che ci viene liquidato a distanza di tre anni, mentre una delle nostre aziende in Francia compensa tranquillamente, e mensilmente, crediti e debiti con l’amministrazione finanziaria dello Stato».

    Finora l’allarme è sembrato riguardare soprattutto i Piccoli.

    «Riguarda tutti. Meno male che ci sono gli imprenditori, meno male che ci sono grandi manager in grado, nonostante tutto, di continuare la sfida. In questi anni ci hanno detto: internazionalizzatevi. Ma come? Se la Sace, l’unico soggetto di cui disponiamo in Italia per l’assicurazione dei crediti commerciali all’estero, finisce per assumere gli stessi comportamenti del sistema bancario chiedendo garanzie stringenti che magari l’azienda non è in grado di fornire proprio perché bloccata dai crediti che vanta dallo Stato, come si fa a lavorare nei mercati esteri?»

    Lei comunque si è spostato di parecchio oltreconfine.

    «Il gruppo ha un portafoglio ordini di 650 milioni e fortunatamente l’80% di questi proviene da commesse internazionali. Ma a questo punto il mio obiettivo è raggiungere il 100%. Non si può più lavorare con questo Stato traditore. Non si può più lavorare in Italia».

    Qualcosa però dovrebbe succedere adesso.

    «Adesso? Il governo Monti avrebbe dovuto pensarci il giorno dopo il suo insediamento ad affrontare la questione dei debiti della pubblica amministrazione. E invece siamo ancora qui, con i politici che perdono ancora tempo. Qui non paga nessuno, lo capisce? Non pagano le Regioni, le Usl, le partecipate degli enti locali. Non pagano neanche le Ferrovie dello Stato. Altro che settanta giorni, come dice l’ad Moretti. Sono settanta in aggiunta alle centinaia di ritardo che il suo gruppo accumula per pagare i suoi fornitori».

    Claudio Trabona

     

    Una risposta a “Tosoni: «Stato traditore ho crediti per 25 milioni»”

    1. Lo Stato ha “tradito” scrive nell’apertura. Non solo lo ha fatto non pagando quanto doveva al cittadino ma esige dal cittadino, e lo fa con forza prepotente, che anche quanto non dovuto venga pagato subito. Lei saprà che in caso di cartella esattoriale, pazza, contestata o ingiusta che sia, il cittadino deve anticipare un terzo dell’importo; intanto paghi; poi si vedrà, i casi sono milioni. Qualche giorno fa alla radio, un piccolo imprenditore, per una “cartella esattoriale pazza” ha dovuto ipotecare casa per un mutuo bancario con il quale ha versato, subito il terzo esatto dallo stato. Ha fatto ricorso, la commissione tributaria gli ha dato pienamente ragione : il fisco vantava crediti non dovuti, ora da due anni attende la restituzione di quanto anticipato. Non potendo più onorare il mutuo, sta perdendo la casa e la beffa è che quanto anticipato rientrava nelle statistiche di quanto riscosso come “lotta all’evasione”.
      Questa volta ha ragione, non solo lo stato è inefficiente, ma tradisce e lo fa di continuo.

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