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  • Un fondo per la non autosufficienza

    Pubblicato il 25 luglio 2012 giampaolo 1 commento Condividi su Facebook

    L’Italia, come tutti i paesi economicamente e socialmente avanzati, invecchia. Oltre il 20 per cento dei suoi cinquantasei milioni di abitanti conta più di 65 anni, in quasi 6 milioni hanno tagliato il traguardo dei 75, in 17 mila sono ormai oltre i 100.

    La non autosufficienza è ormai, dopo la perdita del lavoro, la prima causa di impoverimento delle famiglie italiane, come conferma il recente rapporto CEIS secondo il quale il 6 per cento di esse affronta costi legati a disabilità e non autosufficienza che superano il 40 per cento della loro capacità di spesa.

    Si tratta di una sfida inedita ed impegnativa per le famiglie e per l’intero sistema di welfare, che il nostro Paese affronta con un preoccupante ritardo. I comuni, che pure hanno sviluppato reti di servizi, intercettano con difficoltà la domanda crescente di assistenza, soprattutto dopo i ripetuti tagli al sociale. Le ASL, pur nel processo di trasferimento di risorse dall’ospedale al territorio che consente di ridurre ricoveri, di attivare ed implementare prestazioni domiciliari e diurne, nonché residenze assistite, faticano a contenere i costi entro i tetti programmati. Resta l’indennità di accompagnamento (legge 18 del 1980), ne usufruiscono oggi circa un milione e mezzo di persone, per il 75 per cento con più di 65 anni. Ma con i suoi 492 euro mensili, fissi per tutti, l’indennità si rivela sempre più misura rigida, generica, palesemente inadeguata a fronteggiare bisogni assistenziali complessi e diversificati.

    E’ perciò opportuno ed urgente definire nuovi criteri e prevedere, pur in un unico sistema, specifiche discipline degli interventi per la terza età e per la disabilità. Per i disabili è necessario finalizzare l’indennità al sostegno, all’autonomia delle persone ed agli oneri gravanti sulle famiglie, anche alla luce dell’evoluzione dei bisogni assistenziali in un quadro di integrazione sociale, di vita indipendente, di misure per il “dopo di noi” nella nuova rete di servizi ed interventi definiti dalla legge 104 e dalla riforma dell’assistenza.

    Istituire un Fondo nazionale non contrasta con l’assetto istituzionale delineato dal federalismo solidale, purchè nelle fasi di programmazione, definizione ed erogazione delle prestazioni ci si muova in coerenza con i principi dettati dal Titolo V della Costituzione e dalla legge 328, che attribuiscono alle regioni competenza esclusiva in materia di servizi sociali.

    Un siffatto Fondo, oltre che migliorare la tutela sociosanitaria delle persone disabili o anziane non autosufficienti, può contribuire a riequilibrare l’intero sistema di welfare determinando consistenti risparmi su altre voci di spesa, in particolare sulla sanità.

    Scarica: Pdl “Istituzione del fondo per la non autosufficienza”

     

    Una risposta a “Un fondo per la non autosufficienza”

    1. gentilissimo giampaolo, la FNP/CISL da annmi ha fatto di questa battaglia lo scopo principale del suo essere, il nostro segretario regionale Veneto Adolfo Berti,ne è portavoce in tutte le sedi istituzionali,(il Veneto è una delle poche regioni ad avere una legge sulla non autosufficenza, anche se l’amministrazione ZAIA la ignora completamente), ben venga se anche la politidca Nazionale molto distratta su questo argomento Comincia a intetressarsene, più siamo più possibilità abbuiamo per la buona riuscita, occorre far presto le famiglie interessate non ce la fanno più,la pubblica opinione pensa che sia sempre una cosa che interessa altri non pensando quanto purtroppo sia molto facile cadere in situazioni di non autosufficenza sia per gli anziani,. per i quali bene o male esiste una rete di asistenza ma sopratutto per i giovani i quali non pensano “giustamente” quanto la non autosufficenza potrebbe essere in agguato per loro.

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